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Feb 16, 2018

Medioevo al naturale e un tuffo negli anni ’90

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

Kingdome Come: Deliverance – PC, PS4, XBOX ONE

Ci sono voluti 9 anni e tantissimi giri tra produttori, campagne kickstarter, round di finanziamenti più la fondazione di una sua casa di produzione (la Warhorse) perché Daniel Vàvra riuscisse a realizzare il suo progetto che a nessuno piaceva: un videogioco ad alto budget ambientato nel medioevo. Ma nel medioevo per davvero!

Kingdome Come: Deliverance non è un’avventura fantasy o un videogame in costume, è il medioevo quello vero, fastidioso, ignorante, spoglio, oscuro e brutale. L’obiettivo è quello lì, rendere il periodo storico con realismo impressionante: anche se la trama poi parla di un ragazzo, di eresie, villaggi messi a ferro e fuoco e fughe terribili. Un viaggio.

 

I nerd della storia possono andarci a nozze, gli altri possono respirare un’atmosfera completamente diversa dal solito anche se il gioco sembra promettere qualcosa di solito. Già la luce del sole non somiglia a quella dei videogame, ma anche i costumi e la deserta desolazione di ambienti rigogliosi parlano di un setting inedito.

 

Non è insomma Assassin’s Creed, per quanto ne rispetti il retaggio. Non è una lezione di storia infarcita di finzione e personaggi noti, turismo videoludico sulle grandi città del passato condito con voli impossibili e arrampicate, ma un’avventura con una grandissima attenzione alla scrittura (alcuni dialoghi e snodi fanno godere per quanto siano godibili) e niente di “famoso”. La vita ordinaria di un ragazzo alle prese con morte, tradimenti e battaglie come poteva capitare. Certo i controlli non sono il massimo e alle volte si sente che non siamo di fronte ad un titolo tripla A, ma quel che gli manca in giocabilità lo compensa in fascino.

Everything Sucks – Netflix

Ci sono la high school, i ragazzi, i nerd, la tecnologia dell’epoca e una certa enfasi su tutta la distanza con lo stile di vita e le abitudini di oggi. Non è propriamente lo Stranger Things degli anni ‘90 anche se a prima vista lo può sembrare, ma qualcosa di molto diverso. Everything Sucks, serie da 30 minuti in 10 episodi appena partita su Netflix.

Non c’è nessun mistero, né della fantascienza. La vera differenza con Stranger Things infatti è che quella è una serie ambientata non nel nostro mondo ma in quello dei film per ragazzi degli anni ‘80, questa invece è una serie di commedia che davvero racconta gli anni ‘90 giovanili, con un accento tenerone da ragazzo sfigato dei primi anni del liceo alle prese con il video.

 

C’è infatti al centro di tutto una sfida tra il club AV (audiovisivo, cioè quella gente che era appassionata di roba in video: VHS, videocamere e stazioni di montaggio) e il club del teatro, il mondo nuovo e moderno che presto sarebbe stato vecchio (siamo nel 1996, a 5 anni dall’arrivo del DVD sul mercato) contro quello classico. In mezzo ragazze, professori e tutto quello che può accadere in un liceo americano senza le pistole.

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