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Feb 20, 2018

Davide Casaleggio: “Per il VC in Italia ripartiamo dalle Fondazioni bancarie e dall’Open Innovation” | Intervista

Disponibile sul sito della Casaleggio Associati il nuovo report sul Venture Capital in Italia. In aumento numero e valore degli investimenti, eppure l'Italia è ancora molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. I fondi di Venture Capital non hanno capitali sufficienti e così le startup sono costrette a trasferirsi all'estero

Come sta l’ecosistema dell’innovazione in Italia e quali sono i principali soggetti che lo animano? Per rispondere a queste ed altre domande abbiamo analizzato il report pubblicato in questi giorni dalla Casaleggio Associati discutendo l’importanza di alcuni dei dati riportati direttamente con il suo presidente Davide Casaleggio.

L’importanza del Venture Capital

L’innovazione nasce dalle startup, ma queste non avrebbero futuro né possibilità di sviluppo se non fossero supportate dal Venture Capital.

 

L’apporto di capitale di rischio, da parte di uno o più investitori esterni, svolge in Italia un ruolo sempre più importante. Non solo come motore del cambiamento, ma anche come potenziale impatto lavorativo. Basta pensare che per ogni milione investito si creano, in media, 12 posti di lavoro in azienda che salgono a 60 di indotto. Non poco in un Paese alle prese con un tasso di disoccupazione giovanile eccezionalmente alto.

Eppure, nonostante questi positivi segnali, gli investimenti dei fondi VC in Italia restano notevolmente più bassi rispetto agli altri Paesi europei: centinaia di milioni in confronto a qualche miliardo di euro.

Liquidità limitata

In Italia  si crede poco nell’economia innovativa: un vero peccato tenendo conto che alcune delle aziende più grandi del mondo (Microsoft, Apple, Amazon e Google) hanno mosso i primi passi proprio grazie ai finanziamenti VC e che, grazie a questo genere di investimenti, realtà italiane come YOOX, Mutuionline e Venere.com hanno riscosso successo anche all’estero.

Una possibile soluzione? Interventi statali razionalizzati e resi organici, oltre al coinvolgimento delle medie e grandi aziende italiane

E chi ci crede ha disponibilità limitate: i fondi di Venture Capital (P101, Innogest, Primomiglio SGR e 360 Capital Partners, solo per citarne alcuni), che rappresentano i soggetti più attivi e propensi ad investire in questo ecosistema, hanno una disponibilità liquida che si aggira sui 70/100 milioni di euro. Mentre a finanziare il 78% delle imprese innovative sono semplici Business Angel.

 

Un dato che comporta significative conseguenze. Il Venture Capital che sostiene le startup italiane nelle prime fasi del loro sviluppo (pre-seed e seed) fa poi mancare il suo supporto nel momento più critico (round di scale up e pre-IPO). Proprio quando serve di più, costringendo così una giovane realtà a ridurre le proprie ambizioni, o a cercare finanziamenti all’estero.

Slide ricavata dal report "L'impatto del Venture Capital sull'economia italiana"

Un difetto strutturale che, secondo Davide Casaleggio, avrebbe bisogno “da una parte di interventi statali razionalizzati e resi organici. Non possono esserci interventi a pioggia da parte di enti locali su aziende che poi vengono abbandonate. Dall’altra parte è necessario coinvolgere le medie e grandi aziende italiane e convincerle a investire in progetti di Open Innovation per stimolare lo sviluppo di startup dando loro accesso al mercato. Oltreché costituire una possibile via di exit per gli investitori iniziali”.

Leggi anche: L’innovazione che si muove

I fondi “immobili”

“Di fondi a disposizione ce ne sono pochi”, questa una delle affermazioni che si sentono ripetere più spesso. Eppure, di fondi ce ne sarebbero parecchi, se solo venissero utilizzati in maniera diversa.

Le fondazioni bancarie, ad esempio, che lo scorso anno hanno speso 800 milioni a livello locale, oppure le casse previdenziali il cui patrimonio netto viene stimato oltre i 60 miliardi. Colpa di un modo di ragionare che va svecchiato, stile “soldi nascosti sotto il materasso”, o l’ecosistema startup italiano è meno affidabile rispetto alle realtà straniere?

 

“In molti casi gli investimenti di rischio da parte di questi fondi istituzionali vengono fatti, ma vengono fatti all’estero. Le fondazioni bancarie potrebbero valutare di trasformare una parte dei milioni che vengono spesi ogni anno sul territorio (dalle sagre alle iniziative locali) in investimenti capaci di innescare dinamiche virtuose e quindi rinforzare i fondi stessi.
Negli Stati Uniti il Venture Capital è decollato nel 1979 a seguito di una legge che ha regolamentato il settore. Il risultato è che oggi quelle aziende impiegano 4 milioni di persone nel Paese”.

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