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Feb 23, 2018

Riciclare stadi, le Olimpiadi Green

A PyeongChang c'è una gara a chi raccoglie più carta, con tanto di premi ai più virtuosi. Ma i Giochi sono ormai un esempio di come fare manifestazioni amiche dell'ambiente

A Vancouver nel 2010 le medaglie erano realizzate con materiali riciclati. A Londra nel 2012 il parco e il villaggio olimpico nacquero su una grandissima discarica nell’East Side: la più grande bonifica europea dalla seconda guerra mondiale in poi. E per il suo esordio olimpico, osteggiato dall’India che non voleva la Union Carbide di mezzo (per via della strage di Bhopal), la Dow aveva uno stand pure nella cittadella dei giornalisti per calcolare la carboon footprint, l’impronta ecologica di tutti. Nel 2016 a Rio il piano ambientale dei Giochi aveva una anche una declinazione particolare: con una distribuzione di profilattici in plastica amazzonica, che dovevano dimostrare, non si sa poi bene come, l’attenzione ai temi ambientali.

 

In ogni caso, i Giochi Olimpici, che non sono nati per essere una manifestazione green e adesso lo stanno diventando, sono un grande laboratorio di buone pratiche legate alla sostenibilità. Ovviamente, PyeongChang non fa eccezione: il CIO sta facendo squadra con il resto del mondo, almeno quello che ha compreso che bisogna fare i conti con il cambiamento climatico. Anche perché le condizioni meteo ormai hanno effetti quotidiani sullo sport: non solo per le discipline invernali, ma anche per le discipline outdoor.

Meno consumi, più guadagni

Siccome le buone pratiche devono primariamente essere riconosciute e messe in pratica come tali dalla gente comune, in Corea stanno approfittando dei Giochi per sperimentare il Carbon Money System (CMS). Il fine, ovviamente, quello di ridurre le emissioni di gas serra: ma anche quello, e qui sta la novità, di far diventare il CMS il motore della nuova industria.

 

Il piano adottato per i Giochi vuole essere un primo contributo e pure un esempio per altre città e province eco-friendly e con profilo low-carbon.

Resources cycle in pulp and paper industry (Sources: Adapted from the final report of 'Development of calcium carbonate eco-friendly paper', project number No. 20132510100040).

Un esempio. Ai Giochi si consuma un mare di carta, anche se sempre meno. Però comunicati, fogli gara, depliant degli sponsor non li puoi eliminare all’improvviso. “Li puoi riciclare” hanno pensato qui, e i più bravi a farlo non ricevono un premio simbolico ma denaro sonante. Quanto di preciso è difficile dirlo, e nemmeno è importante: il ricavato qui sarà devoluto direttamente a organizzazioni benefiche locali.

 

Intanto è possibile visitare l’ennesimo padiglione, dove gli impianti realizzati per i Giochi sono stati letteralmente sbriciolati: il senso del messaggio è che l’effetto combinato di nuove tecnologie e stampanti 3d ci può consentire di utilizzare un cemento “verde” che riduce sensibilmente le emissioni. Non è nemmeno un brevetto coreano: l’architetto Mario Cucinella lavora da tempo sul materiale e ha trovato un buon sodale in Carlo Pesenti, la guida di Italcementi, che ha voluto realizzare a Bergamo un impianto modello. Che poi si tratti di un palaghiaccio dove si sono allenati, tra gli altri, anche Valentina Marchei e Ondrej Hotarek, è solo un dettaglio in più.

Recuperare spazio, in Cina e in Italia

Guardiamo avanti. Il parco olimpico di Pechino nacque dove prima c’era una fabbrica di acciaio. Dopo i Giochi del 2008, e in questo caso sì sembrano passati secoli, riaprirà per quelli invernali del 2022 con un doppio effetto: saranno ridotto i costi delle Olimpiadi, e le strutture guadagneranno una nuova vita diventando poi lo Shoungang Industrial Park negli anni a venire. Che questo sia il futuro lo si sta cominciando a pensare anche in Italia.

 

A Villorba, vicino a Treviso ma come in tanti altri posti, si sono ritrovati con tanti capannoni industriali abbandonati. E una struttura abbandonata, lo insegna la legge dell’entropia, non è solo uno spreco: è destinata a incidere negativamente sul territorio. Il sindaco ha trovato un compagno di squadra sveglio in Leo Bassi ed è nato il progetto per la prima Città dello Sport italiana. Presto, dove adesso c’è solo il ricordo della attività precedente, arriverà lo sport a dare e ridare energia al territorio: ed è evidente che è un test interessante per tante altre località che potrebbero così scoprire di avere dei veri e propri tesori in casa.

 

Perché gli impianti sportivi costano e sono però al tempo stesso necessari per realizzare quell’equazione sociale che dice “sport=salute”. Ci saranno piste per correre e per andare in bicicletta, palestre e campi da basket, da volley e da calcetto, con attenzione pure alle nuove discipline che, nel caso ad esempio dell’arrampicata sportiva, sono attività strettamente collegate al territorio. Nel caso di Villorba poi l’intuizione geniale di Bassi è pure un’altra: un collegamento diretto con il distretto calzaturiero di Montebelluna e con tutta la regione in generale, dove ci sono quasi 90 aziende che producono articoli e attrezzi sportivi.

Riciclare stadi

Ai Giochi il tutto si traduce invece in impianti temporanei. A Londra furono talmente bravi che, finiti i Giochi, fu il governo stesso a portare tecnici e progettisti a Rio perché ripetessero la lezione appresa, trattandosi anche sostanzialmente di nuovi saperi in cui ingegneria e architettura si fondono con altre discipline. Bisogna saper gestire questi impianti, oltre che costruirli, il che significa tante volte studiare bene dove e come realizzarli.

Il caso eccellente di PyeongChanng è quello del Gangneung Hockey Centre. In questi giorni può ospitare fino a 10mila spettatori: dopo i Giochi l’impianto traslocherà a  Wonju, la città più grande della provincia. Diventerà proprietà  di una azienda coreana, la Daemyung Group, che opera nel turismo e nel turismo sportivo in particolare gestendo campi da golf e comprensori sciistici. Magari non hanno un nome molto adatto all’impegno ambientale, ma i nuovi inquilini diventeranno giocatori e tifosi della squadra di hockey del gruppo che si chiama Killer Whales. Dove oggi ci sono partite per la medaglia d’oro, ci saranno domani 19 mila metri quadrati di spazio che andranno ad arricchire il Coastal Olympic Park. Sì perché, da Vancouver in poi, succede che le Olimpiadi Invernali hanno almeno due sedi: la montagna per le gare di sci e le piste innevate, la città in riva al mare per gli impianti dove si pattina sul ghiaccio.

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