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Mar 2, 2018

Giacomo Biraghi: “Dal prossimo governo vorrei un’agenda urbana che valorizzi l’autonomia di città come Milano”

Giacomo Biraghi, esperto internzionale di strategie urbane, ci racconta che cosa vorrebbe vedere nei programmi dei candidati premier ed indica i suoi punti fondamentali per far tornare a crescere il Paese

L’ultima volta che Giacomo Biraghi ha scritto dalle nostre pagine è stato in occasione della mancata assegnazione di EMA a Milano.
“Non potevo immaginare che sarebbe arrivata la possibilità di celebrare il rinascimento urbano di Milano – scriveva – la sua età dell’oro, con un riconoscimento che gli altri paesi dell’Unione potrebbero oggi pomeriggio decidere di dare assegnando all’Italia e alla sua città simbolo la nuova sede dall’agenzia europea del farmaco (EMA)”.
Purtroppo quel giorno per una serie di combinazioni e un sorteggio andato male Milano ha dovuto lasciare il posto ad Amsterdam perdendo un’occasione forse unica per la città e per l’Italia.

Ci è sembrato allora interessante sentire da Giacomo, esperto internazionale di strategie urbane, laureato in Economia delle Pubbliche Amministrazioni alla Bocconi e in City design and social sciences alla London School of Economics di Londra e chiedergli che cosa vorrebbe trovare nell’agenda politica del prossimo governo. Ecco come ci ha risposto:  “Vorrei trovare un’agenda urbana, l’autonomia delle metropoli e una legge speciale per Milano città Stato. L’Italia dovrebbe puntare sulle aree metropolitane e permettere a città come Milano di sperimentare ambiti di autonomia e di libertà”. Resta centrale il focus sulla città di Milano che è capitale dell’innovazione e polo per le startup italiane.
Un’ultima domanda, la stessa che abbiamo fatto ad altri in questi giorni: cosa vorresti veder realizzato nei primi 100 giorni dal futuro governo su temi dell’innovazione, della tecnologia e della sostenibilità?
“Il massimo possibile nessun intervento pubblico o legislativo. Lasciare lavorare le imprese e fare innovazione senza normare o regolamentare. Senza agenzie o tentazioni keynesiane”.

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