Mar 8, 2018

Travel Appeal, nuova sede ad Amsterdam e altro round in vista

La startup di Mirko Lalli alla caccia di investitori italiani e stranieri. Ne ha fatta di strada da quando, nel lontano 2007, convinse la Regione Toscana a investire 20 milioni di euro in digitale...

Amsterdam, e poi, chissà, Londra, Parigi e l’America. Travel Appeal continua a crescere ed apre un nuovo ufficio nella capitale olandese dopo l’accordo con Retail Result, società arancione che supporta le decisioni di business di catene retail e attività indipendenti.

L’accordo trasforma Retail Result in venditore esclusivo di Destinations, la soluzione dedicata al marketing territoriale, in 19 paesi.

 

Dopo i 720 k ottenuti l’anno scorso, la startup di Mirko Lalli è ora in procinto di partecipare a un ulteriore, e più sostanzioso, round. Lo abbiamo intervistato a poche ore dal lancio della nuova versione dell’app, già disponibile sugli store.

 

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L’intervista

 

Lalli, l’anno scorso è stato un successo. Quest’anno, però, l’obiettivo è decisamente più ambizioso. I soldi li chiederete in Italia o all’estero?

Stiamo lavorando a un round con investitori italiani e stranieri, partendo da una valutazione da 10 – 12 milioni, e speriamo di chiuderlo entro il mese prossimo. Fortunatamente non abbiamo problemi di liquidità.

 

La valutazione di Travel Appeal raddoppia, quindi. Sono passati solo dodici mesi.

Un anno in cui ci siamo mossi bene, stringendo accordi con partner di rilievo anche al di fuori dell’Italia. Gli ultimi sono stati quelli con So Wifi, una società che fornisce hotspot a 30mila clienti in Nord Europa e a cui forniremo i nostri dati tramite Api,  e Retail resort, che venderà in esclusiva la nostra soluzione Destinations. Nel 2017 abbiamo fatturato poco meno di un milione: niente male, direi.

 

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Avete il vento in poppa, pare. Perché ha scelto di investire proprio nel turismo?   

In realtà è il settore da cui provengo. Tutto è cominciato quando lavoravo per la Regione Toscana. Sono stato io a convincerli a usare il digitale per fare marketing, investendo ben 20 milioni di euro. Era il 2007, a e ai tempi abbiamo creato il primo social media team al mondo. I risultati mi hanno dato ragione. Ma mi sono reso conto che le metriche che ottenevamo erano troppo tecniche.

 

Ecco il bisogno di mercato.

Esatto. In Europa il 90 per cento delle strutture alberghiere è indipendente, in Italia arriviamo addirittura al 95 per cento. I piccoli proprietari non hanno uffici di comunicazione e marketing che consentano di analizzare i dati; così abbiamo pensato di rendere tutto più semplice, fornendo loro gli strumenti per valutare sé stessi e la concorrenza. Strada facendo abbiamo aggiunto funzionalità, fino ad arrivare all’intelligenza artificiale, che è in grado di trasformare la mole di dati in semplici suggerimenti operativi, adatti ad essere compresi anche da chi non è esperto di KPI. “Migliora la qualità del servizio con i clienti francesi”, “Cura di più la carta dei vini” sono alcuni degli esempi.  In azienda lo chiamiamo “il coach”, e vorremmo che guidasse le decisioni del management come un allenatore. Ma abbiamo anche sviluppato un prodotto dedicato agli enti locali, classificando le dimensioni rilevanti nella scelta di una destinazione turistica ed elaborando un algoritmo di monitoraggio che consente di fare analisi, comparazioni e fornire delle previsioni.

 

Attendibili?

Direi proprio di sì, anche perché si tratta di big data classici e modelli già sperimentati con successo. Gli accordi che abbiamo con la regione Abruzzo, Puglia e le collaborazioni con numerose altre, tra cui la Lombardia, sono state un test estremamente positivo.

 

Parliamo di futuro. Avete appena aperto una sede ad Amsterdam: quale il prossimo passo?

Pensiamo di andare a Londra e aprire lì entro l’estate. Dopo, nella lista potrebbe esserci Parigi.

 

Nessun piano fuori dall’Europa?

Potremmo puntare sugli Usa, dove il mercato è molto diverso e avremmo bisogno di finanziatori americani, oppure verso l’Oriente, Asia e Sud Est asiatico: Cina, Giappone, Indonesia, Malesia. In entrambi i contesti ci sono difficoltà, ma le opportunità sono enormi. La decisione la prenderemo nei prossimi mesi. Ci troviamo di fronte a una scelta importante: andare a destra o a sinistra.

 

E per una volta, aggiungiamo noi, non è politica.

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