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Mar 30, 2018

Consigli per Pasqua e Pasquetta: gli adepti di Far Cry 5 e il Rapimento Getty

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta. Oppure utile per smaltire il pranzo in famiglia senza mettere il naso fuori di casa

Far Cry 5 – PC, PS4, XBOX ONE

C’è un guru hipster, tutto tatuaggi, gilet e barba ben coltivata che nel mezzo degli Stati Uniti, nella fittizia contea di Hope, ha creato il suo regno con i suoi adepti e i suoi 3 luogotenenti. Questo il setting di Far Cry 5, che da un paio di episodi ha capito che sono i villain a reggere una storia e ha preso il migliore di tutti: Dio. Non è propriamente il Dio cristiano, ovviamente, è più il guru, un messo terrestre a fare da nemesi, ma il retropensiero è abbastanza chiaro.

Così anche in questa iterazione del gioco continuiamo a non sapere bene chi sia il nostro protagonista ma ci si concentra bene sulla lotta a personaggi dal gran carisma. Senza cambiare praticamente nulla del gameplay che conosciamo (difetti inclusi), il quinto Far Cry fa un gran lavoro di ambientazioni e storia, divide matematicamente tutto in 4 zone (i 3 luogotenenti da sconfiggere e poi il grande boss) come fosse un videogame Nintendo, solo con il fotorealismo che appartiene alla concorrenza, e punta tutto sulla quantità.

 

Più armi, più nemici, maggiore grandezza, mappa più ampia, più cutscene e maggiore potenza di calcolo: dopo diversi anni di stop da Far Cry 4, sembra che Ubisoft sia andata a cercare più la potenza che una nuova modalità di gameplay (qui molto standard). Ovviamente è tutto fatto per appassionare chi aveva già amato gli altri giochi, meno per conquistare giocatori nuovi. Perché nonostante tutto, nonostante le novità, la grafica e la potenza, Far Cry tra le grandi saghe giganti rimane quella dal cuore più classico, un first person come se ne potevano creare 10 anni fa, solo con un afflato grande e moderno nella trama. Ma il gioco, quello è eterno.

Trust – SKY

È partita il 28 Marzo una nuova serie antologica in onda su Sky Atlantic. Trust in ogni stagione intende raccontare un diverso magnate realmente esistito: per la prima si va con il più grande di tutti, John Paul Getty, tycoon del petrolio come non ne sono più esistiti, colui che quando diventò l’uomo più ricco del mondo fu anche “l’uomo più ricco che fosse mai esistito nella storia”.

La trama ovviamente riguarda il rapimento (in Italia, a Roma) di suo nipote e la famosa decisione di non voler pagare il riscatto. È il medesimo braccio di ferro raccontato da pochissimo da Ridley Scott in Tutti i soldi del mondo. Stavolta l’attore che interpreta John Paul Getty è Donald Sutherland, mentre nella parte di uno dei rapitori calabresi c’è Luca Marinelli: a dirigere il tutto Danny Boyle alla sua prima serie TV di livello. Lo stile ovviamente è opposto a quello di Scott, là dove lui era controllato e molto patinato Boyle è frenetico ed elettrico. Però come ci ha insegnato la serialità, alle volte per le storie reali è molto meglio una lunga durata rispetto alla necessaria sintesi dei film.

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