Uber va in bici: chiuso l’acquisto della startup Jump

Ufficializzato l’acquisto di Jump, realtà specializzata nella fornitura di biciclette a pedalata assistita per il ride sharing per una cifra vicina ai 100 milioni

Uber punta sulle due ruote. È di oggi infatti, l’annuncio dell’acquisizione di Jump, startup specializzata nella fornitura di biciclette a pedalata assistita per il ride sharing. Secondo TechCrunch, l’accordo si sarebbe concluso per una cifra intorno ai 100 milioni di dollari.

Per l’azienda di San Francisco dunque, il prossimo obiettivo non sono le driverless car (che gli hanno creato diversi problemi nelle settimane scorse), ma piuttosto il business del bike sharing. Non proprio una novità, visto che l’annuncio arriva a pochi mesi di distanza dall’avvio del programma pilota Uber Bike by Jump, lanciato per le strade di San Francisco.

L’accordo prevedeva la possibilità, per un determinato numero di utenti, di noleggiare le biciclette Jump tramite l’app Uber. Del resto, con una tariffa base di 2 dollari per 30 minuti, un giro in bici può essere più economico di una corsa in auto.

Rivoluzionare la mobilità urbana

Secondo il CEO di Jump Ryan Rzepecki, la decisione di vendere a Uber è arrivata dalla consapevolezza che questo accordo permetterà di realizzare lo sviluppo del bike sharing rapidamente e su larga scala.

Dal canto suo, Uber sta chiaramente allargando il proprio business per farsi trovare pronto per una nuova era della mobilità. «Siamo felici di aprire un nuovo capitolo della nostra storia – ha scritto il CEO di Uber Dara Khosrowshahi in un post sul blog ufficiale – e giocare un ruolo importante nella transazione di Uber verso una piattaforma intermodale».

Non un semplice sostituto del taxi dunque, ma qualcosa di più. Un vero servizio di mobilità integrato. «Ci impegniamo a riunire più modalità di trasporto all’interno dell’app Uber – continua il CEO – in modo che il cliente possa scegliere il modo più veloce o più conveniente per arrivare dove sta andando, che sia in un Uber, in bici o in metropolitana».

L’accordo tra le due società prevede che i dipendenti di Jump entrino a far parte del team Uber, anche se la startup di bike sharing continuerà, per il momento, ad agire in maniera indipendente. Anche l’app continuerà ad esistere, anche se presto l’intero servizio potrebbe essere gestito in autonomia da Uber.

Una tendenza globale

Nella visione di futuro che ha Uber dunque, ci sarà bisogno di una gamma più ampia di opzioni di mobilità sia per i clienti che per le stesse città. E quello della condivisione di bici a pedalata assistita è sicuramente uno dei fenomeni che sta cambiando maggiormente la mobilità urbana, dalla Cina agli Stati Uniti.

Non a caso, i concorrenti internazionali di Uber si stanno muovendo nella stessa direzione. Nel mese di dicembre, il suo rivale indiano, Ola, ha lanciato il servizio di bike sharing Ola Pedal, ora disponibile in una manciata di campus universitari in India. Anche il colosso cinese Didi Chuxing che Grab (attivo nel sud-est asiatico) hanno lanciato i loro rispettivi servizi, oltre ad aver investito direttamente nelle startup di bike-sharing Ofo e OBike.

In Europa nel 2019

Durante i primi mesi di test sono state raccolte molte informazioni sulle abitudini d’uso dei clienti, che torneranno utili per configurare il servizio nel modo migliore. Incrociando questi dati con quelli ottenuti durante l’erogazione del servizio di ride sharing infatti, Uber potrà offrire diverse opzioni per raggiungere una destinazione, in base all’orario, alle condizioni del traffico o del meteo.

Il servizio poi, potrebbe presto espandersi. Jump infatti, gestisce la sua rete di e-bike anche a Washington DC e presto sarà a New York, Sacramento, Providence e nel Rhode Island e prevede di arrivare anche in Europa entro la primavera del 2019.

@antcar83

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