Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Apr 27, 2018

L’Europa punta sull’AI: 20 miliardi di euro entro il 2020

Le misure previste faciliteranno gli investimenti privati e lo sviluppo di nuovi progetti. L'obiettivo? Recuperare lo svantaggio nei confronti di Cina e Stati Uniti, e preparare i cittadini europei al lavoro automatizzato

Il messaggio partito da Bruxelles il 25 aprile è chiaro: per il suo futuro sviluppo economico l’Europa dovrà puntare sull’intelligenza artificiale (AI). E dovrà farlo fin da subito, dal momento che il gap tecnologico con i rivali rischia di diventare ogni giorno più grande. A questo proposito si è pensato di ricorrere a un pacchetto di misure speciali destinate a ricerca e sviluppo: 20 miliardi di euro entro il 2020 per favorire investimenti privati e nuovi progetti.

Il futuro AI

“L’intelligenza artificiale non è fantascienza, è già parte della nostra vita quotidiana”, ha spiegato Andrus Ansip, commissario per il Mercato unico digitale, presentando le proposte dell’esecutivo comunitario per il settore. “Dobbiamo investire almeno 20 miliardi di euro entro la fine del 2020”. E che per l’Europa sia ormai inevitabile investire in AI – anche per tenere il passo di diretti concorrenti come Cina e States – non è un segreto. Anche se solo il prossimo 2 maggio, quando la Commissione presenterà le proposte di bilancio pluriennale, si scopriranno le vere intenzioni del team Juncker.

Andrus Ansip, commissario per il Mercato unico digitale

Le iniziative sul tavolo al momento prevedono un aumento degli investimenti di 1,5 miliardi di euro attraverso il programma per la ricerca (Horizon 2020). La leva finanziaria potrà produrre 2,5 miliardi addizionali di risorse sul mercato. A questo si aggiunge il contributo del fondo Feis per gli investimenti strategici, strumento finanziario del piano Juncker per gli investimenti. Questo metterà in circolo 500 milioni di euro per finanziare progetti nel settore.

L’impatto sociale del cambiamento

Il denaro significa molto, ma non basta. Perché, accanto agli investimenti in AI, servono anche nuove politiche europee, misure a livello dei singoli Stai, risorse comuni e codici etici. Un progetto di rinnovamento complesso con cui la Commissione europea dovrà confrontarsi.

E non vanno sottovalutate poi le conseguenze sociali. Con le nuove tecnologie e la robotica “verranno creati molti lavori, ma altri scompariranno e la maggior parte di essi sarà trasformata”, ha aggiunto Mariya Gabriel, commissaria per l’Economia digitale. “Quel che è certo è che la maggior parte dei posti di lavoro subiranno una trasformazione”, ecco perché i governi nazionali sono invitati a “modernizzare i loro sistemi di istruzione e formazione”, e varare politiche di sostegno alla transizione.

 

Lo dicono i dati raccolti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: il 14% dei posti di lavoro nei 32 Stati membri ha il 70% di rischio di essere automatizzato. E per un altro 32% dei posti di lavoro, la probabilità oscilla tra il 50 e il 70 per cento. 210 milioni di posti di lavoro circa sono quindi a rischio nei soli paesi dell’Ocse. La Commissione europea lo sa e ha iniziato a muovere i primi passi in tale direzione.

 

Da questa estate seimila studenti potranno beneficiare di stages preparatori. Mentre sul fronte digitale, da Bruxelles giungo indicazioni per un maggiore uso economico dei dati, in particolare nel settore dei trasporti e delle utilities.

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