Fare innovazione, in Italia. Una chiamata alle armi

I nuovi strumenti dell'equity crowdfunding permettono a tutti di offrire il proprio supporto. I casi di CellDynamics, Biogenera e Neuron Guard dimostrano che si può fare

Un film d’animazione del 2000, Galline in fuga (titolo originale “Chicken Run”), è quello che mi viene in mente in questi giorni. Il film racconta la storia di un allevamento di galline in una campagna inglese, che cercano in ogni modo di scappare perché producono uova dalla mattina alla sera e quando non ce la fanno più vengono uccise dai proprietari dell’allevamento. E l’associazione mentale con gli startupper italiani a me viene spontanea. E mi chiedo se assisteremo ad un aumento dei cervelli in fuga con una schiera di startupper che emigreranno nei prossimi mesi ed anni. I motivi ci sarebbero, ma se avete pazienza di leggere vi racconto anche qualche motivo di ottimismo e soprattutto vi voglio spiegare cosa potete fare personalmente. Perché per me vale sempre la frase di Gandhi: “sii il cambiamento che vuoi nel mondo”.

Le conseguenze del 4 marzo

È stata una campagna elettorale in cui di startup e lavoro, di futuro, si è parlato poco e male mentre gli (scarsi) numeri degli investimenti e della crescita sono stati pubblicati e ben fotografati nella relazione del Ministro dello Sviluppo Economico al Parlamento. Dopo le elezioni prospettive di incertezza, abbinate a dibattiti su temi che poco o nulla hanno a che fare con politiche come quelle portate avanti in Francia sulle startup. Si parla tanto coltivando illusioni e nostalgie – certamente Matteo Salvini ed il suo staff se non lo hanno letto han ben capito il messaggio del libro di Bernard Cova sul “Marketing non convenzionale” ed in particolare il retro marketing tribale che fa leva sulla ricerca nostalgica di autenticità dei consumatori, che vorrebbero riprodurre circostanze del passato nel mondo di oggi. ma di futuro e di startup si parla poco o nulla.

Il linguaggio della politica ha ormai mutuato quello dell’azienda, e la politica è diventata essa stessa azienda con proposte che sono prodotti studiati da un marketing attento ai suoi “consumatori” ed una comunicazione che ha fatto il passaggio dal tradizionale al digitale con grande velocità per una serie ampia di motivazioni. Le startup, i “cervelli”, l’innovazione ed il futuro non hanno avuto spazio perché non sono un tema di massa e quando il vento viene fatto soffiare nelle vele della paura è difficile mettere la barca di bolina e parlare di speranza. Come ha detto un parlamentare (rieletto): “non c’è sanzione politica a non occuparsi di startup”.

 

Ma, tra chi legge qui, sicuramente c’è chi ha presente molto bene quanto invece è importante trattenere ed attrarre talento in Italia, creare e soprattutto far crescere nuove imprese innovative. Gli innovatori, gli attori del cambiamento sono sempre una minoranza all’inizio. Ma sono le minoranze, a volte anche molto piccole, che assumendosi responsabilità, essendo di esempio, mostrano nuove strade e speranze.

Storie di speranza

Vi voglio raccontare le storie di alcuni di questi innovatori che invece di lasciare l’Italia in alcuni casi ci sono addirittura tornati, per realizzare i loro progetti tanto visionari quanto concreti ed utili all’umanità. Degli innovatori che non hanno né la pretesa né il desiderio di fare da soli, ma sono aperti al vostro contributo per costruire una storia positiva (e profittevole).

La prima storia è quella di Daniele Gazzola, co-fondatore di CellDynamics. Daniele vanta un curriculum vasto e variegato, ricco di esperienze estere di grande prestigio. Partendo da una visione di futuro nella ricerca farmacologica, Daniele ha costruito passo dopo passo il suo percorso. Dopo la laurea in fisica a Bologna nel 2001 parte per la famosa Brown University negli USA, dove consegue due master: uno in biologia e uno in fisica. La sua formazione continua conseguendo quindi i dottorati in biochimica ed ingegneria elettronica mentre lavora come ricercatore industriale. Le scelte di formazione post-universitaria di Daniele si indirizzano allo sviluppo di strumenti e micro-dispositivi per le bioscienze, la medicina e la ricerca biomedicale, con la volontà di contribuire al benessere collettivo.

 

Dalla sua passione e dalla sua volontà nasce CELLviewer: una tecnologia che permette di replicare in laboratorio le funzioni naturali umane, riutilizzandole per sviluppare farmaci migliori e trovarne di nuovi per malattie che oggi non hanno cura. Per raggiungere questo obiettivo, Daniele e il suo team hanno dovuto creare uno strumento totalmente nuovo, una chimera tra un incubatore biologico e un potente “occhio” microscopico, nel quale le colture cellulari sono modellate in 3D in sospensione e non, con seppur minimi contatti, con il classico “vetrino”: contatti che possono falsare i risultati di una sperimentazione farmacologica.

 

 

Le applicazioni pratiche di questa tecnologia vanno addirittura oltre al miglioramento dei farmaci, e puntano a rivoluzionare anche altri ambiti legati alla salute: possono ridurre la sperimentazione animale, sostituendola con sperimentazione in laboratorio, e un domani potranno anche avere impatto nel mondo della medicina personalizzata e dell’embriologia. Lodovico Parmegiani, il direttore di Gynepro ―centro italiano per le scienze relative alla fertilità― e embriologi di fama internazionale si sono detti entusiasti delle potenzialità di questo strumento nel campo della fecondazione assistita.

La seconda storia sempre da Bologna è quella di Biogenera, fondata da Roberto Tonelli e Andrea Pession, che si occupa di identificare e sviluppare nuove terapie per la cura dei tumori pediatrici. La volontà dell’azienda è quella di studiare trattamenti personalizzati per la cura di malattie al momento ritenute incurabili. Grazie allo sviluppo di medicine studiate a livello di DNA sono possibili grandi cambiamenti nella cura di patologie genetiche, degenerative e tumorali.

La terza startup è Neuron Guard, creata da Enrico Giuliani con la collaborazione di Mary Franzese. L’esperienza del dottor Giuliani nella medicina d’emergenza, arricchita da una grande componente di ricerca, lo porta a pensare e sviluppare Neuron Guard: un collare refrigerante che abbinato ad un anestetico tratta i pazienti colpiti da danno cerebrale acuto. Questo strumento rappresenta una novità poiché, al momento, i dispositivi per l’ipotermia non sono portatili e la somministrazione dei farmaci avviene per via inalatoria: Neuron Guard è portatile, il farmaco agisce per via endovenosa e può essere applicato alla persona colpita direttamente sul luogo dell’attacco, riducendo sensibilmente la possibilità di conseguenze negative.

Innovare in Italia

Le eccellenze di cui abbiamo parlato sono startup con fondatori Italiani che lavorano in Italia: persone molto preparate con anni di studio e ricerca, con idee innovative al servizio del benessere comune. La tecnologia sviluppata da questo genere di imprese si prepara ad avere un forte impatto sulla nostra vita quotidiana, modificando il nostro approccio alla salute.

 

La società di Daniele Gazzola ha lanciato una campagna di finanziamento di equity crowdfunding (qui potete trovare tutti gli approfondimenti per saperne di più), mentre Biogenera ne ha da poco conclusa con successo una prima. La possibilità di essere parte del cambiamento, di costruire ed evitare la “fuga dei cervelli” è anche nelle vostre mani. Ricordate quello che diceva Camillo Olivetti al figlio Adriano: “la luce della verità risplende soltanto nei fatti non nelle parole”. Questa è una chiamata all’azione, perché possiamo essere il cambiamento positivo che vogliamo per l’Italia solo se iniziamo da noi stessi. Il coraggio di Daniele, Roberto, Enrico e dei loro soci e collaboratori merita non solo applausi ma fatti concreti.

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