Mag 22, 2018

Equity, Donation, DIY, Lending. Le parole chiave del Crowdfunding

Regolamentato in Italia prima di altri paesi europei, il crowdfunding si sta affermando sempre più come modalità di raccolta fondi sia per le startup che per le Pmi. Ne esistono di diversi tipi, in base alla modalità di "ricompensa" prevista per la folla di investitori

Se da un lato, tra i vantaggi offerti alle startup innovative (di cui abbiamo parlato qui), ci sono l’accesso semplificato al Fondo Centrale di Garanzia e le detrazioni Irpef e Ires per gli investitori, oltre a una serie di call e competition con premi in denaro; dall’altro diventa pratica sempre più diffusa, per trovare nuovi fondi, ricorrere a campagne di crowdfunding ovvero al “finanziamento della folla”, gente comune che crede nel progetto d’impresa e decide di dare, con modalità (e importi) differenti, il proprio contributo per portarlo avanti e farlo crescere. L’aspettativa non è necessariamente un ritorno economico ma anche un feedback o una forma di gratitudine dall’autore della raccolta fondi.

Le origini del crowdfunding, così inteso, portano al 2006, quando Michael Sullivan lanciò fundavlog, una specie di incubatore dedicato a progetti di videoblog e che dava la possibilità di fare donazioni online. Sullivan coniò il termine “crowdfunding” per definire questa forma di finanziamento; da allora, è entrato nel gergo comune e ha ispirato, nel 2009, la nascita negli Stati Uniti, di Kickstarter, la prima piattaforma basata sul meccanismo reward-based: la “folla” in rete ha la possibilità di finanziare un progetto artistico, culturale o imprenditoriale, ricevendo in cambio una ricompensa “emozionale” e non in denaro, come la citazione nei titoli di coda, l’autografo dell’artista, un’offerta promozionale sul prodotto oggetto della campagna di crowdfunding o la ricezione del primo disponibile sul mercato.

Il riconoscimento della Consob

Il crowdfunding è arrivato anche nel nostro Paese, grazie alla progressiva diffusione della “cultura della condivisione” e al riconoscimento legislativo di questa forma di di finanziamento da parte della Consob Commissione nazionale per le Società e la Borsa. Kickstarter ha aperto i battenti a giugno 2015 anche in Italia, dove, oltre alla tipologia di crowdfunding reward-based, se ne sono affermate, principalmente, altre tre.

  1. Equity – È un crowdfunding pensato per startup e Pmi innovative, regolamentato in Italia dal 2013 (prima di ogni altro paese in Europa) e, a partire da gennaio 2018, anche per le “normali” Pmi. Chi offre il proprio contributo economico, riceve in cambio delle quote, diventando socio a tutti gli effetti dell’impresa. Esempi di piattaforme dedicate a questo tipo di crowdfunding sono Mamacrowd, MuumLab, CrowdFundMe.
  2. Donation – È una modalità seguita soprattutto da organizzazioni no-profit e del terzo settore che consente di fare donazioni per sostenere cause sociali, ambientali o progetti di beneficenza. Non prevede un ritorno per il donatore se non la piena gratificazione derivante dall’aver fatto una “buona azione” per una giusta causa. Diverse le piattaforme di donation-crowdfunding attive, come Retedeldono, BuonaCausa, Donordonee.
  3. DIY (Do-it-yourself) – Consiste nel creare una campagna di crowdfunding “fai-da-te”, senza ricorrere a un portale specifico. Si chiama anche crowdfunding indipendente e sta prendendo piede per i limiti che le piattaforme già esistenti iniziano a imporre per approvare un progetto. Per realizzarlo, si sviluppa un proprio sito, che diventa la landing page della raccolta fondi, e lo si promuove, avendo le opportune conoscenze di Seo e marketing. Esistono comunque tool online, per esempio IgnitionDeck, che consentono di sviluppare siti di questo genere senza usare codice e sfruttando Cms come WordPress.

C’è, inoltre, il Lending che ha però delle caratteristiche non propriamente riconducibili al crowdfunding. L’autore della raccolta fondi (consumer o business), per non rivolgersi a una banca, chiede un vero e proprio prestito sulla piattaforma per la realizzazione di un progetto. Gli investitori prestano delle somme di denaro a tassi superiori a quelli delle banche e che saranno restituite a chiusura del progetto.

Leggi anche: Startup innovativa, quanto costa l’atto costitutivo e quali sono tutti gli step della procedura

Per avere un’idea di quanto queste modalità di crowdfunding abbiano impattato in Italia, possiamo fare riferimento all’ultimo rapporto Starteed, secondo cui il 2017, ha visto, rispetto all’anno precedente, una crescita del crowdfunding in Italia del 45%. Sono stati raccolti, nel corso degli anni, oltre 133 milioni di euro – su un totale di quasi 16 mila progetti – di cui oltre 41 milioni nel 2017. Dei 133 milioni, oltre 34 derivano dalla tipologia Donation/Reward, circa 5 milioni da quella “Do it yourself”, quasi 19 dall’Equity e circa 75 dal Lending.

Il crowdfunding, quindi, è ormai pratica diffusa in Italia e, a partire dai primi mesi del 2018, è stato portato sul nostro territorio da Produzioni dal Basso (piattaforma che conta oltre 160 mila utenti e quasi 6 milioni di euro raccolti) un altro modello già diffuso negli Stati Uniti, su piattaforme come Patreon e Drip. Si tratta della donazione ricorrente o su subscription, in cui viene finanziato un progetto più complesso e, soprattutto, continuativo che prevede donazioni ricorrenti. Il donatore fa quindi una sottoscrizione con una specifica cadenza, per esempio mensile, in cui indica un importo e sceglie cosa desidera ottenere in cambio. È un crowdfunding che si adatta soprattutto a progetti editoriali e contenutistici, legati a un blog, un documentario, un magazine, curati da freelance e creativi con una buona fanbase che potrà sostenerli ogni mese.

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