Mag 27, 2018

L’isola green che (ancora) non c’è. Il progetto

Un progetto del Seasteading Institute prevede di creare un’isola artificiale eco sostenibile al largo di Tahiti. Si potrà muovere e si doterà di una propria cripto-moneta

Cambiamento climatico, instabilità politica, fluttuazione del valore della moneta. Questioni di cui si sente parlare quotidianamente e che condizionano la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Ora dalla Polinesia arriva un’idea che potrebbe, almeno sulla carta, risolvere tutti questi problemi in un colpo solo. Il progetto, sicuramente affascinante, prevede la costruzione di un’isola galleggiante al largo di Tahiti, capace di muoversi a piacimento a seconda del cambiamento climatico, con una cripto-moneta tutta sua, il Vayron, e un sistema di approvvigionamento energetico completamente green.

 

Trasferirsi sull’isola dei sogni

Nel 2022, tra le 250 e le 300 persone potrebbero vivere in quest’isola nelle acque del Pacifico: è questo l’obiettivo degli investitori del Seasteading Institute, associazione no-profit di base in California che riunisce biologi marini, ingegneri, ricercatori, artisti e altre figure professionali che ruotano attorno all’economia del mare. Il sogno (qualcuno la potrebbe chiamare utopia) è creare un paradiso libertario autonomo, libero di regolarsi e di muoversi a proprio piacimento.

Il costo, ha stimato il Daily Mail, si aggira intorno ai 50 milioni di dollari, e tra i finanziatori figura anche il fondatore di PayPal, Peter Thiel. Il progetto prevede edifici eco-sostenibili, costruiti con materiali provenienti dal Sud Pacifico, metallo e plastica riciclati, con dei giardini sul tetto.

 

Se tutto questo potrebbe sembrare, come detto, un’utopia, non la pensa così il governo della Polinesia Francese, una collettività d’oltremare della Repubblica francese composta da un insieme di cinque arcipelaghi con 118 isole, di cui 67 abitate. Membri del governo si sono incontrati, a gennaio del 2017, con delegati del progetto per firmare un memorandum di intesa per lo sviluppo dell’idea. L’accordo “obbliga il Seastanding Institute ad effettuare un’analisi economica per dimostrare i benefici strutturali per la Polinesia Francese, insieme ad un piano ambientale volto a garantire la salute dell’oceano e dei fondali marini”. Una volta completati questi studi, il governo si siederà al tavolo con l’istituto per il riconoscimento giuridico della nuova isola.

Se tutto andrà come previsto, i benefici potrebbero essere molteplici, fanno sapere dal Seastanding Institute: “Crediamo che si aprirà un mercato immobiliare, arriveranno turisti, nascerà un parco a tema, un istituto di ricerca, un piano energetico per produrre e vendere energia alla nazione che ci ospiterà”.

L’isola si muoverà e, oltre a permetterle di evitare tempeste e disastri ambientali, avrà un effetto anche politico, come spiega Nathalie Mezza-Garci, ricercatrice dell’Università di Warwick: “Se non vorrai più stare sotto le regole di un particolare governo, potrai semplicemente prendere la tua casa e navigare verso un’altra isola”.

 

 

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