Giu 8, 2018

Diventare umani su PS4 e l’operazione nostalgia di Karate-Kid

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

Detroit: Become Human – PlayStation 4

Quando si dice: “Certo che oggi i videogiochi sono proprio come dei film”, si sta facendo riferimento a David Cage e al suo lavoro. Specialmente ai suoi ultimi Hard Rain, Beyond: Two Souls: e adesso a Detroit, che conferma quanto ha iniziato a sperimentare in cui quei due titoli. Motion capture tirato al massimo e fotorealismo estremo delle espressioni come di tutto il resto, unito ad una concentrazione maniacale sulla trama e il carattere dei personaggi in un sistema a scelta multipla tramite il quale di decisione in decisione il giocatore ha l’impressione di dare una forma tutta propria alla storia e quindi al gioco. In realtà, per quanto sofisticata, è sempre scelta multipla tra opzioni predeterminate.

Infatti non è questa la parte intrigante di Detroit: Become Human, quanto la capacità di usare tre storie di tre androidi in un futuro in cui questi hanno appena capito di essere schiavi degli umani e mettere alla prova non i personaggi ma il giocatore. Chi sta manovrando questi personaggi, cioè chi gioca, deve prendere delle decisioni che decideranno l’umanità di questi androidi, dunque anche la sua.

 

Se cercate gente a cui sparare Detroit non è il gioco per voi, anzi è l’esatto contrario: un gioco di situazioni e scelte in cui non sparare potrebbe essere la soluzione vincente. Per tutti gli altri c’è sempre Player Unknown’s Battlegrounds.

Cobra Kai – YouTube Red

10 episodi da mezz’ora all’ingiusto prezzo di 2,49€ l’uno (ma i primi due sono gratuiti e purtroppo i soliti pirati informatici hanno rovinato tutto mettendo online tutta la serie, mi dicono): per scoprire che è successo a Johnny Lawrence e Daniel Larusso 34 anni dopo Karate Kid. Doveva essere una grande scemenza, buona più per farsi 4 risate sul trailer che poi per vederla davvero, e invece Cobra Kai è la serie rivelazione dell’annata. In circa 5 ore totali gli sceneggiatori riescono a tracciare un racconto denso di ironia (si ride abbastanza e mai in maniera scema), pieno di riferimenti sia smaccati che sottili ai film della trilogia (se davvero ritenete il quarto Karate Kid e il remake parte del canone potete anche smettere di leggere) ma soprattutto pieno di idee riguardo quanto sia cambiata la narrazione in questi anni e quanto sia cambiato il mondo.

Nel 1984 i buoni erano buoni e i cattivi erano cattivi (e felici di esserlo), ci si immedesimava con i primi e si disprezzavano i secondi: ai quali era concesso al massimo di convertirsi nel finale. Oggi le cose non stanno più così e Johnny Lawrence, il biondo che perde in finale contro Daniel-San, era un cattivo da macchietta, bullo per antonomasia, oggi invece è un personaggio complesso, nonché il protagonista della serie. Rovinato da quella sconfitta, con un figlio che non conosce da una donna disperata che non vede, passa le giornate ad ubriacarsi. È un derelitto che avrà un’ultima occasione rimettendo in piedi il Cobra Kai, nei cui valori crede ancora, anche se il mondo intorno a lui è cambiato.

 

 

Oggi essere bulli è molto più condannato di prima, discriminare è impensabile, essere duri è una colpa. Johnny darà lezioni per soldi agli stessi sfigati che una volta maltrattava, gente in cerca di salvezza dai loro di bulli che scoprono nell’etica del Cobra Kai quel che gli serve. Non essere cattivi, ma una certa decisione invece della remissione cui li hanno indirizzati i soliti consigli buonisti. Eppure forse stiamo assistendo alla nascita di un branco di villain. Non è mai chiaro ed è una delle cose migliori.

 

Su tutti regna Daniel Larusso, ora imprenditore di successo: così buonista da essere intollerabile, vincente, ricco e quindi odioso, politicamente correttissimo ma sotto sotto bastardo quanto tutti gli altri. Vuole il Cobra Kai chiuso per sempre ed è pronto a tutto. Si finirà in un torneo di arti marziali, ovviamente, e la seconda stagione è già confermata.

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