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Giu 7, 2018

“Dov’è diretto il nostro pianeta?”, riflessioni da Skolkovo sull’impatto delle nuove tecnologie

Energie rinnovabili, Big Data e maggior attenzione al climate change: lo Startup Village 2018 si interroga su come salvaguardare il nostro pianeta. E la risposta potrebbe arrivare dalle startup

Climate change e sue conseguenze, ma anche i nuovi trends tecnologici che ci fanno ben sperare per il futuro del nostro pianeta. La platea presente al “Planet Tech” di Startup Village 2018 ha avuto l’occasione di assistere ad un acceso dibattito su quale sia la strada più indicata da percorrere per salvaguardare il nostro pianeta. Un obiettivo oggi sempre più sentito per il quale anche le startup hanno da dire la loro.

Le vie del cambiamento

Dopo un’ora abbondante di conference e numerosi spunti su cui riflettere, questi sono stati i trend su cui si è focalizzate maggiormente l’attenzione degli speaker sul palco.

  • A dispetto della nuova dottrina applicata dal Presidente Trump negli States, nuovi Paesi stanno emergendo come difensori della causa ecologista. Tra questi la Cina che punterà decisa sul carbonio, mentre la Germania culla l’ambizione di soddisfare il proprio fabbisogno energetico grazie al 100% di energia pulita entro il 2050.

Un'immagine dal Paris Climate Agreement del 2015

  • Le aziende private, in questo caso, hanno seguito l’esempio degli Stati nazionali virando verso nuove politiche commerciali all’insegna delle buone pratiche comuni. Catena di approvvigionamento e traccabilità, riduzione dei consumi e migliore riciclaggio della plastica: queste alcune delle soluzioni sul tavolo.
  • Il suolo rende possibile coltivare cibo nutriente, filtrare acqua potabile, assorbire il carbonio dall’atmosfera. Ecco perché, in materia di sicurezza alimentare/idrica e salute umana, sempre più scienziati stanno studiando il ruolo del suolo nella stabilità climatica del pianeta.
  • Il termine “impact investment” e i finanziamenti destinati a finalità ambientali, poi, stanno vivendo il loro miglior momento da 10 anni a questa parte. Tanto che, per via dei positivi risultati ottenuti, sia economici che sociali, i progetti destinati ad aree di interesse specifiche (come protezione di cibo e acqua da possibili contaminazioni, o ) stanno attirando sempre più capitali. Oltre all’attenzione delle principali società di private equity.

  • Secondo le previsioni, l’80% degli investimenti futuri in campo energetico sarà destinato alle fonti rinnovabili, le più economiche a disposizione.  in quanto diventeranno la fonte di energia più economica per molti Paesi. Sebbene ancora si discuta di quali conseguenze potrebbe avere sull’ambiente l’installazione di queste nuove strutture, attraverso pianificazione su ampia scala e sviluppo della rete di collegamento l’impatto delle energie rinnovabili diverrà maggiormente concreto e sostenibile.
  • Non è un segreto, la salvaguardia della Terra passa anche dai Big Data. E il proliferare di smartphone e nuove applicazioni mobile consentirà presto di poter accedere senza sforzo a migliaia di informazioni che possono trovare utile applicazione nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento.

E se la risposta fossero le startup

Il mondo guarda ai problemi ambientali in modo diverso e le prime che cercano di interpretare questa nuova esigenza sono proprio le startup. Spazio, dunque, ad alcuni progetti innovativi e alle loro strategie “green”.

 

A far gli onori di casa è BioMicroGel, una startup di Skolkovo che ha trovato un efficace applicazione nel campo dei prodotti detergenti per sostanze “I biomicrogel ottenuti dalla pectina (presente in alcuni frutti, comprese le mele) e dalla cellulosa possono essere utilizzati come sostituti per i prodotti detergenti”, ha affermato Alexey Elagin, CEO della startup.

I prodotti BioMicroGel sono già ora in vendita in 25 supermercati in 11 regioni della Russia. Ma tenendo conto che, secondo le stime, questo mercato dovrebbe valere intorno ai 160 milioni di dollari solo a livello nazionale, le opportunità di ulteriori espansioni sono molto concrete.

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Tra i progetti presentati anche uno italiano che punta al trattamento dei prodotti in cemento-amianto con l’ausilio di acidi di scarto provenienti dagli impianti di produzione. REUSE utilizza siero di latte esausto e acqua di lavaggio delle produzioni agroalimentari producendo un’aggressione biochimica al cemento-amianto con l’ottenimento e la trasformazione di magnesio, nichel, manganese e fertilizzanti a base di fosfati.

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