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Giu 6, 2018

Bloomberg risponde alla Germania: l’Italia? Non è un paese di scrocconi

Il magazine finanziario americano appoggia il Belpaese. Ecco perchè, grafici alla mano, siamo meglio di quel che sembra

Scordatevi i PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna o, per chi non conoscesse l’inglese, “maiali”).  La locuzione cara a giornalisti economici anglossasoni e, in generale, nordici va in soffitta per mano di Bloomberg. Testata dell’omonima società americana, attiva nell’ambito della raccolta e divulgazione di informazioni finanziarie, ridona un po’ di credibilità al nostro Paese, in un momento non certo facile sul piano internazionale.

 

In un articolo pubblicato oggi, Gregory Viscusi e Giovanni Salzano dimostrano, dati alla mano, che l’Italia non ha motivi per cercare compromessi al ribasso con Bruxelles (leggilo qui).

 

Le cifre, corredate da grafici, mostrano come il Belpaese riceva molto in termini di fondi strutturali in valore assoluto; ma il discorso cambia se si guarda al dato pro-capite. Tenuto conto della popolazione di 60 milioni di persone – osservano i giornalisti di Bloomberg-  siamo ben distanziati dai peggiori performer dell’Unione, e anche dalla Spagna. Francia e Germania, tutto sommato, non sono irraggiungibili.

Un altro grafico (quelli citati sono cinque)  informa il lettore che dei quattrini ricevuti  da Bruxelles viene speso solo il 9%; il resto si perde nei meandri della burocrazia e nell’incapacità gestionale. Con il paradosso, osserva Francesco Grillo, docente alla scuola Sant’Anna e visiting professor a Oxford, che “negoziamo strenuamente ogni anno con la Commissione la possibilità di spendere pochi miliardi di euro in più rispetto ai vincoli di bilancio, quando ne abbiamo  oltre 30 che non siamo in grado di utilizzare”.

 

 

Per usare una metafora si potrebbe dire che le nostre tubature fanno acqua da tutte le parti; non è un complimento, ma è meglio che sentirsi dare dei ladri. O dei mendicanti. Così ci definiva lo Spiegel qualche giorno fa, chiosando, però, che “almeno loro dicono grazie”.  Al settimanale tedesco gioverebbe ricordare che, di fronte alla superbia di certi presunti benefattori interessati a specchiarsi nella propria bontà più che a essere utili, qualche senzatetto ha avuto il coraggio di alzarsi in piedi, ed, educatamente, rifiutare.

 

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