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Giu 7, 2018

Contaminare Milano col modello La French Tech: l’approccio francese al venture capital

L'esperienza della Francia a confronto con l'Italia delle startup. L'obiettivo è contribuire alla crescita di un ecosistema italiano ricco di opportunità

9 miliardi di dollari raccolti in meno di 5 anni, startup che si affermano come player di primo piano nei rispettivi settori o addirittura si trasformano in unicorni, un solido supporto da parte del Governo: la Francia si è rapidamente trasformata nell’autentica startup nation d’Europa, con esempi di imprese di successo (BlaBlaCar, Criteo, Erytech, OVH tra molte altre) che hanno finito per diventare marchi conosciuti anche da noi. Come è riuscita la Francia a fare la differenza? Soprattutto combinando lo sforzo di pubblico e privato, facendo squadra: creando un ecosistema.

Di questo si parlerà in un evento organizzato da Milan French Tech il prossimo 13 giugno a Milano, e di cui abbiamo parlato con Patrizia Galbiati di Business France. Il capitale di rischio a supporto delle start-up in Italia e Francia sarà il tema della giornata, ma ciò che probabilmente vedremo a Palazzo Edison sarà soprattutto un confronto tra le esperienze italiane e transalpine nell’affrontare e sostenere la crescita del movimento startup. Per cercare una “contaminazione” tra le diverse realtà.

Che cos’è La French Tech

Un gallo rosso che a molti potrebbe risultare familiare: nei grandi appuntamenti della tecnologia in giro per il mondo, dal CES di Las Vegas al Mobile World Congress di Barcellona, la presenza delle startup francesi domina spesso un padiglione della fiera con stand molto ampi e ben realizzati. La French Tech è una sorta di federazione tra tutti gli interlocutori e stakeholder del mondo dell’innovazione e delle startup: un’iniziativa unica perché mette assieme pubblico e privato, un modello alternativo a quello di altri casi di successo nel mondo delle startup.

 

“In un certo senso La French Tech è un’iniziativa pubblica, portata avanti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che riunisce però anche una serie di partner istituzionali e di aziende – spiega Galbiati a StartupItalia! – Società che magari un tempo erano a loro volta startup, e oggi sono unicorni, così come tanti altri player che comprendono anche grandi aziende tradizionali che guardano al corporate venture capital e all’open innovation con interesse”.

Quello La French Tech è un polo tra i più attivi nel Vecchio Continente, e sta emergendo come modello da replicare: in più il tessuto imprenditoriale francese assomiglia moltissimo a quello italiano

La French Tech è dunque un connubio tra pubblico e privato: nasce dalla consapevolezza e dalla convinzione che lo Stato da solo non avrebbe potuto incidere così in profondità sul tessuto produttivo, e che solo mettendo a giocare nella stessa squadra tutti i talenti di una nazione si sarebbe potuto fare la differenza. Senz’altro ha pesato, e pesa, la scelta della politica di puntare su questo capitolo industriale: “La French Tech è riuscita a federare tutti quegli attori che in altri settori più strutturati, tradizionali, per tante ragioni storiche e di mercato era abituati a competere ognuno per sé. E che invece sotto il cappello La French Tech hanno sviluppato un modello nuovo”.

Un modello da replicare?

Il modello anglosassone, quello della Silicon Valley per capirci, è frutto di un momento storico e di condizioni uniche e irripetibili: pensare di replicare lo stesso approccio da noi, in Italia o anche nella macro-regione Europa, è impraticabile. “Quello La French Tech è invece un polo tra i più attivi nel Vecchio Continente, e sta emergendo come modello da replicare: in più il tessuto imprenditoriale francese – continua Galbiati – assomiglia moltissimo a quello italiano, e l’Italia è quasi lo sbocco naturale per le startup francesi che infatti molto spesso sbarcano in Italia aprendo una sede, creando lavoro, assumendo italiani”.

Un aspetto da non sottovalutare questo: nel DNA de La French Tech c’è la spinta e la promozione di un modello di startup che è volto all’internazionalizzazione. Un principio che suonerà familiare ai lettori di StartupItalia!, visto che è stato il tema principale della passata edizione dello StartupItalia! Open Summit, e che Business France (di cui Galbiati è Chef de Pôle – Tech & Service per l’Italia) promuove tra le startup che vengono sostenute, coccolate e accelerate anche grazie al fondo da 200 milioni messo insieme dai componenti di questa realtà.

Capire come il sistema economico francese ha affrontato e sta affrontando questa situazione: come sia riuscito a muoversi da un modello basato sulle PMI a uno che accelera le startup e genera unicorni

“Le grandi innovazioni mettono in discussione modelli di business consolidati delle grandi corporate, e la Francia ha un numero di grandi imprese probabilmente persino superiore a quello italiano: è interessante discutere e comprendere fino in fondo questo fenomeno – conclude Galbiati – E ne discuteremo: come le grandi aziende, anche attraverso il corporate venture capital, cercano di inserirsi in questo contesto. Capire come il sistema economico francese ha affrontato e sta affrontando questa situazione: come sia riuscito, in definitiva, a muoversi da un modello basato sulle PMI a uno che accelera le startup e genera unicorni”.

L’appuntamento è il 13 giugno a Milano. L’agenda completa, con tutti gli speaker e il form per l’iscrizione, è disponibile sul sito ufficiale dell’evento.

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