Giu 13, 2018

Aquarius, la Spagna: “Roma risponderà in giudizio”. Ecco cosa rischiamo

A StartupItalia! la docente di diritto internazionale Papanicolopulu spiega perché con la decisione di non fare sbarcare i 629 migranti sul proprio territorio il nostro Paese viola norme e trattati internazionali

La sintesi perfetta della delicata questione dell’Aquarius, la professoressa Irini Papanicolopulu, docente associato di diritto internazionale all’Università Bicocca di Milano nonché esperta di tutela di migranti e rifugiati, la fa al termine della nostra chiacchierata, dopo aver spolverato convenzioni e snocciolato le leggi internazionali che inchiodano il nostro governo a precise responsabilità, con un esempio che chiunque comprenderebbe: “Nel caso in cui io veda un incidente per strada e ci sia una persona ferita, ho l’obbligo giuridico di fermarmi per soccorrerla, non posso ignorarla raccontando a me stessa che se anche gli altri fanno così, allora anche io sono autorizzata a infrangere la legge”.

Foto di SOS Mediterranee Italia

Un paragone tanto semplice quanto calzante, dato che sulla vicenda che coinvolge la nave Aquarius il governo italiano ha deciso di farsi giustizia da sé, mostrando i muscoli un po’ a tutti: ai propri vicini di casa (Malta, Francia e Spagna) che in genere quando c’è da soccorrere disperati in mare nicchiano, alle ONG abituate a fare la spola tra le nostre coste e quelle libiche e pure all’Unione europea, che non è mai riuscita a ridistribuire tra i Paesi membri le quote di migranti.

Il problema, come spiega la professoressa Papanicolopulu (tra gli esperti ad aver sottoscritto il documento pubblicato sul sito del Gruppo di interesse diritto del mare della Società Italiana di Diritto Internazionale) è che, così facendo, non solo si mette a rischio l’incolumità delle 629 persone a bordo dell’Aquarius, ma si viola anche la legge: “L’Italia ha a sua disposizione numerosi strumenti giudiziari, anche in seno all’Europa, per poter chiedere il rispetto delle norme internazionali, ma ha scelto probabilmente questa via per motivi di opportunità politica”.

Foto di SOS Mediterranee Italia

L’attacco della Spagna: “L’Italia viola il diritto internazionale”

Che la decisione di Matteo Salvini possa essere foriera di conseguenze giuridiche negative per il nostro Paese lo dice anche la Spagna, meta finale dei 629 disperati a bordo dell’Aquarius. La neo ministra della Giustizia, Dolores Delgado, ai microfoni della radio Cadena Ser (AUDIO), ha infatti voluto ricordare all’esecutivo italiano che “accogliere non è una questione di buonismo o generosità ma di diritto umanitario”, aggiungendo anche che la questione sarebbe dovuta essere trattata da Roma nelle sedi più opportune e non per mezzo di prove muscolari: “con i trattati a cui partecipano tutti gli Stati”.

L’Italia può chiudere i porti?

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla vicenda dei porti chiusi: “L’Italia è libera di fare ciò che vuole con i suoi porti – specifica la docente – in quanto sono parte del territorio dello Stato”. “Tuttavia – prosegue la professoressa Papanicolopulu – in alcuni casi un Paese non può vietare l’attracco a navi in condizioni emergenziali: lo stabiliscono norme consuetudinarie con diversi secoli sulle spalle, fatte risalire al diritto ellenico”.

Leggi anche: Porti chiusi, la sorte di 629 persone nei tweet dei politici che litigano sui social

Quindi, con disinvoltura, il governo italiano sta calpestando la produzione giuridica degli ultimi duemila anni? “La norma in questione – spiega l’esperta in tutela internazionale di migranti e rifugiati – dice una cosa diversa: non parla dell’obbligo di aprire i porti, ma sostanzialmente impedisce a uno Stato di bloccare una nave in condizioni di pericolo che ha bisogno di attraccare al porto per salvarsi. In questi frangenti, un Paese non può esercitare la propria giurisdizione sulla nave e sui occupanti, per esempio con azioni di polizia arrestando chi è a bordo”. Una questione non di poco conto, che di fatto avrebbe consentito all’Aquarius di forzare il blocco voluto dal neo ministro dell’Interno Matteo Salvini e attraccare comunque, con la tutela del diritto internazionale.

Foto di SOS Mediterranee Italia

Il nodo (irrisolto) della “situazione di pericolo” sull’Aquarius

“L’intera questione – prosegue la professoressa Papanicolopulu –  verte dunque sulle condizioni dei migranti a bordo dell’Aquarius: se c’è pericolo per la loro incolumità noi non possiamo rifiutarci di accoglierli, viceversa possono continuare la navigazione verso la Spagna”.

Foto di SOS Mediterranee Italia

Anche in quest’ultimo caso, però, l’Italia rischierebbe comunque la violazione delle norme CEDU, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: “In quel corpus giuridico internazionale si tutela il diritto alla vita, all’integrità e alla salute degli individui: tutti gli Stati hanno questi obblighi nei confronti delle persone che si trovano nella propria giurisdizione, ma in questo caso l’Aquarius si trova in acque internazionali, quindi la tutela spetta o allo Stato di bandiera (la nave batte bandiera britannica) o all’Italia solo se esercita una funzione di controllo sulla nave”. E alla domanda se aver inviato cibo e due navi militari italiane su cui trasbordare parte dei 629 migranti diretti in Spagna integri una funzione di controllo di fatto con conseguente violazioni delle norme CEDU, la professoressa non ha dubbi: “Sì, potrebbe costituire proprio un caso che ci investe della responsabilità di assicurare i diritti di chi è a bordo su quella nave”.

Foto di SOS Mediterranee Italia

Il ministro Toninelli bocciato in diritto internazionale

Bocciato il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli che al Corriere della Sera aveva dichiarato: “Siamo stati chiari: bisogna condividere le responsabilità. Ognuno ha le sue: la nazione in cui navigano le carrette del mare, i Paesi per cui battono bandiera le navi delle Ong”. Secondo la docente universitaria, però: “Non avrebbe senso individuare il ‘porto sicuro’ nel Paese della bandiera della nave perché le norme si applicano a situazioni emergenziali, quindi il porto deve essere, per questioni di mero buon senso, quello più vicino perché più miglia macina la nave più la vita dei suoi occupanti sarà a rischio”.

Gli strascichi giudiziari

E poi c’è la questione giuridica, già ventilata dalla Spagna nelle ultime ore: “La questione non sarà una vicenda breve – anticipa la docente – perché l’Italia potrebbe essere portata di fronte ai giudici nazionali, davanti alla CEDU e, per finire, lo Stato di bandiera della nave, il Regno Unito, potrebbe portarci davanti a un giudice internazionale. Se poi a bordo dell’Aquarius ci fossero dei richiedenti asilo, ci sarebbe una violazione di una ulteriore norma sempre della Convenzione europea dei Diritti Umani”.

Le norme internazionali che l’Italia potrebbe aver violato

Per concludere, ecco l’elenco delle norme che il nostro Paese potrebbe aver violato inseguendo la decisione dei ministri Salvini e Toninelli di negare il soccorso sul territorio nazionale dei 629 migranti trasportati dall’Aquarius:

 

Obbligo di salvare la vita umana in mare:
– Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, del 1982
– Convenzione sulla salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS) del 1974
– Convenzione sulla ricerca e e il soccorso in mare (Convenzione SAR) del 1979
Tutela dei diritti umani (in particolare diritto alla vita):
– Convenzione europea dei diritti dell’uomo, del 1950
– Patto internazionale sui diritti civili e politici, del 1966
Tutela dei rifugiati:
– Convenzione sullo statuto dei rifugiati, del 1951

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