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Giu 20, 2018

Cannes Lions: sotto il sole della Costa Azzurra per parlare di diversità, tecnologia e creatività

Startupitalia! è a Cannes con Clear Channel Italia. Per seguire un intenso programma di conferenze ed eventi nel playground sulla Croisette

Yacht ormeggiati in bella vista, 35 gradi all’ombra. Manager di Facebook che passeggiano in infradito sulla Croisette: ti può capitare di raccogliere il pallone sfuggito al team brasiliano di Google, impegnato in una partita di beach volley. Cannes Lions è tutto questo. Un happening mondiale dedicato all’advertising con le più influenti aziende del settore a fare da apripista e migliaia di “piccole” che cercano di capire come si diventa grandi.  Quest’anno Startupitalia! è stata al fianco di Clear Channel, media company leader nel settore della comunicazione in luoghi pubblici. Tre giorni di eventi, panel, networking, in salsa digitale. Tre giorni e una finestra sul mondo come lo percepisce chi è impegnato ogni giorno nella trasformazione della comunicazione tra marchi e clienti di tutto il mondo.

 

Saper innovare, imparare a leggere la realtà

Walk a mile in my shoes, dice la canzone. In un mondo fatto di conference call e miliardi di messaggi whatsapp, il potere delle identità si racchiude in un gesto, in un tratto caratteriale, in un profumo che può essere colto solo nella maniera più antica. Faccia a faccia. Gli appuntamenti come i Cannes Lions sono occasioni eccezionali per conoscere, di persona, la realtà di chi vive, respira e lavora dall’altra parte del globo. In contesti come questi è possibile raccogliere idee e spunti in grado di aprire squarci.

La diversità: una chiave per l’innovazione?

“Great minds don’t think alike. The role of diversity in building creative team for 21st century brands”, è il titolo del panel organizzato da Clear Channel nel suo playground il secondo giorno di festival. Il parterre riunito dalla media company, che comprendeva alcune delle più significative energie creative del continente,  ha saputo affrontare senza falsi pudori un argomento che si vista la sua ricorrenza sui media rischia di diventare vittima di banalizzazioni.

 

 

Chiedete a Dan Rutherford di Karmarama cosa significhi, per lui, diversità in azienda. “Il problema principale non è  quello della provenienza, o del sesso  – spiega nel suo inglese londinese-  ma è legato alla condizione socio-economica. Nelle aziende UK ci sono troppi laureati a Oxbridge o Eton.  E, invece, la diversità all’interno delle organizzazioni impatta enormemente sull’efficacia”.

 

 

Rutherford è executive creative director in Karmarama, una delle più importanti agenzie creative inglesi, acquisita da Accenture un paio di anni fa. Insomma, ha esperienza a sufficienza per dire la sua. Ci avevano sempre detto di guardare i brand sul curriculum: che la musica sia cambiata? Londra detta il passo. Le tendenze prendono piede nella capitale inglese, e questo potrebbe essere un segnale.

 

 

“Non si tratta solo di rispettare qualche policy. Il problema è che se un’agenzia non riesce a riflettere la complessità del proprio mercato di riferimento nel suo staff non sarà mai efficace” – aggiunge Geoffrey Hanston di Happiness, agenzia belga.  “Nel nostro paese, che è veramente multiculturale, la composizione della società è variegata. Per questo ritengo che la diversità, nella mia azienda,  debba essere spinta al limite. Anche a costo di obbligarmi a farlo, se necessario”.

 

Nuovi valori, nuove opportunità

Un percorso che è dunque in un certo senso culturale, più che di facciata: è un tema che ascoltiamo da anni, ma che passa necessariamente attraverso il meccanismo di promozione di una diversa cultura aziendale in grado di riflettersi nell’organizzazione – come ci ha spiegato Louise Stubbings di Clear Channel International, azienda che di recente ha incluso la fairness (una singola parola inglese che racchiude diverse sfumature: equità, correttezza, imparzialità) tra i valori fondanti che guidano le operazioni e le attività di una multinazionale. E che non smette di guardare oltre il presente per accogliere nuove idee e tecnologie nel suo carniere.

 

 

Come è accaduto con Buzzoole, Buzzmyvideos  e  Beintoo, le tre startup italiane che ci hanno seguito a Cannes cercando di sfuggire agli impegni e ai ritmi che la vita dell’imprenditore porta con sé.  Essere in prima fila e studiare le esperienze altrui, respirare la loro stessa aria. E metterci la faccia, anche quando le trasferte sono lunghe e si discute di business a 35 gradi all’ombra. L’occasione giusta può essere dietro l’angolo. Un “investimento” di tempo che paga un dividendo che si chiama Open Innovation.

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