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Lug 6, 2018

2018, e se fosse il miglior anno di sempre per l’ecosistema startup italiano?

720 Milioni di cui 233 già investiti in 43 operazioni nei soli primi sei mesi del 2018. I numeri che fanno immaginare il futuro del paese

Il 2017 è stato il peggior anno di sempre per l’ecosistema startup in Italia

Lasciamo perdere la solita Silicon Valley o l’ascesa di NYC che rappresentano due ecosistemi francamente irraggiungibili e che sarebbe anche l’ora di non usare più come modelli, pena una perenne insoddisfazione. Nel 2017 è stata investita una cifra record di 19,2 miliardi di euro solo nel mercato europeo.
Per capirci, BREXIT o non BREXIT, nel 2017 gli investimenti del solo Regno Unito sono cresciuti dell’87%, passando da 3,8 miliardi di euro nel 2016 ad una cifra record di 7,2 miliardi di euro lo scorso anno.

Quello stesso scorso anno, parliamoci chiaro, è stato il peggior anno di sempre per l’ecosistema startup italiano da quando nel 2012 si è fatta la prima operazione governativa a sostegno delle startup grazie al ministro Passera e all’associazione Italia Startup fondata da Paolo Barberis e Riccardo Donadon, costituendo di fatto il registro delle startup innovative e la base per gli incentivi ancora in vigore.

Nel 2017 i principali fondi italiani non avevano ricapitalizzato, si sono contate pochissime operazioni di aumenti di capitale per un totale ampiamente sotto i 200 milioni di Euro (LINK) e tutto questo mentre intorno a noi in Spagna fioccavano EXIT da centinaia di milioni oppure in Francia Macron annunciava 10 miliardi dedicati all’innovazione inaugurando uno spazio di quasi 40.000 mq nel centro di Parigi come Station F.

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720 Milioni di cui 233 già investiti in 43 operazioni nei soli primi sei mesi del 2018

Nonostante questo e nonostante la nostra naturale inclinazione a concentrarci sui nostri difetti spesso ci dimentichiamo che come Italia siamo l’8° Paese al mondo come Prodotto Interno Lordo, il 4° nell’industria manifatturiera (addirittura il 2° in Europa). Siamo il 3° Paese al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche negli ultimi 20 anni, con un mercato interno di 61 milioni di persone e 6 milioni di imprese siamo il 9° Paese al mondo per export con 448 miliardi (cresciuto del 7,4% rispetto allo scorso anno) meglio di Francia e Germania grazie a oltre 200.000 imprese straordinarie che esportano in tutto il mondo più di quanto lo facciano in Spagna e Francia

Questo 2018 finalmente torna a farci sperare, Nei primi 6 mesi sono spuntati oltre 720 milioni disponibili in 6 nuovi fondi: Indaco di Banca Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, P101 e il suo nuovo P102, EXOR Seeds di Fondazione Agnelli, Milano Investments Partner di Angelo Moratti e ITAtech, iniziativa congiunta di Cassa Depositi e Prestiti e Fondo Europeo degli Investimenti.

Quasi 9 milioni raccolti solo nel crowdfunding (più 85% rispetto al 2017), 127 milioni di Euro raccolti nei primi 6 mesi dell’anno (+70% rispetto al 2017), altri 97 milioni di Euro raccolti da startup italiane con sede all’estero (+ 194% rispetto al 2017) San Francisco, New York, Amsterdam, Londra per citare le città principali.
Insomma un totale di 230 milioni di Euro raccolti in totale nei primi 6 mesi dell’anno, + 107% rispetto al 2017.

Imprese come 4ward365 che ha raccolto 20 milioni di dollari a NYC o Moneyfarm a Londra sono profondamente Italiane, con fondatori, ingegneri e ricercatori che vivono e lavorano a Milano e Cagliari e che devono essere l’esempio per centinaia (o dovrei dire migliaia) di imprenditori che non possono fermarsi con la solita scusa che non ci sono soldi in Italia, ma che devono partire da subito con un business per un mercato globale,facendo leva sugli asset del nostro Paese: dalla qualità della vita, alla capacità di produrre ingegneri e ricercatori di primo livello grazie a università straordinarie come Politecnico di Milano o Bocconi.
Un settore, il fintech, che traina la crescita (Moneyfarm, Satispay, Conio per citare i 3 campioni italiani) ma anche foodtech, design e digital advertising come categorie da seguire con attenzione, anche se la crescita sembra decisamente trasversale.

Scorri la timeline con tutti gli investimenti del semestre

Cosa serve per il futuro?

Adesso come in ogni maratona che si rispetti non è tanto importante glorificare il primo semestre quanto mantenere un ritmo costante di crescita. Sicuramente mantenere gli sgravi fiscali; attualmente secondo The European House – Ambrosetti l’Italia è il 2° paese Europeo per incentivi per l’innovazione. Certamente la facilità di fare impresa è uno dei fattori principali, se non il più importante.

Allo stesso tempo c’è bisogno di un Paese dove le startup, intese come aziende, anzi come imprese innovative progettate per crescere velocemente, siano al centro del programma di Governo non solo con l’obiettivo numerico ma di crescita negli investimenti, nel fatturato e, soprattutto di lavoro generati.

E’ fondamentale rafforzare il collegamento tra queste 10.000 startup innovative e quelle 200.000 eccellenze nelle imprese tradizionali che esportano i loro prodotti in tutto il mondo e che per prime potrebbero beneficiare da una collaborazione in ottica di open innovation per creare nuovi prodotti, innovare gli esistenti o aprire nuovi mercati.

Ma soprattutto è importante tornare ad investire nella formazione, nelle nostre scuole, seguire le eccellenze pubbliche e private anche molto verticali sui temi come le Competenze Digitali e Intelligenza Artificiale per costruire concretamente il futuro del nostro Paese nei prossimi 10 o 20 anni.

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