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Ago 13, 2018

Tutela della proprietà intellettuale, Italia al 50° posto tra Botswana e Jamaica

A pesare la scarsa stabilità politica, gli alti livelli di corruzione, la lentezza della giustizia e le difficoltà di accesso al credito per le imprese e gli innovatori

Cinquantesimi su centoventicinque Stati. Non si può proprio dire che il nostro Paese sia competitivo in fatto di tutela della proprietà intellettuale. Senza nulla togliere alle nazioni che si sono posizionate vicino a noi (siamo dopo il Botswana e subito prima della Jamaica) dall’Italia, culla del diritto, era doveroso pretendere una performance migliore. Anche perché la tutela del marchio, assieme alla certezza della legge e alla lotta alla corruzione, è tra gli indici che rendono un Paese più o meno competitivo, più o meno attrattivo agli occhi degli investitori esteri e, come conseguenza, adatto a ricevere i loro capitali.

Perse dieci posizioni rispetto al 2014

Invece l’Italia non solo si posiziona nella parte bassa della classifica dell’International Property Rights Index 2018 (Indice Internazionale sulla tutela dei Diritti Di Proprietà), presentata a Johannesburg, ma addirittura perde una posizione rispetto all’anno precedente e ben 10 rispetto al 2014 con un punteggio finale di 5,9. Lo studio, realizzato dalla Property Rights Alliance di cui fa parte il think thank italiano Competere.eu, misura come viene tutelata la proprietà in oltre 125 paesi rappresentanti il 98 per cento del Prodotto Interno Lordo mondiale ed il 93 per cento della popolazione.

Il sorpasso della Finlandia sugli USA

Lontanissimi i primi della classe tra cui spiccano – tanto per cambiare – diversi Stati del Nord Europa come la Finlandia (8,7) e la Norvegia (8,5). Molto bene anche la Svizzera (8,6), la Nuova Zelanda (8,6) e Singapore (8,4) che si classificano tra i primi 5.

L’indice si compone di 3 voci principali che riguardano il sistema politico e giuridico, la tutela dei diritti fisici e la tutela dei diritti intellettuali. Per la prima volta, gli Stati Uniti non sono più al 1° posto per quanto riguarda la voce “tutela della proprietà intellettuale”, dovendo subire il primato alla Finlandia.

La bocciatura italiana

L’Italia è insufficiente nelle prime due categorie, soprattutto per quanto riguarda la stabilità politica e l’efficienza e l’efficacia della giustizia civile, oltre agli alti livelli di corruzione percepiti; e l’insufficiente tutela della proprietà fisica, dove non riesce ad andare oltre a un punteggio di 5,9. Un discreto risultato per quanto riguarda la tutela della proprietà intellettuale è stato invece ottenuto grazie anche ad alcune recenti modifiche normative e l’impulso dell’Unione Europea. Altre interessanti analisi possono essere lette nel report.

Competere.eu: “Il legislatore ora intervenga”

“È fondamentale che Governo e Parlamento ne prendano atto e sostengano le nostre aziende con misure a difesa della proprietà intellettuale. In altri paesi la tutela della proprietà intellettuale di molti settori produttivi rientra spesso nell’Interesse Nazionale. Sarebbe importante che avvenisse anche in Italia” ha dichiarato il Segretario Generale di Competere.eu, Roberto Race.

I fardelli della corruzione e dell’incertezza politica

“L’Italia è ancora una volta ben distante dagli altri Paesi occidentali” gli fa eco il Direttore di Competere.eu Giacomo Bandini. “I parametri che ne compromettono maggiormente le performance sono la scarsa stabilità politica, gli alti livelli di corruzione, la lentezza della macchina giudiziaria, ma anche le difficoltà di accesso al credito per le imprese e gli innovatori. Tutte queste voci messe insieme impediscono al nostro paese di avere un adeguato livello di tutela della proprietà sia fisica sia intellettuale al pari di altre realtà internazionali e, dunque, di produrre innovazione diffusa”.

Senza una tutela della proprietà intellettuale forte, imprenditori indeboliti

Il presidente dell’Institute for Liberty and Democracy di Lima Hernando De Soto, sostenitore della Property Rights Alliance, ha commentato così i risultati dell’indice, ricordando perché la tutela della proprietà intellettuale oggi più che mai sia fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un tessuto produttivo e del relativo Paese: “I sistemi di diritti di proprietà deboli determinano economie cieche, che non solo impediscono di realizzare l’immenso capitale nascosto dei loro imprenditori, ma li escludono da una serie di benefici, come evidenziato dalle potenti correlazioni dell’indice di quest’anno: libertà umana, libertà economica, percezione della corruzione, attivismo civico e persino la capacità di connettersi a internet, per citarne alcuni”.

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