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Set 3, 2018

Silicon Valley Study Tour, viaggio alla scoperta di un ecosistema irripetibile. Il racconto

L'autore di questo reportage è appena tornato da un viaggio che ricorderà a lungo. Durante i 5 giorni in Silicon Valley ha incontrato molti italiani che lavorano nelle big company americane.

Tutto comincia un pomeriggio d’ottobre, quando, in cerca di conferenze a Milano, un titolo in particolare cattura la mia attenzione: “Silicon Valley Study Tour 2018”, decido di andare a sentire. Paolo Marenco, presidente dell’associazione La Storia nel Futuro e fondatore del programma, racconta al pubblico le storie degli studenti che dal 2005 ad oggi (più di quattrocento) hanno partecipato al tour e di come quest’esperienza abbia completamente stravolto le loro carriere e i loro desideri. Rimango estasiato e decido di provarci. Dopo alcuni mesi inizia il processo di selezione, tutti i candidati dovranno discutere criticamente tramite un forum online, temi d’innovazione, imprenditoria e startup per tre mesi. Dopo oltre 18 mila parole digitate, verso fine marzo arrivano finalmente i risultati. Primo selezionato su Milano…

California dreaming

Dopo una settimana di geek exploration guida alla mano, in cui tutto ciò che avevo letto e studiato riguardo a questi luoghi finalmente si concretizza, tra Palo Alto, Mountain View e San Jose, visito i luoghi storici che hanno posto le fondamenta per quello che sarebbe diventata la Silicon Valley.

Arriva quindi il giorno che tutti stavamo aspettando, l’inizio del tour. Uno di quelli speciali però, dal 2005 è infatti il primo con 32 studenti di otto nazionalità diverse. Dopo otto anni di supporto da parte del Ministero degli Esteri e lo straordinario impegno di Paolo Marenco e Luca Signori con il progetto Welcomaps, anche 5 ragazzi africani integrati in Italia sono partiti con noi alla volta della California, per ispirarsi alla creazione di progetti innovativi per aiutare i loro paesi.

Day 1

Prima tappa: Carr&Ferrell a Menlo Park, storico studio legale specializzato nel supporto delle imprese innovative della baia, dove lavora Jeff Capaccio, fondatore del Silicon Valley Italian Executive Council. Si tratta di un network di oltre 1500 italiani che lavorano qui tra aziende e università, grazie a cui nel 2005 si realizzò il primo dei 38 tour per studenti, e nel 2011 il primo tour per manager e imprenditori con il marchio Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour di Roberto Bonzio, che promuove e guida come storyteller i viaggi per i professionisti. Qui incontriamo Fabrizio e Giacomo, due pilastri della comunità italiana nella Bay Area. CEO e Co-Founder di Tok.tv, Fabrizio arriva in California 18 anni fa e capisce fin da subito che gli italiani potevano davvero fare la differenza con il software, in quel mondo pazzo che andava creandosi. Ci presenta quindi quello che gli piace chiamare il “tomato paradigm” per spiegare, con un parallelismo, la dura vita delle startup in Italia. Un pomodoro infatti, può certamente crescere anche nei paesi nordici, ma non c’è dubbio che in quel caso crescerà molto più lentamente e sarà inoltre esposto ad una più probabile morte precoce. Questo, secondo Fabrizio, è il caso delle imprese innovative italiane, destinate a crescere in un clima a loro avverso che non facilità la loro vita ed espansione, anche se negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. E’ il turno di Giacomo, la cui storia dovrebbe essere conosciuta da chiunque. Co-fonda Logitech nel 1981, passa ad Olivetti. Avvia quindi un fondo VC nel 2002, Noventi, di cui è tutt’ora presidente; ci parla di come sia difficile per i fondatori concentrarsi sul vincere una battaglia alla volta, un mercato alla volta, al fine di riuscire a raggiungere un risultato globale, senza mai perdere il focus su una mappa troppo estesa. Un altro punto critico riguardo alla vita di una startup risulta, secondo Giacomo, la necessaria se non fondamentale evoluzione del fondatore in manager, una volta trovato il giusto product market fit per l’idea che sta portando avanti, per permettere all’impresa di consolidarsi nella giusta direzione.
Tappa successiva: Stanford University. Alberto ci accompagna all’interno del campus raccontandoci la strada che l’ha portato qui; partito dalla Sapienza di Roma via Xerox PARC, ricopre oggi il ruolo di Associate Professor. Attraversando il dipartimento di Computer Science ci illustra il funzionamento dell’OTL (Office of Licensing Technology) responsabile, tramite la concessione di licenza dei brevetti sviluppati internamente negli anni (DNA Ricombinante, Google, DSL, Musica digitale, solo per citarne alcuni), del prestigio dell’ateneo, riconosciuto come uno dei maggiori “produttori di brevetti” al mondo.  Di fronte agli affascinanti mosaici veneziani che affrescano la cappella costruita in nome dell’importante uomo d’affari, Leland Stanford, incontriamo Jeff, ex Director of Business Development presso la Stanford Graduate School of Business, che ci racconta le tristi vicissitudini che portarono alla morte del giovane Leland Stanford Jr. durante la permanenza in Italia, a cui poi venne intitolata l’intera università dai genitori.
Di grande esempio infine le storie di Stefania Di Tommaso e Alessandro Tocchio, rispettivamente alumni SVST 2009 e 2011. Stefania, partita da Bari via UC Brekeley oggi ricercatrice a Stanford. Alessandro, dopo Milano, Singularity University e Stanford è oggi Co-Founder e CSO della startup biomedica Tensive.
La lunga giornata ci vede ancora molto motivati, partiamo così in direzione LinkedIn, dove incontriamo ben 4 italiani che si distinguono con ruoli di eccellenza all’interno della società californiana.

Appena entrati nello splendido headquarter di Sunnyvale un cartello di benvenuto accoglie il nostro arrivo: “Welcome to the Silicon Valley Study Tour”. Fabio, Technical Program Manager presso LinkedIn, ci accompagna nella sala conferenze dove incontriamo Matteo, Software Engineer; Sara, Media Solution Manager e Roberta, System Administrator. Abbiamo poi il piacere di conoscere anche Francesco, Software Engineer, e Vitaly, giovane ragazzo russo che, con un PhD all’MIT di Boston, arriva in California dopo una internship di tre mesi in AizoOn a Genova. Cultura, questo li accomuna e motiva a lavorare per il colosso dell’HR californiano, una delle poche società a loro avviso ad essere riuscita a mantenere la mission genuina e sincera che la guidava sin dall’inizio, nonostante l’acquisizione da parte di Microsoft avvenuta per 26,6 miliardi di $ nel 2016. La giornata si conclude in perfetto stile Silicon Valley, serata a Redwood City con le straordinarie persone appena incontrate a LinkedIn, ci si può davvero interfacciare con tutti qui, senza alcuna paura ne filtro.

Day 2

Il secondo giorno è alla volta di Meta. Veniamo accolti da Stefano, Senior Director of Analytics & Neuroscience, che ci introduce alle nuove frontiere del settore AR dove Meta gioca in diretta concorrenza con colossi come Magic Leap (2,3 mld di $ di finanziamenti raccolti). Promette che tra pochi anni le persone potranno lavorare in uffici senza monitor grazie all’avanzamento tecnologico dei visori. Ci spiega inoltre come secondo lui le materie STEM, mai così importanti come ora, debbano essere sempre più integrate all’arte e al design, per completarsi.

Una breve sosta da Beaconforce, startup specializzata nel monitoraggio della motivazione dei dipendenti al fine di migliorare i risultati aziendali, fondata da Luca (MBA alla Hult di San Francisco dopo una laurea in management a Bologna), e si parte alla volta della serata SVIEC. Dopo un’entusiasmante chiacchierata sul futuro dei veicoli a guida autonoma con Chris, Chief Engineer presso Waymo, scambiamo due parole con Andrea, alumno SVST 2005 ed ex Director of Safety & Mission Assurance di Hyperloop One, anche lui da poco unitosi al team Waymo. Appuntamento di networking unico nel suo genere, questa serata ci permette davvero di conoscere l’intero crogiolo di italiani che qui hanno avuto successo.

Day 3

Partiamo subito in direzione [24]7.ai, società B2B specializzata nella personalizzazione della customer experience tramite l’uso dell’intelligenza artificiale. Il nostro host è Cosimo che, dopo la laurea in Matematica all’Università di Siena, ottiene il dottorato di ricerca presso Yale e MIT. Dopo svariate posizioni ricoperte nella Valley arriva a [24]7.ai come Head of Data Science con una modalità abbastanza particolare. E’ stata infatti la stessa Sequoia Capital, che finanziò la società nel 2003, a chiedere a Cosimo alcuni mesi fa di guidare l’intero dipartimento di Data Science. L’ultima tappa della giornata ci porta in visita al campus della UC Berkeley dove incontriamo Antonio, PhD Graduate Student Researcher in Electrical Engineering & CS che qui si occupa di CPS (Cyber-physical Systems), studiando nuovi sistemi basati sull’interazione con il mondo fisico attraverso la capacità computazionale.

Day 4

Arrivati a Menlo Park veniamo accompagnati all’interno del campus circondato da una decina di edifici che compongono il privatissimo HQ di Facebook. L’atmosfera è quasi surreale, una vera e propria città a sè stante. I dipendenti, in perfetto stile SV, possono usufruire gratuitamente degli innumerevoli ristoranti e bar presenti. Incontriamo quindi Manuel che, dopo un MBA all’Istituto Adriano Olivetti passa per IBM, Cisco, LinkedIn e solo recentemente a Facebook come Partner Qualification Program Lead. Conosciamo poi Theo, che ricopre oggi la posizione di Technical Program Manager, successivamente ad un passaggio interno effettuato presso la sede europea di Dublino, dove lavorava come Marketing Intelligence Analyst.
Spostandoci verso San Jose facciamo tappa a Cadence, una particolare società che, in stile piuttosto non convenzionale rispetto alle società della baia, svolge il duro lavoro dietro le quinte dell’hardware lavorando sull’EDA (Electronic Design Automa8on), rivoluzionaria tecnologia inventata dal co-fondatore della società Alberto Sangiovanni-Vincentelli, che oggi risiede nel board dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Tra i suoi clienti figurano colossi quali Nvidia, IBM, Samsung e GoPro. Nominata nel 2018 tra le “top 100 companies to work for” da Forbes, Cadence è una delle società con il più alto retention rate dei dipendenti nella Valley. Dopo una breve presentazione di Alessandra, che ricopre il ruolo di Vice Presidente, scopriamo infatti che più del 45% del personale lavora qui da oltre 10 anni, numeri in netto contrasto con le statistiche locali.

Day 5

Ultimo giorno. Per la penultima tappa del nostro tour raggiungiamo Mountain View alle prime ore del mattino. Incontriamo subito i nostri due host Luca e Claudio, che ci intrattengono con le loro storie di successo mentre attraversiamo gli oltre 100 edifici che compongono l’HQ di Google.
Percorso decisamente inusuale quello di Luca. Supervisor alla Dreamworks per progetti di successo come Sherk, oggi si occupa di esplorare le innumerevoli applicazioni di AR e VR per il colosso americano. «Il contributo di ognuno dipende dalla sua curiosità personale, diventando così un asset non rimpiazzabile» ci dice.
Claudio invece, dopo aver rifiutato un posto fisso in Italia, è arrivato a Google come Senior Staff Engineering Manager. Racconta come i primi giorni di lavoro sia rimasto completamente sorpreso dall’estrema orizzontalità della comunicazione qui presente: «Bisogna andare diretti al punto nella comunicazione, in Italia non siamo capaci di esprimere concetti in maniera rapida ed efficace».

L’ultimo ospite che incontriamo in questo indimenticabile tour è Vittorio, da poco approdato a McAfee come Vice President of Marketing. Colonna portante della community di italiani della baia arriva nella Valley negli anni ’90, dove ricopre una decina di posizioni, tra cui quella di Vice President of Development presso Oracle. “Grow first, then think about the money”, così si può riassumere il paradigma del luogo. Requisito numero uno che ha sempre ricercato nei candidati per una posizione è l’Emotional Intelligence, responsabile secondo lui di oltre il 60% del successo nel proprio ruolo e necessariamente completata da consolidate basi e skills personali.

In conclusione, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare ancora una volta l’insostituibile Paolo Marenco, con cui a partire da quest’anno avrò il privilegio di collaborare, al fine di dare la possibilità, tramite l’associazione La Storia nel Futuro, ad un numero sempre crescente di studenti provenienti da tutte le università italiane, (già 22 gli atenei partner ufficiali del programma) di venire a scoprire tutte le possibilità che per il loro futuro e anche per quello del nostro paese, hanno da offrire questi luoghi.

Finché non si vedono questi luoghi con i propri occhi non si riesce a concretizzare davvero quanto questa piccola parte di mondo sia realmente un ecosistema irripetibile

Credo davvero infatti che occasioni di questo tipo debbano essere prese in considerazione da sempre più giovani italiani. Si parla molto spesso nel nostro paese di innovazione, startup e di come la Silicon Valley rappresenti da 30 anni l’epicentro di tutto questo. Ma credo anche che, finché non si toccano con mano e non si vedono questi luoghi con i propri occhi, non si riesce a concretizzare davvero quanto questa piccola parte di mondo sia realmente un ecosistema così unico e irripetibile. Una delle cose che personalmente mi è rimasta più impressa di quest’esperienza è una sensazione davvero strana, passeggiare tra le vie di Palo Alto al tramonto e sentirmi a casa. Come se quei luoghi, sentiti così tante volte e studiati nel minimo dettaglio, fossero ormai conosciuti anche se visitati per la prima volta.

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