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Set 5, 2018

Addio riunioni e spazio agli errori. Viaggio in Svezia, il Paese del lavoro agile

Il termine agility va molto di moda nel linguaggio delle multinazionali. Tuttavia si tratta di una trasformazione culturale profonda. E richiede coraggio. Dalla Svezia un diario di bordo e una serie di appunti per diventare agili

We chat a lot, in italiano chattiamo parecchio. Così risponde il CEO di Netlight, società di consulenza per lo sviluppo digitale, a chi gli chiede come sia possibile condividere le informazioni in un’azienda dove non solo non esistono più le gerarchie, ma nemmeno le riunioni.

 

La Svezia, il Paese dove crescono le aziende agili

E pare funzioni, dal momento che Netlight (se avete tempo trascorrete qualche minuto sul loro sito) è tra le aziende Great Place to Work in Europa, oltre a macinare utili. Siamo in Svezia, tra le nazioni più innovative e avanzate per l’economia digitale e dove l’assenza di gerarchia all’interno della società (e forse anche della guerra da oltre 200 anni) ha rappresentato il fertile terreno per l’emergere di nuove idee e la valorizzazione della diversità.

Oggi è all’avanguardia per l’uguaglianza di genere, la libertà di stampa, il bassissimo tasso di disoccupazione; e soprattutto è la patria delle cosiddette aziende agili, un termine molto di moda nel linguaggio delle multinazionali che hanno compreso la necessità di adattarsi alla complessità attraverso la semplificazione dei propri processi e una maggiore creatività ma che non sempre riescono a tradurre questa ambizione in scelte coraggiose e per certi aspetti radicali.

L’agility comporta la rinuncia a po’ di autorità, a un po’ di controllo, e a un po’ di potere

Già, perché l’agility, quella vera, comporta la rinuncia a po’ di autorità, a un po’ di controllo, e a un po’ di potere, pilastri inossidabili della disciplina militare da cui le aziende hanno mutuato codici e struttura. E comporta l’opzione dell’errore, che nella maggior parte delle aziende convenzionali, al di là delle sincere professioni di fede, viene ancora temuto ed evitato. Altra differenza sostanziale con le aziende agili, che invece considerano il fallimento come parte del processo di crescita e di apprendimento e che come tale va anzi incoraggiato. “We aim to make mistakes faster than anyone else professa Daniel Ek, CEO di Spotify.

 

Agility come stile di vita e chiave del cambiamento

Agility non è quindi solo un nuovo modo di concepire l’organizzazione, ma è anche e soprattutto un nuovo modo di concepire e di leggere se stessi all’interno di una comunità. Non stupisce quindi che, per lo più anche in Svezia, siano stati leader visionari a ispirare il cambiamento, leader che tuttavia hanno saputo avviare una contagiosa rivoluzione oserei dire esistenziale. Né stupisce che stiano prendendo sempre più piede in questo contesto, in Svezia ma non solo, pratiche di mindfulness, o come si dice “wholeness” che consentono all’individuo di coltivare una piena consapevolezza di sé, indispensabile per affrontare e abbracciare il cambiamento. Le metodologie emergenti che oggi supportano le aziende nel percorso di trasformazione verso una maggiore agilità sono TEAL, Holacracy, Scrum tanto per citarne alcune, quasi tutte nate in ambito IT e quasi tutte incentrate sul funzionamento di team autonomi (squads, circles..) all’interno dei quali vige una chiara, lineare definizione di ruoli e responsabilità. Quindi di autorità.

In queste strutture il manager è più un leader che supporta il team attraverso l’assegnazione dei budget, l’organizzazione di momenti di sincronizzazione e la costante rivisitazione dei ruoli secondo il principio di “test and learn”. Centrale, in questo schema, la definizione del purpose, la ragion d’essere di una organizzazione, ma anche di un team, unica bussola per orientare scelte e decisioni. Si tratta di un passaggio prima di tutto culturale (a tal proposito se state pensando di approcciare qualche società di consulenza per conoscere meglio queste discipline, scegliete quelle che a loro volta le applicano al proprio interno). Estrema conseguenza dell’agility può anche essere, come nel caso di Netlight, l’assenza totale di organizzazione.What is organic needs no organisation”. Ciò che cresce naturalmente non ha bisogno di una organizzazione. Che significa che più le persone sono motivate e responsabilizzate più sono in grado di organizzarsi bene, naturalmente. La comunicazione online fa il resto: “We chat a lot”.

 

Non nego che sono rimasta molto colpita da questo leader umile e visionario e ho ritrovato tante delle intuizioni che mi hanno guidato come leader e come manager in questi anni. E proprio in Svezia ho pensato di scrivere un semplice vademecum, appunti di viaggio, per chi volesse percorrere il sentiero e  diventare agili.

 

Un vademecum per l’agilità

Tutto inizia da un leader

Tanti CEO visionari hanno avviato profonde trasformazioni. Tuttavia ognuno, nel suo piccolo, può esplorare nuovi modi di lavorare, contagiare altre persone e diventare un esempio nell’organizzazione. Fatelo!

 

Trust, la fiducia prima di tutto

Il cambiamento richiede fiducia e la fiducia richiede coerenza. Se intendete accompagnare il vostro team nel processo di trasformazione per diventare agili dovete mettervi in gioco. Ed è bellissimo.

 

Sempre connessi

WhatsApp, Slack, Workplace sono solo alcuni degli ottimi strumenti attraverso i quali è possibile condividere costantemente le informazioni. Divertitevi!

 

Abbiamo (ancora) bisogno di rituali

Ogni tribù ha bisogno di rituali. E chi l’ha detto che debbano chiamarsi staff meeting, brand meeting, off site? Ascoltate di cosa hanno bisogno le persone e scegliete nuovi linguaggi.  È come scrivere un libro.

 

Interezza e consapevolezza

Cambiare, all’inizio, fa male. Se volete intraprendere un processo radicale di trasformazione all’interno del vostro team o della vostra organizzazione, supportate le persone. Con la mindfulness o il coaching, ad esempio.

 

E gentilizza

Trasformate la durezza e la critica giudicante in comprensione, ci fa apprezzare la possibilità di unire anziché dividere, ci fa cambiare immediatamente punto di vista sugli altri. Siate gentili (è faticoso ma paga).

 

Studiate quello che fanno gli altri, poi scegliete ciò che va bene per voi

Da più parti stanno nascendo teorie di organizzazione del lavoro agile. Studiatele, osservatele, provatele. Poi fatevi guidare dal vostro intuito. Non sbaglia mai (e se sbaglia va bene)!

 

 

Il racconto nasce da una Learning Expedition a Stoccolma dal 29 al 31 agosto 2018, organizzata dalla società Fabric.

 

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