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Set 14, 2018

La generazione Y al femminile per riscrivere il futuro del Sud. Re-Generation (Y)outh

Re-Generation (Y)outh è un progetto nato dalla volontà di 11 ragazze under 30 e presentato durante l’evento del Parlamento europeo "European Youth Event", a Strasburgo. L’obiettivo è creare un nuovo Sud, attraverso la partecipazione attiva del territorio e la diffusione di buone pratiche, basate sul concetto di sostenibilità e identità culturali dei luoghi

Dal 2014, ogni 2 anni, il Parlamento europeo organizza, nella sua sede a Strasburgo, lo European Youth Event, un vero e proprio momento di aggregazione per gruppi di ragazzi, tra i 16 e i 30 anni, che condividono con i decision maker progetti che rispondono alle sfide lanciate dall’Europa e che possono impattare positivamente sul futuro. Al centro, temi come la sostenibilità, l’inclusione sociale, la digitalizzazione, la riqualificazione urbana e rurale, la democrazia.

L’edizione 2018 dell’evento si è svolta l’1 e 2 giugno scorsi e ha visto la partecipazione di oltre 8 mila ragazzi, provenienti da tutta Europa. Tra loro, c’era anche un gruppo di 11 ragazze (sì, tutte donne), under 30, provenienti da Basilicata e Campania, che ha presentato il progetto “Re-Generation (Y)outh”.

Sono Giusy Sica, leader del gruppo, laureata ed esperta in Cultural Heritage Management, Emanuela Di Venuta, laureata in Lettere classiche (con una tesi sul sessismo nella lingua italiana) e appassionata di social media, Dina Galdi, laureata in Archeologia e Culture Antiche e con una grande passione per il teatro; Sara Zaccagnino, laureanda e amante di filosofia politica e del diritto, Chiara D’Amico, laureanda in Archeologia e Culture Antiche e violinista, Gloria Maria Basanisi, laureata in Lingue e immersa nel mondo della letteratura, arti figurative, teatro e musica. Pegha Moushir Pour, futura architetta e sostenitrice della parità sociale ed etnica di genere, Silvia Parlato, giurista con un occhio di riguardo ai beni culturali, Letizia Milito, aspirante agente immobiliare e attenta alle tematiche legate al “reddito meritocratico”, Morgana Bruno, laureata in Lettere con indirizzo linguistico-filosofico, e Antonella D’Angelo, studentessa della facoltà di Medicina. Un team multidisciplinare e in grado di essere transdisciplinare che, attraverso Re-Generation Youth, vuole diventare un aggregatore di idee provenienti dal basso e promotore di iniziative per far vivere il Sud e riqualificare in ottica sostenibile e culturale le aree periferiche.

A spiegare i dettagli di questo progetto a StartupItalia! è proprio la team leader Giusy Sica.

L’intervista

Qual è il significato che c’è dietro “Re-Generation (Y)outh”?

É un nome che racchiude in sé gli elementi fondanti e di ispirazione del progetto. Significa “rigenerazione”, in senso fisico, cioè che fa tornare a vivere i luoghi, innescando connessioni tra le zone urbane e rurali, piuttosto che allargare le distanza e innalzare barriere socio-economiche. Ma non solo, perché questo cambiamento può essere reale solo se va al di là degli spazi fisici e innesca nuove idee. Mi viene sempre in mente l’immagine di un fiume in piena che non distrugge ma abbraccia i problemi del Mezzogiorno e li risolve grazie alle proposte provenienti dalla comunità. É un progetto partito da un gruppo di ragazze, under 30, e quindi della generazione dei Millenial, cioè Y, da cui (Y)outh.

 

Un team di sole donne, provenienti da Basilicata e Campania. Perché?

É stata una scelta mirata, un segnale verso l’inclusività sociale, contro le discriminazioni di genere, proprio in un paese al penultimo posto, a livello europeo, per la percentuale di leadership femminile, specie in ambito culturale. L’essere poi tutte della generazione Y e del Sud ha voluto lanciare un messaggio che scardinasse il concetto della generazione di fannulloni e valorizzasse, piuttosto, il nostro essere “meridionaliste”, naturalmente in senso positivo.

 

Come pensate di mettere in atto questa “Re-generation”?

Attraverso delle buone prassi che abbiamo raccolto nella proposta presentata al Parlamento europeo durante lo European Youth Event e che siano il punto di partenza per risolvere alcune problematiche tipiche delle nostre regioni del Sud. Mi riferisco ai temi dello spopolamento, dell’isolamento delle aree interne, del divario tra zone urbane e periferiche, della sostenibilità.

C'è bisogno di una rilettura del paesaggio, che non sia legato solo al concetto di agricoltura e attività produttive agricole, ma alle identità culturali dei luoghi.
Nelle zone rurali e periferiche è possibile riconvertire gli spazi secondo i principi della sostenibilità e trasformandoli in luoghi di contaminazione di idee che diano nuovo impulso all’imprenditorialità, generando così valore socio-economico in queste aree marginali. Le zone centrali, inoltre, non devono essere solo luoghi turistici di passaggio ma diventare attrattori di persone, per essere vissuti anche dai cittadini. Per mettere in atto questo cambiamento, bisogna anche ripensare l’educazione giovanile, prevedendo una maggiore sensibilizzazione al tema dell’ambiente e sostenibilità e insegnando l’educazione civica già dal primo ciclo scolastico.

 

Cosa ha “rigenerato”, intanto, la partecipazione allo European Youth Event?

É stata una bellissima esperienza che ci ha riempito di entusiasmo e ci ha convinto ulteriormente ad andare avanti. Siamo l’unico team italiano inserito tra le 100 migliori proposte del report dell’European Youth Event e ad ottobre sapremo se potremo presentare il nostro progetto ai membri del Parlamento europeo, per ricevere il loro feedback diretto. A ritorno da Strasburgo, abbiamo dato avvio alla formula del Think Tank, lanciando il format “Reg-You”, ovvero podcast che potranno essere realizzati da tutti coloro che vogliono contribuire a questa rigenerazione, e lanciato una nuova sfida: una call per mappare e realizzare un report sulle “100 Best Women In Culture”. Re-generation Youth sta diventando una vera e propria community e un network operativo di persone che vogliono scrivere il futuro del Sud, guardando all’Europa.

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