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Nov 7, 2018

LowRes | Commentare tutti, commentare meglio

Siamo soldati in una guerra di propaganda a colpi di social. Ma siamo uomini, o caporali?

Tutte le volte che sui social network si diffonde una notizia controversa – l’ultima: la foto della soubrette televisiva, fidanzata del Ministro dell’Interno, che annuncia al mondo la fine della loro relazione – Alessandro Manzoni si ridesta nella tomba per ricordarci una delle sue frasi più celebri:

“S’ode a destra uno squillo di tromba - a sinistra risponde uno squillo”

Il primo squillo, potentissimo, è quello di chi, con grande veemenza, riproporrà quella foto ai propri contatti: quasi sempre aggiungendo commenti, battute, altre immagini e associazioni varie.

Il secondo, più flebile ma lo stesso discretamente udibile, quello di chi approfitterà di una simile vorticosa diffusione di notizie inutili, controverse, banali o perfino dannose, per ricordarci che simili scelte di condivisione impulsiva generano effetti opposti a quelli desiderati. Che sottolineare e riproporre il video del politico che sbaglia un congiuntivo non servirà necessariamente ad affossarlo.

 

Vero è che spesso le dinamiche del passaparola sono strumentalmente utilizzate dagli esperti di comunicazione e che i toni grevi o estremi, le citazioni non dette di Mussolini o le bufale espresse a voce piena, sono parte di un piano. E di quella strategia noi, con la nostra voglia di commentarle o criticarle, siamo gli ignari soldatini.

La frase manzoniana del Conte di Carmagnola è spesso considerata un esempio ben riuscito di simmetria letteraria, ma i due squilli, che si mescolano sui social network alla vista del Ministro della Repubblica seminudo, forse simmetrici non sono. Sullo sfondo una domanda resta per ora senza risposta: ma noi, sui social network, per non essere palle da cannone, cosa dovremmo commentare?

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