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Nov 12, 2018

“Startup fiction”, il romanzo di formazione di Fausto Pasotti (Speed MI Up)

Fausto Pasotti, direttore generale di Speed MI Up, l’incubatore della Bocconi, parte dalla propria esperienza personale per raccontare il libro che ha appena scritto

“Mi piace raccontare storie, sono un lettore di romanzi e dalla fiction ho imparato molto. Volevo trasmettere una parte della mia esperienza professionale agli altri, e, allora, quale metodo migliore?”

 

Fausto Pasotti, direttore generale di Speed MIUp, l’incubatore della Bocconi, parte dal proprio vissuto individuale per raccontare il libro appena dato alle stampe (Startup Fiction, Edizioni Pearson, disponibile rilegato e in versione digitale). Un modo inconsueto di affrontare tematiche, quelle legate al management, che richiamano volumi bigi e noiose lezioni universitarie.

 

Pasotti si è cimentato, invece, in una business novel di formazione: protagonisti due ragazzi (bocconiani, ovviamente) che vivono la propria storia d’amore parallelamente alla voglia di creare un’impresa.

 

 

Il testo è inframmezzato da una serie di utili schede e case history aziendali rigorosamente reali che aiutano a dare concretezza alla narrazione e a mantenere alta l’attenzione del lettore. Perché, in fondo, l’idea resta quella di trasmettere conoscenza.

 

Ma la narrativa può sostituire i manuali? chiediamo. “Penso che sia un ottimo strumento complementare per alcune materie, come il management, che già oggi vengono insegnate tramite workshop. Queste tematiche per loro natura richiedono un apprendimento legato all’esperienza: è l’immersive education”.

 

E gli ingredienti per fondare un’impresa, possibilmente di successo? Cosa ha insegnato l’esperienza a chi ne ha viste nascere tante (e fallire molte di più?) “Visione, coraggio e passione non sono sufficienti – avvisa chi volesse provarci – Qualsiasi impresa necessita di energie che vanno ben oltre ogni bilancio economico previsionale. Serve una certa componente ossessiva: l’imprenditore spesso non dorme la notte per risolvere i problemi. Ed oltre a una buona idea, serve la capacità di venderla, spesso sottovalutata”. Insomma: non è un mestiere per tutti.

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