immagine-preview

Dic 2, 2018

La Nazionale Italiana di Cyberdefender è il futuro del nostro paese

Cybaze e Yoroi hanno premiato i ragazzi del team parte del Laboratorio Nazionale di Cybsersecurity del Cini, di ritorno dalla European Cybersecurity Challenge

Eravamo tra i pochi, forse gli unici, tra i grandi paesi al mondo, a non avere una Nazionale di Cyberdefender. Detta così sembra qualcosa uscita pari pari da un racconto post-apocalittico o molto fantascientifico e invece i dieci ragazzi del Laboratorio Nazionale del Cini esistono davvero. Il team, presentato un anno fa a Lucca , ha riscosso un discreto successo alla alla European Cybersecurity Challenge, dove si è piazzato sesto.

 

La gara è di quelle toste e prevede sfide su attacchi di rete, sistemi di difesa e quant’altro oggi un hacker ben poco etico ha tra le mani per creare più di un disagio a infrastrutture piccole o grandi, network privati o pubblici. Del resto, l’obiettivo finale, alla lunga, è quello di creare gruppi che siano al servizio del proprio paese, una sorta di esercito digitale, pronti ad agire proattivamente contro soggetti che mirano a violare piattaforme più o meno complesse.

 

I membri della Nazionale Italiana di Cyberdefender sono stati premiati, a qualche settimana di distanza dalla challenge che si è svolta a Londra, dall’entourage di Cybaze e Yoroi, sponsor della squadra. La prima è un’azienda italiana di cybersecurity frutto della fusione di Emaze e MediaService, la seconda, pure acquisita da Cybaze, si occupa di sicurezza informatica e ha lanciato un curioso e interessante progetto, etichettato come “Cimitero dei malware”, una applicazione web based che permette di controllare se un file che si è ricevuto sul computer, via mail, chat e quant’altro, è infetto oppure no, semplicemente caricandolo sul sito.

Uno strumento che servirà a chiunque, in ottica difensiva, anche ai ragazzi che continueranno ad allenarsi sia in vista dei prossimi campionati europei, nel 2019 a Bucarest, sia a protezione di organizzazioni e società affidate all’esperienza di un soggetto, Cybaze, che conta personalità attive nel campo della sicurezza da quasi vent’anni e indipendenti da vendor e gruppi internazionali. Proprio Marco Castaldo, amministratore delegato di Cybaze, ha affermato in occasione della premiazione alla Nazionale: “Siamo in un mondo in cui la conflittualità cresce con lo stesso ritmo con cui cresce l’intelligenza artificiale. Purtroppo nel nostro paese si alza il livello della paura su cose meno significative ma non si parla di altri argomenti fondamentali, come la cybersecurity, che pure dovrebbe guidare le scelte di una nazione che vuole puntare a essere fortemente digitale”.

La differenza con l’estero è nei numeri, ancora bassi da noi, degli investimenti in materia di difesa, ma non nel trend crescente di violazioni subite da vari target. “C’è una grande discrepanza tra il grado di consapevolezza che c’è in Italia e quella che trovo in altri Paesi – ha sottolineato Domenico Cavaliere, special advisor di Cybaze – e questo si traduce anche sul mercato. Basti pensare che il settore della cybesecurity di Singapore è grande, in termini economici, quanto quello italiano, ma con 6 milioni di abitanti (per la cronaca, l’Italia ne ha 60 milioni ndr)”.

 

Quindi cosa può dare la Nazionale Italiana di Cyberdefender al Bel Paese? Sicuramente un framework, anche culturale, diverso. Certo non basta una semplice nomenclatura per rendere i nostri confini “liquidi” più sicuri ma sapere che, dal basso, c’è un vasto sottobosco di menti pronte a tuffarsi nel campo della cybersec è incoraggiante. Lo è soprattutto se si considera che, a fronte di un aumento dell’automazione degli attacchi, grazie ad AI e deep learning, l’intervento umano è ancora fondamentale. Servono occhi e mani pronte a scrivere codice per fermare i DDoS, intercettare una campagna globale di phishing, scovare gli stati dietro gli APT.

 

Lo sa bene Marco Ramilli, fondatore di Yoroi: “La battaglia dell protezione deve essere combattuta in maniera umana. Le macchine sono brave a dare risposte ma solo noi possiamo fare le giuste domande. L’idea originale di un attacco è sempre di un essere umano e gli esseri umani sono gli unici capaci di comprendere davvero cosa c’è oltre una minaccia”.

 

Come anticipato, il coordinamento del team è affidato al Laboratorio Nazionale del Cini, un consorzio per l’informatica che al suo interno prevede 10 labs territoriali, tra cui quello sulla cybersecurity. Proprio la divisione ha pubblicato il nuovo Libro Bianco della sicurezza informatica, il seguito del primo volume edito nel 2015. La volontà è quella di disegnare l’attuale panorama difensivo per cercare di migliorarlo, con linee strategiche condivise e utili a innalzare le dovute barriere digitali, senza isolarci dal resto della rete.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter