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Dic 21, 2018

Innovation Hub, la rete globale di Enel per le startup

Sono nove i centri distribuiti in tutto il mondo, dalla Silicon Valley a Israele al Sudamerica. E, naturalmente, all'Italia.

Open innovation significa aprirsi all’ecosistema, sfruttando la velocità di pensiero e di azione delle startup. Enel sposa il concetto con l’apertura di una serie di 9 Innovation Hub, che hanno l’ambizione di diventare il punto di riferimento per le giovani aziende innovative del comparto energia. Un luogo dove presentare le proprie idee, discuterle con i manager del gruppo e trovare gli strumenti e i canali per realizzarle.

 

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In poco più di due anni la rete messa in piedi da Enel comprende nove innovation hub distribuiti in tutto il mondo. Tre di questi sorgono in ecosistemi ad alta vocazione di innovazione: la Silicon Valley (Usa), Tel Aviv (Israele) e il parco tecnologico di Skolkovo, la cittadella russa dell’innovazione alle porte di Mosca (Russia). Gli altri sono dislocati in Paesi dove Enel ha stabilito una forte penetrazione commerciale: Madrid (Spagna), Rio de Janeiro (Brasile), Santiago del Cile (Cile). Il centro di Catania, in Italia, è un Enel Innovation Hub&Lab perché è nato nei laboratori di Passo Martino, uno dei fiori all’occhiello della ricerca tecnologica  della società nel campo delle energie rinnovabili; l’Innovation Hub&Lab di Pisa, della Business Line Global Thermal Generation, sorge nella città capitale italiana della ricerca, mentre l’Hub&Lab di Milano è dedicato alla ricerca di tecnologie di infrastrutture e reti.

 

 

“Innovability”, un mix di progresso tecnologico e sostenibilità

“Vogliamo essere per le startup un partner industriale che le metta in condizione di sperimentare l’innovazione con noi, lanciare l’innovazione grazie a noi e vendere la loro innovazione a noi e ai nostri clienti” spiega Ernesto Ciorra, direttore Innovability di Enel. Lo stesso termine “Innovability”  è un neologismo che mixa progresso tecnologico e sostenibilità, quella che oggi, nei paesi avanzati, si richiede ai grandi gruppi.

 

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Alle startup selezionate vengono offerti tutti gli strumenti necessari per il decollo: la consulenza tecnologica di esperti (sia interni sia esterni al Gruppo, in perfetto spirito Open Power), l’accesso a una rete di partner (compresi gli investitori) e la possibilità di testare le innovazioni nei laboratori o impianti del gruppo. E, soprattutto, sono aperte le porte alla possibilità di passare alla fase di scale up, con un mercato potenziale che comprende l’intero Gruppo Enel ma anche partner, clienti e fornitori.

 

Non solo. C’è un’altra possibilità. Se le soluzioni proposte da una startup si adattano particolarmente bene alle necessità di Enel, il gruppo può proporre di acquisire l’azienda. L’operazione è andata in porto, per esempio, con due società americane: eMotorWerks, leader nella fornitura di servizi e infrastrutture per veicoli elettrici, ed EnerNoc, leader a livello globale nel settore del demand response, il servizio energetico che contribuisce a stabilizzare la rete elettrica con la partecipazione attiva dei grandi clienti.

 

Dalle collaborazioni con le startup derivano molti prodotti altamente innovativi di grande utilità per le attività aziendali, a tutti i livelli: dal giubbotto dotato di airbag per i tecnici che operano sul campo al sistema di conversione audio/video per non udenti dei call center, dai droni di sicurezza che monitorano la centrale di Torrevaldaliga al sistema a idrogeno per l’accumulo di elettricità realizzato a Cerro Pabellón, in Cile. Il sistema V2G (vehicle-to-grid), che consente alle auto elettriche di riversare in rete l’elettricità in eccesso diventando batterie mobili, è stato realizzato da una collaborazione di questo tipo, ed è stato esportato in tutto il mondo.

 

Alcuni progetti sono talmente avveniristici da suscitare subito reazioni di perplessità o stupore. È accaduto, per esempio, con la centrale ibrida (a energia geotermica, fotovoltaica e solare termodinamica) di Stillwater, nel Nevada: un progetto che perfino il Massachusetts Institute of Technology, il famoso MIT, riteneva impossibile ma che è stato realizzato e premiato. Come spiega Ciorra, “quando ci dicono che una cosa è impossibile, noi proviamo a farla”.

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