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Gen 23, 2019

LowRes | Tirare i fili dell’agenda digitale

Il Team dell'Agenda Digitale promette una beta dell'app unica per la PA. Quel che manca è la volontà politica di riunire tutti i servizi ai cittadini sotto una sola guida

Fra le icone che conservo da tempo, quasi per ricordo, nel mio cellulare, c’è quella di una app che si chiama “Italia login”. È un mockup funzionante nel quale il signor Giuseppe Garibaldi riuniva sullo schermo dello smartphone le scadenze del bollo auto, i propri rapporti con il fisco, la pagella dei figli adolescenti e mille altre cose (notifiche, pagamenti, dati sanitari ecc) della sua vita.

 

L’idea di una app per il cittadino nasce nel 2014 da una intuizione di Paolo Barberis, a quei tempi Consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio: fra accelerazioni e improvvisi stop, è arrivata fino ad oggi, dopo aver cambiato nome, nel progetto del Team digitale chiamato IO. Nome leggermente egocentrico, e forse per quello adeguato ai tempi, ma che – mi annuncia una email del Team digitale – partirà finalmente con una versione beta privata nei prossimi mesi.

Ne scrivo per due ragioni. Perché mi sembrava il caso di dare a Cesare quel che è di Cesare (e a Barberis quel che è di Barberis, visto che la mail attribuisce “la visione” all’ottimo Diego Piacentini) e perché si tratta di un progetto bellissimo che merita di essere appoggiato e seguito con attenzione indipendentemente da chi sia stato il suo ideatore.

 

Come molte idee grandiose il progetto IO soffre dei grandi limiti legati alla complessità dell’ecosistema digitale. La app è così solo la punta di un iceberg di fitte relazioni nascoste ai nostri occhi che consentiranno alla macchina di funzionare. Questi fili, fatti di protocolli, dataset che dialogano, accordi fra soggetti diversissimi e spesso in conflitto, sono il vero problema organizzativo. In un Paese in cui anche solo mettere in piedi un’anagrafe digitale di tutti i cittadini è stata per anni (e un po’ anche ora) una faccenda quasi insormontabile, una simile opzione che gli italiani sposerebbero in massa e velocemente, rischierà di trasformarsi in un contenitore vuoto se il Governo, le regioni, la politica e gli amministratori in generale non ne percepiranno la centralità. Per amore di verità occorrerà dire che per ora questo riconoscimento diffuso verso un’idea, vecchia ormai di cinque anni, che potrebbe migliorarci la vita, non sembra al centro dell’agenda di nessuno.

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