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Feb 4, 2019

Startup e innovazione. La strategia del Ministro Di Maio e l’executive summary dell’ultimo report MISE-Unioncamere sul registro delle imprese innovative italiane

Le startup innovative crescono in numero (sono arrivate a 10.000) e importanza (danno lavoro a quasi 54.000 persone). Abbiamo chiesto a Luigi Di Maio che cosa aspettarci dal 2019: "Più che mantenere il ritmo il nostro auspicio è di dare una forte accelerazione tanto alle startup quanto al mercato del venture capital che deve arrivare almeno ai livelli dei nostri principali competitor europei"

Secondo l’ultimo report trimestrale MISE-Unioncamere-InfoCamere lo scorso anno si è chiuso con quasi 10.000 startup innovative che ormai rappresentano circa il 3% di tutte le società di recente costituzione, a testimonianza di un ruolo sempre più significativo nel panorama imprenditoriale italiano. In alcune aree del nostro Paese la loro incidenza raggiunge picchi del 5% a livello regionale (Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige sono le due Regioni superstar) e del 6% a livello provinciale (Trieste, Trento e Ascoli Piceno per citare le migliori).

Come al solito sono le città a creare ecosistemi e Milano continua a rappresentare il principale polo per le imprese innovative italiane: in città sono presenti ben 1.687 startup (17% del totale nazionale), più che in qualsiasi altra Regione italiana. Segue Roma, con una popolazione in continua crescita, sempre più vicina a quota mille (969, il 10% del totale nazionale).

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Nonostante la normativa sia aperta a tutti i settori economici, le startup si concentrano in settori legati alla tecnologia. Il 34% sono dedicate alla “produzione di software“, e il 13% ricerca e sviluppo”. Nei due segmenti citati le startup rappresentano rispettivamente uno e due terzi della popolazione complessiva delle imprese neo-costituite. Ben rappresentato è anche il settore manifatturiero, in cui si colloca il 19% delle startup (5% del totale delle nuove società di capitali).

Non ci sono ancora aggiornamenti invece sui posti di lavoro creati, l’ultima registrazione è ferma al 30 settembre 2018 con 53.704, per un incremento di 1.200 unità in tre mesi e di ben 11.500 su base annuale (+27,1%).

Sono dati confortanti, dopo la crescita esponenziale degli investimenti nel 2018 (ne abbiamo parlato qui) adesso è importante che il trend non si arresti.

Gli incentivi fiscali dal 30 al 40% hanno già avuto un effetto importante (solo a Gennaio si sono registrati oltre 25 Milioni di Euro di round) anche se forse il mercato non lo ha capito in pieno (noi stessi riceviamo richieste quasi ogni giorno per averne conferma).

 

Intervista al Ministro Luigi Di Maio

Ministro, i PIR e l’obbligo per le aziende partecipate dallo Stato di investire il 15% nei loro utili rischiano di avere un effetto nei prossimi 24 mesi. Cosa si può fare per mantenere il ritmo degli ultimi 12 mesi?

 

Più che mantenere il ritmo il nostro auspicio è di dare una forte accelerazione tanto alle startup che devono avere gli strumenti anche finanziari per crescere e competere a livello globale quanto, più in generale, al mercato del venture capital italiano che deve arrivare almeno ai livelli dei nostri principali competitor europei. Nella legge di bilancio abbiamo dedicato un pacchetto di misure per stimolare il mercato del venture capital e dell’innovazione in Italia: da una nuova disciplina dei PIR, alla destinazione degli utili delle partecipate ad iniziative di VC fino al perno delle misure che è il Fondo Nazionale Innovazione. In queste settimane i tecnici del Ministero stanno lavorando per mettere a punto e rendere presto operative tutte le misure ideate che ci fanno parlare di una vera e propria manovra dell’innovazione.

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Il valore degli investimenti dello scorso anno ha portato il nostro Paese tra i primi 10 Paesi in Europa per investimenti ma la strada è ancora lunga se ci confrontiamo con Paesi come Francia, Germania e UK. Abbiamo parlato più volte della possibilità di creare un Fondo dei Fondi, un veicolo che aumenti in modo importante il capitale disponibile nel nostro Paese in modo da recuperare questo gap? C’è qualcosa all’orizzonte e possiamo pensare che abbia un impatto già sul 2019?

 

La nostra risposta è la creazione del Fondo Nazionale Innovazione. Un soggetto unico guidato da Cassa Depositi e Prestiti che funga da cabina di regia per riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico dell’innovazione. Il Fondo Nazionale Innovazione nasce con l’obiettivo di accelerare la maturazione del nostro sistema dell’innovazione. Attraverso i propri Fondi particolare attenzione verrà dedicata ad una serie di ritardi culturali e strutturali del nostro ecosistema: ampliare il mercato degli operatori di Venture Capital (oggi limitato rispetto a Francia, Germania e UK); creare spazio ed opportunità di crescita per un contestuale ricambio generazionale, individuando nuovi “first time team” in grado di costituire nuovi Fondi in linea con le innovazioni emergenti; riequilibrare in modo radicale il gender gap, favorendo una maggiore e qualificata presenza femminile; accelerare la nascita e lo sviluppo in Italia del Corporate Venture Capital, offrendo ai principali Gruppi italiani una piattaforma di Venture Capital di assoluta professionalità; offrire ai territori e alle finanziarie regionali l’opportunità di contribuire ad una grande sfida nazionale; dare nuove opportunità ai giovani, aprendo loro delle nuove strade per sviluppare le idee e le eccellenze, senza più bisogno di andare obbligatoriamente all’estero per poter realizzare i loro sogni. E’ un’impresa entusiasmante che vogliamo affrontare insieme a tutti gli attori del sistema italiano. Nelle prossime settimane avrete ulteriori dettagli sul Fondo.

 

Personalmente credo che ci sia un bisogno enorme anche di diffondere nuova cultura nel nostro Paese, sia sul fare impresa, sia sui temi del digitale. Il rischio altrimenti è che oggi che finalmente siano disponibili i capitali e non ci sia abbastanza offerta in tema di aziende in cui investire, pronte a ricevere finanziamenti e a portare un adeguato ritorno per gli investimenti. Ci saranno misure in questo senso in futuro?

 

Condivido quest’esigenza. Bisogna parlarne e far arrivare il sistema dell’innovazione al grande pubblico. Sono certo che il Fondo Nazionale fungerà da effetto moltiplicatore e penso che in questo processo la RAI possa e debba giocare un ruolo determinante. Abbiamo tante eccellenze in Italia che bisogna valorizzare e far conoscere in Italia e all’estero. Si tratta di un lavoro che richiederà del tempo ma pensiamo di essere sulla buona strada. Sotto questo profilo un primo impulso lo abbiamo dato con la creazione dei gruppi di lavoro al MISE su AI e Blockchain che scriveranno con noi le strategie nazionali. E’ bello vedere come in questi mesi, anche grazie al nostro lavoro, ci sia una vivacità sulle tecnologie emergenti che come Paese non abbiamo mai vissuto.

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Spesso si valuta questo settore come fatturato, vendite e personale. Sono ovviamente misure molto concrete e che sposiamo in pieno come StartupItalia. Ci sono però settori come biotech e lifescience, che raccolgono decine di milioni, investono il 90% di queste risorse in ricerca e sviluppo. Visto che è uno dei settori italiani più riconosciuti al mondo non dovremmo guardare anche a questo parametro?

 

Assolutamente sì. L’Italia ha un primato importante nelle scienze della vita. Nel Fondo Nazionale Innovazione pensiamo ad uno spazio importante per le società operanti sulle deep technologies, ovvero le aree di maggiore crescita e sviluppo negli investimenti innovativi su scala globale. Pensiamo a settori come Robotics, AI, Blockchain, New Materials, Nanotech, Security, Space Economy, Healthcare, EcoIndustries, AgriTech, Foodtech, Mobility, Fintech. Settori nei quali appare evidente la connessione diretta con gli hub di eccellenza espressi dalla Ricerca e dalla Università italiana, con la necessaria attenzione da parte del Fondo Nazionale Innovazione al sostegno di un trasferimento tecnologico più agile, efficiente e veloce.

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