Giuseppe Bungaro, a soli 18 anni già prodigio della medicina. L'intervista
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Ultimo aggiornamento il 25 Febbraio 2019 alle 10:03

Giuseppe Bungaro, a soli 18 anni già prodigio della medicina. L’intervista

Lo studente tarantino ha progettato uno stent coronarico salvavita che gli è valso il titolo di Alfiere della Repubblica. Mamma casalinga, papà impiegato all'Ilva, rassicura: "Vorrei restare a lavorare in Italia"

Giuseppe Bungaro ha 18 anni e vive a Fragagnano, un piccolo comune in provincia di Taranto. Frequenta l’ultimo anno al liceo scientifico “Del Prete – Falcone”, porta a casa ottimi voti e, come tanti giovani della sua età, custodisce un grande sogno nel cassetto: diventare cardiochirurgo. A differenza degli altri, però, questo ragazzo ha una marcia in più. Neo nominato Alfiere della Repubblica Italiana per il suo talento scientifico, Giuseppe è anche considerato tra le 100 Eccellenze Italiane, oltre ad avere vinto l’European Union Contest for Young Scientists: la competizione vede in gara piccoli scienziati europei junior (tra i 14 e i 21 anni).

Il suo merito? Quello di aver inventato un progetto che potrebbe rivoluzionare la cardiochirurgia: uno stent coronarico salva-vita.

Nonostante la giovanissima età, le sue giornate trascorrono frenetiche, tra la scuola e l’ospedale di Lecce, dove spesso si trova ad assistere a operazioni chirurgiche, nell’ambito del progetto didattico di alternanza scuola-lavoro. Siamo riusciti a rubargli un po’ di tempo, durante una delle sue brevi pause, per farci raccontare la sua incredibile storia.

Leggi anche: A 18 anni inventa uno stent coronarico salva-vita

L’intervista a Giuseppe Bungaro

StartupItalia: Da cosa nasce questa tua curiosità per la scienza e, in particolare, per la cardiochirurgia?

Giuseppe Bungaro: “Il mio progetto prende forma dalla volontà di risolvere problematiche post-impianto e migliorare la qualità della vita post-operatoria del soggetto. L’idea di questo nuovo stent, che utilizza biomateriali con proprietà fisico-chimiche altamente specializzate, è nata dalla mia personale esperienza. A 13 anni mi era stato diagnosticato un problema all’aorta addominale, e, nel contempo, mia cugina doveva essere operata al cuore. Inizialmente, la mia malattia era stata sottovalutata dai medici. Da quel momento mi sono incuriosito e ho iniziato a studiare angioplastica e le conseguenze post-operatorie di un’operazione al cuore”.

Vorrei seguire le orme dei miei fidati dottori: per me loro sono una seconda famiglia

StartupItalia: Che cosa ha di innovativo il tuo progetto?

Giuseppe Bungaro: “L’apparecchio che ho studiato ha la particolarità di essere in tessuto, composto da celle interne che si autoalimentano, a differenza delle classiche protesi. In questo modo, diminuisce l’infiammazione del vaso e si evitano complicazioni postoperatorie. Da un punto di vista emodinamico, il flusso sanguigno all’interno della protesi non accelera e reagisce bene alle celle, anche se resta necessario l’utilizzo dell’eparina come anticoagulante. Infine, valutando l’aspetto post-operatorio, possiamo affermare che, a differenza di una protesi tradizionale (della durata di 3/4 anni), questo stent degenera più lentamente, arrivando anche a una decade di longevità. Resta il fatto, che, comunque, l’effettiva durata dell’apparecchio è molto soggettiva. Per adesso, siamo ancora in fase di test, anche se le verifiche sinora effettuate sono andate a buon fine”.

StartupItalia: Come sei riuscito a dare risalto alla tua idea?
Giuseppe Bungaro: “Quando ho capito che il mio progetto avrebbe potuto essere interessante a livello medico, ho contattato il dottor Fausto Castriota, noto cardiologo e allora coordinatore dell’unità operativa di Emodinamica e Cardiologia interventistica al Maria Cecilia Hospital di Cotignola, Ravenna. Non avrei mai pensato di ottenere un suo riscontro, non ne parlai neppure con i miei genitori. Eppure, la storia ha preso un’altra piega e sono stato invitato da lui in ospedale. E’ una persona squisita, che ha riconosciuto la portata innovativa del progetto e con il quale sono tutt’ora in stretto contatto. Bagagli alla mano, quindi, questa volta accompagnato dai miei genitori, lo abbiamo raggiunto a Ravenna, dove lui ha apprezzato il mio lavoro e ha dato rilievo alla mia idea”.

Vorrei rimanere a lavorare in Italia, nel Paese dove sono nato e cresciuto e dove mi sento a casa

StartupItalia: Lui è stato il solo a supportarti?
Giuseppe Bungaro: “No, un’altra figura essenziale nel mio percorso è stato il dottor Luigi Specchia, cardiochirurgo al Città di Lecce Hospital, dove, ad oggi, svolgo il tirocinio per il progetto didattico di alternanza scuola-lavoro. A scuola, inizialmente, i miei insegnanti sono rimasti sconvolti, non se lo sarebbero mai aspettato, ma mi hanno sempre sostenuto, preside compreso, e mi incoraggiano ogni giorno ad andare avanti in questo settore. Le nanotecnologie medicali bio-compatibili sono la frontiera del futuro”.

 

StartupItalia: A proposito di futuro… come ti vedi tra qualche anno?

Giuseppe Bungaro: “Anzitutto mi sto preparando per il test d’ingresso a Medicina all’Università di Milano. Poi vorrei specializzarmi in cardiochirurgia. Mi piacerebbe lavorare nel privato e seguire le orme dei miei fidati dottori: per me loro sono una seconda famiglia”.

 

StartupItalia: E i tuoi genitori cosa dicono?

Giuseppe Bungaro: “I miei genitori sono orgogliosi di me, non si sono mai intromessi nel mio cammino e mi spronano sempre a migliorare. Mia madre fa la casalinga, mio padre lavora all’Ilva, e io vorrei rimanere a lavorare in Italia, nel Paese dove sono nato, cresciuto e dove mi sento a casa”.

I riconoscimenti

L’idea di Giuseppe ha già ottenuto diversi riconoscimenti. Oltre alla recentissima nomina di Alfiere della Repubblica, ad essere considerato tra le 100 Eccellenze Italiane e ad aver vinto l’European Union Contest for Young Scientists 2018, il giovane è stato l’unico italiano ad aver ricevuto l’accredito per le Olimpiadi Internazionali della Scienza di Istanbul, misurandosi con altri talenti in media più grandi di lui. “Senza ombra di dubbio sono molto soddisfatto. La mia esperienza ad Istanbul è stata bellissima anche perché ho voluto condividerla con alcuni amici del mio paese che mi hanno accompagnato. E così abbiamo unito l’utile al dilettevole godendoci, insieme, la bella città ed esplorando nuove culture”, rivela. Non finisce qui perché il ragazzo è anche stato invitato all’Expo Science International in Messico e ad Abu Dhabi. “Non so se andrò là perché ho diversi progetti e scadenze da rispettare in Italia. Ne sono comunque molto onorato”.

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