Women in data scientist. Docebo pioniere nell'inclusione femminile
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Ultimo aggiornamento il 12 aprile 2019 alle 14:54

Women in data scientist. Docebo pioniere nell’inclusione femminile

Docebo e SheTech promuovono l'inclusione rosa nelle discipline STEM anche nei licei, dove si affronta troppo poco la materia

Il lavoro del data scientist non è sicuramente tra i più semplici, ma si afferma, in assoluto, tra i più richiesti dal mercato aziendale di oggi e dei prossimi anni. Se questa disciplina resta, per il momento, ancora sconosciuta a molti istituti di formazione italiani, Docebo, la piattaforma di e-learning basata sull’intelligenza artificiale, è impegnata nella diffusione dell’importanza delle discipline STEM negli istituti scolastici.

“Prossimamente ospiteremo da noi 10 ragazzi provenienti dalle scuole superiori lombarde che avranno modo di toccare con mano cosa significa lavorare nel mondo dei dati”, afferma Annamaria Sciré, EMEA Talent & Retention Specialist di Docebo.

#STEMintheCity, l’iniziativa promossa dal Comune di Milano in collaborazione con altre realtà del settore pubblico e privato, è stata l’occasione giusta per focalizzare l’attenzione su quanto il mondo delle discipline matematiche e tecnologiche abbia estremamente bisogno di donne. Se ne è discusso durante il panel “Women in data scientist”, organizzato da Docebo e Shetech, nella sede milanese di Cariplo Factory.

 

STEM: un settore che ha bisogno di donne

“E’ evidente il gap di genere in tema di skills in campo tecnologico – afferma Annamaria Scirè – per questo, insieme a SheTech, lavoriamo con le scuole, al fine di far conoscere l’importanza della conoscenza e dello studio delle discipline STEM, di cui si parla ancora troppo poco. La scelta dell’Università rappresenta un momento cruciale nella vita di molti giovani. Così abbiamo deciso di incentrare il nostro lavoro in quella fascia di età antecedente: nelle scuole superiori”.

La ricerca di data analyst e data scientist rappresenta, al momento, una vera e propria urgenza in molti contesti aziendali. Il mondo del lavoro cambia velocemente per restare al passo con la tecnologia, e le competenze richieste altrettanto.

Tra gli esperti che si candidano per posizioni da data scientist, le donne, in Italia, sono soltanto una piccolissima percentuale, anche nel caso di Docebo: realtà attenta all’inclusione femminile che ha, però, registrato una sola candidatura rosa (poi assunta) durante le selezioni. Quel giovane talento è Carolina Beretta, che ha voluto raccontare la sua storia di coraggio e passione per un lavoro a prevalenza fortemente maschile. “Verso la fine del mio percorso di studi al liceo linguistico, che avevo scelto perché appassionata di manga e cultura giapponese, mi sono resa conto che mi piaceva la fisica – racconta Carolina – Fino a quel momento avrei pensato, una volta terminate le scuole, di trasferirmi in Giappone a imparare la lingua che mi appassionava, quando mi sono resa conto di coltivare una passione ancora più forte: quella per l’informatica. Mi sono iscritta, quindi, a Ingegneria Informatica e mi sono piacevolmente imbattuta in computer graphics, intelligenza artificiale e robotica: discipline che amo. Completati gli studi, ho da subito iniziare a cercare lavoro, rendendomi conto di essere stata fortunata ad appassionarmi ad un campo che oggi non conosce crisi. Da gennaio sono stata assunta in Docebo”.

L’avvincente storia di Carolina si intreccia con quella di un’altra altrettanto talentuosa ragazza: Lucia Pagano. “Io, invece, ho sempre nutrito passione per le discipline matematiche. Dopo aver frequentato l’istituto tecnico, mi sono iscritta alla facoltà di Biotecnologie – racconta Lucia – Volevo rimanere in Italia perché mi piaceva il mio paese, ma poi la mia strada ha preso una piega diversa e ho frequentato il dottorato e il post-dottorato di ricerca all’Estero. Durante queste esperienze ho avuto modo di entrare in contatto con il mondo della programmazione informatica, che mi è piaciuto da subito. Il lavoro del data scientist lo facevo da tempo, ma mi mancava un’adeguata preparazione teorica”. Grazie alle sue competenze e skills, dopo tanto tempo fuori dall’Italia, Lucia è tornata in patria ed è stata assunta da Docebo. Tra i suoi motti preferiti ci sono “Mai dire mai” e “Segui il tuo cuore, ovunque ti porti e qualunque siano le difficoltà che incontrerai lungo la strada“.

Queste due ragazze non solo hanno dimostrato di avere talento e coraggio, ma anche ostinazione per essere state capaci di affrontare gli ostacoli dettati da un mondo prevalentemente maschile. “Ho preparato io la prova di selezione a cui ha partecipato Carolina (unica candidata femmina) per entrare in Docebo come data scientist – confessa Lucia a StartupItalia – precedentemente non avevo visto i CV dei candidati né sapevo niente sul loro background, ma nonostante lei fosse stata considerata, in un primo momento, una figura junior, quando ho analizzato la sua prova non ho avuto ombra di dubbio: la persona giusta era lei. Il suo talento era talmente evidente da risultare superiore a quello di tutti gli altri candidati“.

Il talento non è una questione di genere, ma spesso le donne tendono a sottovalutare le proprie potenzialità, soprattutto in campi come questo.

 

Perchè ci sono poche data scientist in Italia?

Con Annamaria, Lucia e Carolina abbiamo fatto il punto sui motivi per cui le donne si sentono poco spronate a intraprendere questo percorso. “Spesso siamo noi stesse, in questo campo, a non saperci attribuire un valore e a sottovalutarci – sostiene Annamaria – sicuramente le donne dovrebbero essere incentivate a promuoversi. In secondo luogo, anche il discorso maternità, in numerosi contesti aziendali, viene sottovalutato. Il congedo parentale non pagato rappresenta un problema, per questo Docebo tutela la maternità con misure di maternity leave, smartworking e lavoro da casa“.

C’è chi, come Lucia, ha vissuto il gap di genere come uno stimolo a migliorarsi e ad imparare sempre qualcosa in più dai colleghi. “Noi donne siamo multitasking e multiskills: riusciamo a fare più cose contemporaneamente – sostiene la data scientist – e credo che siamo anche più organizzate dei colleghi. Il coraggio non ci manca e la voglia di imparare neanche. Per questo dobbiamo avere fiducia in noi stesse e seguire la nostra strada, ovunque ci porti”.

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