Transformers | Fare innovazione nella PA tra buone pratiche e dati insufficienti. Giulia Bongiorno: «Come correre nelle sabbie mobili» - Startupitalia immagine-preview
#SIOS19
Prenota il tuo biglietto

Ultimo aggiornamento il 7 maggio 2019 alle 17:04

Transformers | Fare innovazione nella PA tra buone pratiche e dati insufficienti. Giulia Bongiorno: «Come correre nelle sabbie mobili»

La ministra Giulia Bongiorno interviene all'evento di Agi Agenzia Italia dove è stato presentato il rapporto realizzato con Censis sull'integrazione tra cittadino e PA. Quali sono le migliori pratiche di digitalizzazione della pubblica amministrazione in Italia?

Se non si è digitali non si può essere trasparenti, è una delle frasi più significative che abbiamo raccolto in occasione di “Transformers”, l’evento di Agi Agenzia Italia, che ha riunito le testimonianze delle migliori esperienze di digitalizzazione della pubblica amministrazione.

Dalla creazione di “contenitori digitali” (dove sono visionabili e scaricabili documenti anagrafici e tributari) a CRM multicanale (con i quali accedere a tutti i servizi per i cittadini), fino a progetti di smart city per rendere più “intelligenti” mobilità ed efficientamento energetico, sono tante le iniziative raccontate all’evento che si è tenuto presso l’Apple Developer Academy di Napoli.

Esperienze che, tuttavia, non nascondono lo stato complesso in cui versa l’interazione digitale tra cittadino e PA nel nostro Paese, secondo il rapporto Agi – Censis.

Interazione digitale cittadino-PA: Italia, tra gli ultimi in Europa

Solo il 24% degli italiani ha dichiarato di aver interagito con la PA per via digitale. Un dato che preoccupa, soprattutto se confrontato a quello che succede nel resto d’Europa: il 92% dei danesi, il 71% dei francesi e il 57% degli spagnoli, dialoga costantemente con la pubblica amministrazione attraverso i canali digitali.

Il rapporto (che puoi leggere interamente qui) prova anche a indagare i motivi di questo gap. Gli italiani sanno poco sui processi di trasformazione digitale della PA (il 53,4% degli intervistati denuncia un’informazione carente o assente sull’argomento). Anche chi è informato, tuttavia, evidenzia le sue difficoltà nell’accedere ai servizi digitali (per 37,4% degli intervistati).

A questi limiti si aggiungono poi altri di natura più strutturale che riguardano la digitalizzazione dell’intero Paese: il 16% delle famiglie italiane non dispone di una connessione Internet a casa, rispetto al dato medio europeo, che si attesta intorno all’11%.

Ciò premesso, ci sono delle “buone nuove” a cui aggrapparsi per sperare in un miglioramento futuro: rispetto alle rilevazioni del 2017, la percentuale di chi ritiene che la PA funzioni molto male, si riduce dal 17,9% al 10,2%, mentre aumenta la quota di chi ha un giudizio “moderatamente positivo”, dal 24,3% al 33,2%.

 

Chi sono i campioni della digitalizzazione della PA

L’evento ha raccontato alcune esperienze positive che sono state realizzate in alcuni comuni italiani, dal Nord al Sud del Paese.

Roberta Cocco, assessore a trasformazione digitale e servizi civici di Milano, ha parlato di “Fascicolo Digitale”, un “contenitore” al quale il cittadino può accedere per trovare informazioni anagrafiche, dati elettorali, documenti tributari e collegamento a servizi online della mobilità. Sulla stessa piattaforma può fissare o cancellare appuntamenti per il comune, scaricare il pass per la sosta, e verificare quali e quanti libri risultano in prestito in una delle biblioteche del comune.

 

Sperimentazioni interessanti sono anche quelle realizzate in ambito sanitario. In Veneto, Lorenzo Gubian, responsabile UOC Sistemi, azienda Zero, ha raccontato le ricerche che stanno realizzando per identificare possibili usi dell’intelligenza artificiale in ambito clinico sanitario, come l’identificazione automatica delle parti salienti delle lettere di dimissioni per un resoconto di tutte le attività cliniche effettuate durante il ricovero. Nella presentazione, Gubian ha parlato, soprattutto, dei vantaggi che la medicina predittiva e preventiva potranno avere su tutta la popolazione.

 

“Digitale come sinonimo di trasparenza”, è la mission di OpenCup, una piattaforma che mette a disposizione di tutti, cittadini, istituzioni ed altri enti, dei dati sulle decisioni di investimento pubblico finanziate con fondi pubblici, nazionali, comunitari e regionali. Sono quasi 800mila, i progetti registrati sulla piattaforma, come ha sottolineato il coordinatore del progetto, Andrea Chiacchiararelli, del DIPE (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica).

 

Le startup nella PA: il caso Stamp

Come si fa creare startup che lavorano con la PA? Lo racconta, Stefano Fontolan, cofondatore di Stamp. La sua startup ha ideato OTELLO 2.0, una piattaforma digitale pensata per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per facilitare il tax free shopping, la procedura che consente a soggetti extra-UE di essere esentati dall’Iva sui beni acquistati in Europa. La startup digitalizza tutto il processo dall’emissione elettronica della fattura tax free, fino alla validazione digitale da parte delle dogane.

 

Innovare nella PA come «correre nelle sabbie mobili»

Fare innovazione nella pubblica amministrazione? «È come correre nelle sabbie mobili», è la provocazione di Giulia Bongiorno, il Ministro della Pubblica Amministrazione, tra gli ospiti dell’evento.

Nel suo intervento, ha raccontato quali sono le sfide maggiori per innovare la PA: «La trasformazione digitale deve includere tutti, a partire dagli impiegati delle PA, che hanno una media di 53 anni. Inoltre, bisogna creare dei servizi digitali che sappiano semplificare la vita dei cittadini, e non complicarla ulteriormente. E infine, bisogna trovare soluzioni contro la frammentarietà che c’è nel possesso dei dati tra enti diversi. Solo da una gestione dei dati condivisa può nascere un’innovazione davvero utile».

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter