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Ultimo aggiornamento il 21 maggio 2019 alle 11:36

Tac con radiazioni dimezzate: grazie a due ingegnere cliniche di Napoli

Michela D’Antò, della Fondazione G. Pascale e Federica Caracò, dell’Università degli studi Federico II hanno elaborato un innovativo protocollo per ridurre il rischio clinico all'esposizione delle radiazioni del 40-60%

Le due giovani ingegnere campane sono le vincitrici del Primo premio assoluto dell’Health technology challenge (Htc). Il premio è stato consegnato durante il XIX Congresso dell’Associazione nazionale degli ingegneri clinici (AIIC) che si è svolto a Catanzaro dal 16 al 18 maggio. Michela D’Antò, della Fondazione G. Pascale e Federica Caracò, dell’Università degli studi Federico II, hanno ottenuto il massimo punteggio della giuria tecnica e popolare, superando la concorrenza di altri 162 lavori, con il progetto “Valutazione di un protocollo per la verifica delle funzionalità di un sistema di riduzione della dose installato su tomografi assiali computerizzati”.

I dati: 40 milioni di esami radiologici effettuati ogni anno

Si stima che in Italia su oltre 40 milioni di esami radiologici effettuati ogni anno, circa il 44% sia prescritto in modo inappropriato e non sia strettamente necessario, a causa della cosiddetta medicina preventiva.

I malati oncologici sono i più esposti a queste radiazioni durante la fase della diagnosi e nei continui controlli successivi, nel corso delle cure e dopo. Le due giovani ingegnere campane, nel loro progetto hanno verificato l’efficacia di un protocollo per poter garantire una buona qualità di immagini da una Tac, con maggior sicurezza e minor invasività per i pazienti, riducendo del 40-60% la dose di radiazioni.

“Tali risultati dimostrano l’importanza dell’aggiornamento delle tecnologie esistenti per migliorare le prestazioni degli strumenti radiologici nell’ottica di assicurare al paziente prestazioni più accurate e minimizzando i rischi possibili derivanti dall’esposizione a radiazioni ionizzanti”. Hanno dichiarato entusiaste le due ingegnere cliniche di Napoli.

 

Tac con radiazioni ridotte e buona qualità delle immagini: un binomio perfetto

Il nuovo protocollo di Michela D’Antò e Federica Caracò potrà ridurre significativamente: 40-60% l’esposizione alle radiazioni, soprattutto per quei pazienti come i malati oncologici che sono costretti a ripetute analisi, grazie ad un algoritmo che permetterà il collaudo di macchine di varie aziende e in diversi modelli in modo da poter effettuare le Tac a dosi ridotte. Garantendo una buona risoluzione dell’immagine.

 

Il loro progetto: “Valutazione di un protocollo per la verifica delle funzionalità di un sistema di riduzione della dose installato su tomografi assiali computerizzati”, scelto tra 162 progetti è efficace e ben spiegato.

“La crescente attenzione ai rischi da radiazioni ionizzanti e i recenti sviluppi nell’ambito dei metodi di ricostruzione delle immagini Tac sono le motivazioni principali che hanno portato allo sviluppo di questo lavoro che ha l’obiettivo di valutare le potenzialità dell’algoritmo di ricostruzione iterativa ASIR (Adaptive Statistical Iterative Reconstruction) per quanto riguarda l’ottimizzazione del compromesso dose-qualità delle immagini.

I risultati ottenuti rimanendo invariati i parametri di scansione hanno permesso di definire un protocollo per la validazione del sistema ASIR applicato ai Tomografi Assiali Computerizzati.L’elaborazione delle immagini acquisite con lo specifico fantoccio ad acqua ha dimostrato che la ricostruzione con metodo ASIR consente di ridurre considerevolmente la dose (tra il 40% e il 60%) mantenendo invariata la qualità delle immagini (calcolata come la deviazione standard all’interno di specifiche ROI). Tali risultati dimostrano l’importanza dell’aggiornamento delle tecnologie esistenti in grado di migliorare le prestazioni degli strumenti radiologici nell’ottica di assicurare al paziente prestazioni più accurate e con i minimi rischi possibili derivanti dall’esposizione a radiazioni ionizzanti”.

 

162 progetti da tutta Italia

L’Health Technology Challenge (HTC) è un’iniziativa per dare spazio alla presentazione di esperienze e soluzioni innovative per i tanti piccoli e grandi problemi della sanità che ancora sembrano insormontabili.

Il premio indipendente istituito nel 2018 ha registrato, nella seconda edizione, l’arrivo di 162 progetti da tutta Italia. “Un numero che rappresenta una significativa conferma per la nostra iniziativa”, è il commento di Lorenzo Leogrande, presidente AIIC. “Crediamo che la necessità di condividere e confrontare i tanti progetti esistenti ed emergenti nel mondo dell’innovazione tecnologica healthcare sia una valore per tutto il Sistema sanitario, soprattutto quando queste proposte sono frutto della collaborazione tra i nostri ingegneri clinici e biomedici, il mondo della ricerca universitaria e le tante start up che sono una miniera di intuizioni concrete che rispondono a problematiche reali”.

 

Ampia la partecipazione all’HTC da tutta Italia: “La Calabria, terra che ha ospitato il convegno Aiic 2019, con 24 lavori è la regione da cui è arrivato il più alto numero di progetti”, spiegano Giovanni Poggialini e Giulio Iachetti, presidenti del comitato scientifico del convegno. “Sono poi da registrare – tra le regioni più proattive – 20 lavori giunti dalla Campania, 19 dal Piemonte, 18 dalla Lombardia, 15 dal Lazio, 13 dal Friuli”.

 

Le tre categorie che hanno ricevuto più progetti sono state: Sviluppo di tecnologie e dispositivi per la salute: 35, Health operations: 28 e Health technology assessment: 27.

È risultata importante la presenza di progetti con soluzioni con dispositivi indossabili (wearable), di realtà aumentata, robotica e meccatronica e di interfaccia uomo-macchina, di tele-riabilitazione su piattaforma mobile, di uso dell’intelligenza artificiale nel contesto sanitario, di gestione della cybersicurity e della privacy nelle apparecchiature elettromedicali.

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