Verso le Europee | L'eurodeputato Salini (FI) su startup e innovazione
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Ultimo aggiornamento il 23 maggio 2019 alle 16:29

Verso le Europee | L’eurodeputato Salini (FI) su startup e innovazione

Domenica 26 maggio si vota per il rinnovo dell'Europarlamento. Dopo un quinquennio a Bruxelles, l'ex presidente della provincia di Cremona ha deciso di riprovarci

Molta acqua è passata sotto i ponti dal 2014. L’avanzata di Movimento Cinque Stelle e Lega ha portato al calo di partiti a base moderata come Forza Italia e il PD. Massimiliano Salini (qui il sito del candidato), ex presidente della provincia di Cremona, fu eletto in quella occasione con Silvio Berlusconi.  Ci riprova quest’anno, sempre per gli azzurri, anche se nella home del sito il logo non c’è. Del resto, il ruolino di marcia è da vero “secchione”: 99% di presenze alle sedute plenarie dell’Europarlamento, dichiara, 97% di presenze alle sedute di Commissione, 873 incontri sul territorio e 647 aziende visitate. StartupItalia l’ha intervistato.

 

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L’intervista a Massimiliano Salini

StartupItalia: Cosa proponete di fare, in Europa, per avvantaggiare l’ecosistema delle startup e per agevolare l’iniziativa imprenditoriale privata, soprattutto in campo giovanile? Avete iniziative per stimolare il sistema di credito o rendere maggiormente accessibile il sistema di tutela di marchi e brevetti?

Massimiliano Salini: L’Europa deve riguadagnare la sua fame per l’innovazione ed essere protagonista della prossima ondata di trasformazione digitale. Ha già tutti gli ingredienti per il successo: valori, equa economia sociale di mercato, capacità creative, democrazie stabili, vantaggi competitivi, brillanti storie di successo industriale, eccellenti capacità di ricerca, robusti sistemi per l’educazione e il miglior potere dei consumatori.

 

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StartupItalia: Quali politiche proponete per il digitale?

Massimiliano Salini: Dobbiamo migliorare l’infrastruttura, garantendo la banda larga ovunque, e adattare l’economia sociale di mercato al mondo di oggi, favorendo nuovi modelli di business in settori chiave dall’alto potenziale digitale, come sanità, mobilità, edilizia e manifattura, che creeranno nuovi posti di lavoro. È un tema a cui ho sempre prestato molta attenzione durante il mio mandato, partecipando alla stesura del position paper del PPE sull’innovazione e presentando la startup milanese Moi Composites in occasione del bureau meeting del gruppo a Valencia nel 2018. Per questo sono felice di poter annunciare che, nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, la Commissione, intende rilanciare l’occupazione, gli investimenti e l’innovazione con il Programma InvestEU, che accorperà la gran parte dei programmi di finanziamento attualmente disponibili. L’obiettivo è di mobilitare più di 650 miliardi di euro di investimenti, in particolare da parte del settore privato.

 

StartupItalia: Lavoro e politiche sociali. L’Ue registra un totale di 3,3 milioni di disoccupati nella fascia 15-24 anni e 5,5 milioni di Neet, con un tasso di disoccupazione giovanile al 15%: quali sono le vostre proposte per combattere questo fenomeno?

Massimiliano Salini: L’Unione Europea ha stanziato 86 miliardi di euro, tra Fondo Sociale Europeo e iniziativa per l’occupazione giovanile, proprio per favorire la creazione di occupazione. Inoltre, l’Ue mette già in campo tutta una serie di strumenti per l’inserimento e il reintegro dei lavoratori nel mercato, come il programma Erasmus plus e il programma Erasmus per imprenditori, promosso dal mio gruppo, il Ppe, che mirano a colmare il gap tra scuola e mondo del lavoro e a risolvere il mismatch a livello di competenze. La stessa mobilità lavorativa garantita dall’Unione è una fonte di competitività per l’Europa.

 

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StartupItalia:  Veniamo alla green economy. Siamo all’alba di una nuova era. C’è l’esigenza di riconvertire la produzione industriale senza danneggiare l’economia già precaria del Vecchio Continente e senza infierire sull’occupazione. Qual è la vostra ricetta per affrontare la transizione?

Massimiliano Salini: Ormai l’imperativo che ritroviamo in tutti i settori è uno solo: sostenibilità. L’approccio tenuto nelle commissioni di competenza sui dossier industriali è di equilibrio tra ambizione e realismo. Ambizione perché, nel rispetto degli Accordi di Parigi, l’Europa deve partecipare al processo di decarbonizzazione che mira a contrastare l’aumento della temperatura globale, mantenendolo al di sotto dei 2 gradi Celsius. Realismo perché il settore industriale, così come quello dei trasporti, non può diventare il capro espiatorio delle ideologie ambientaliste. Occorre che il legislatore accompagni la transizione verso un’industria sostenibile, senza però penalizzare le industrie e mettere a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro.

 

StartupItalia: Per esempio?

Massimiliano Salini: Ad esempio, bisogna evitare di porre target di riduzione della CO2 troppo alti nel settore dei trasporti, come il taglio del 40% entro il 2030, o di imporre alle case automobilistiche un’unica soluzione tecnologica come la mobilità elettrica, che ignora il principio di neutralità tecnologica e ha il risultato paradossale di costringere il sistema industriale a produrre energia elettrica con modalità poco rispettose dell’ambiente, come le centrali a carbone. Quello che si può e deve fare è incentivare i combustibili alternativi e fare pressione sugli Stati membri per sviluppare una rete di infrastrutture adatte allo scopo, come è stato fatto con il piano strategico per lo sviluppo delle infrastrutture alternative, di cui mi sono occupato in prima persona. Imporre target o quote di mercato non fa altro che sconvolgere la nostra industria in maniera negativa, con impatti drammatici sull’occupazione della filiera tradizionale. Bisogna, invece, investire su percorsi formativi che permettano di riqualificare la manodopera.

 

StartupItalia: Lei ha girato parecchio tra le aziende. Cosa vogliono le imprese dall’Europa? 

Massimiliano Salini: Il legislatore può contribuire creando un framework legislativo chiaro e stabile, che favorisca gli investimenti. Molto spesso le lamentele che arrivano dalle aziende riguardano l’instabilità del quadro normativo: nel giro di pochi anni, per esempio, i target vengono modificati fino a raddoppiare, e si incentivano o disincentivano alcune sostanze, rendendo il quadro normativo poco prevedibile.

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