"Ragazze non siate perfette ma coraggiose". La lezione di Reshma Saujani, CEO di Girls who Code
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Ultimo aggiornamento il 26 maggio 2019 alle 7:14

“Ragazze non siate perfette ma coraggiose”. La lezione di Reshma Saujani, CEO di Girls who Code

Girls who Code è una community di quasi 200.000 ragazze che fanno programazione, imparano abilità cruciali per il mestiere che faranno domani e intanto si smarcano da pregiudizi sessisti che le inchioderebbero a professioni “da donna”, vecchie e senza mercato

Sono Girls who Code, sono quasi 200.000 mila sparse attraverso tutti i cinquanta Stati americani e proliferano come le gemme sugli alberi: chi impara a sua volta coinvolge le altre e così adesso quelle ragazzine che si contavano sulle dita di quattro mani quando si formò la cellula originaria del movimento – a New York, più o meno nove anni – fa sono diventate una moltitudine, un movimento. Fanno coding e imparano abilità cruciali per il mestiere che faranno domani, e intanto si smarcano da pregiudizi sessisti che le inchioderebbero a professioni “da donna”, vecchie e senza mercato.

Queste ragazze sono figlie della visione di Reshma Saujani – avvocatessa e attivista indiano-americana di New York – che qualche anno fa, dopo aver preso la batosta più bruciante della sua vita (si era candidata al Congresso, ma non venne eletta), invece di ritirarsi dalla scena pubblica pensò di spendersi ancora di più per avere un impatto positivo sulla vita delle persone. Scelse come nuova arena l’istruzione tecnologica e come compagne delle nuova avventura perlopiù ragazzine che, senza di lei, probabilmente non si sarebbero mai appassionate alla programmazione. Il resto è storia.

 

Oggi Reshma Saujani, CEO di Girls who Code, è autrice di un saggio pubblicato in America: si chiama Brave, Not Perfect, sottotitolo Fear Less, Fail More and Live Bolder, mentre in Italia è appena uscito il libro per ragazze Pronte per il talent show!, ultimo nato della serie dedicata appunto alle Girls who Code pubblicata in Italia dall’editore Il Castoro.

L’intervista

Reshma, perché le ragazze dovrebbero smettere di cercare di essere perfette e puntare, invece, a essere coraggiose?

Perché siamo una società che da sempre insegna alle bambine a essere perfette e ai maschi a essere coraggiosi: educhiamo le femmine a giocare in modo sicuro, a prendere il massimo dei voti a scuola, a compiacere le attese dei genitori e degli insegnanti… Con i maschi no: li  lasciamo giocare più liberamente, accettando anche che corrano dei rischi, senza stargli addosso o dicendogli cosa fare. Ho esposto il mio pensiero tempo fa in un Ted Talk, e il talk mi ha dato poi lo spunto per scrivere questo libro, che mette a fuoco le reali conseguenze che questa educazione alla perfezione ha nella vita adulta delle bambine, perché è vero che noi donne continuiamo anche da grandi a comportarci così. Nel mio libro, aiuto proprio a riflettere sulle radici dei nostri comportamenti per capire come cambiare rotta, identificando i processi mentali tossici che guidano le nostre azioni e mettendo in campo tattiche per abbracciare una vita più coraggiosa, più audace e, francamente, migliore.

Peraltro, ho letto che tu consideri il coding una palestra perfetta per imparare a essere audaci…

Assolutamente sì. Il coding è l’incubo delle perfezioniste! È un processo di continui tentativi ed errori… Quando programmi, necessariamente testi una cosa, la fai, quindi ricerchi e verifichi gli errori di funzionamento e ricominci. Insomma, programmare significa sbagliare e risolvere, in continuazione. Non c’è altro modo, funziona così. Ecco perché il coding è il miglior modo per aiutare le ragazze a disimparare il perfezionismo a tutti i costi che ci insegnano sin dalla nascita. Ho visto migliaia di ragazze imparare a programmare e, facendolo, rieducarsi a essere sfidanti, non più perfette: le ho viste entrare in classe terrorizzate di non riuscire, ma quando uscivano erano convinte di poter fare qualsiasi cosa e avevano voglia di assumersi dei rischi per fare sì che quella “qualunque cosa” potesse davvero accadere.

 

A proposito del libro per ragazze Girls who Code (è il primo della serie ed è tradotto in Italiano da Il Castoro), il Nobel per la pace Malala ha detto che l’ha ispirata a imparare a programmare e che programmare dà alle ragazze il potere di cambiare il mondo. Perché il coding è così rivoluzionario?

Perché coding non equivale banalmente a computer e tastiera. Il coding è lo sviluppo di tecnologie con cui affrontare questioni che riguardano i temi cruciali per tutte le comunità: i cambiamenti climatici, i diritti umani, il bullismo, l’educazione… Se sanno  programmare, le ragazze possono sviluppare tecnologie che cambieranno i nostri modi di vivere, di lavorare e di crescere. Senza dimenticare che saper programmare vuol dire avere in tasca le professioni a più alto tasso di occupazione. Ciò nonostante, donne e ragazze stanno abbandonando il campo o comunque stanno scegliendo di non mettere la tecnologia al primo posto. E ciò è vero in tutto il mondo.

 

Qual è l’età più adatta per imparare a programmare?

La cosa fantastica del coding è che puoi imparare a qualunque età. Ai corsi di Girls who Code noi puntiamo a insegnare il prima possibile, in modo tale che le bambine crescano con la consapevolezza che le tecnologie sono un ambito al quale appartengono e nel quale possono avere successo.

 

E qual è secondo te il modo giusto di approcciare il coding?

Sappiamo da ricerche compiute a Girls who Code che alla ragazze interessa sapere cosa possono fare con il coding, e in particolare cosa il coding le attrezza a fare per risolvere problemi della loro comunità. Insegnando le basi del pensiero computazionale e i linguaggi di programmazione, con i nostri programmi puntiamo a impattare sulle vite delle ragazze, aiutandole  ad affrontare le sfide che riguardano i loro amici e i loro famigliari.

 

Dopo che hanno seguito i vostri corsi, le ragazze cosa scelgono di studiare all’università? Informatica?

Informatica, molte! Le nostre ragazze scelgono informatica e studi affini 15 volte la media nazionale.

 

Finora avete coinvolto nei vostri corsi quasi 200.000 ragazze. Come ce l’avete fatta? Insomma, quale credi sia la chiave del successo del movimento Girls who Code?

Le ragazze adorano programmare. E ci riescono benissimo: dai loro l’opportunità e gli strumenti e loro diventeranno le programmatrici che cambieranno il mondo. Il nostro obiettivo è mostrare loro cosa è possibile fare con le tecnologie: è questo che fa il movimento. Ed è la ragione per cui ha così successo.  

 

Vuoi  dare ai genitori un consiglio per fare crescere ragazze coraggiose?

Direi: lasciate andare le vostre ragazze, consentite loro, sì, di essere mediocri, fate che non fuggano dalle frustrazioni. E fate che anche i maschi disimparino i concetti che non consentono loro di evolvere, vedi non mostrare le emozioni, comportarsi da duri, fare i machi.

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