Iconium, la fintech italiana che punta sulle criptovalute - Startupitalia immagine-preview

Giu 5, 2019

Iconium, la fintech italiana che punta sulle criptovalute

In squadra ci sono anche il fondatore di Xoom e quello di Buongiorno. Così Mauro Del Rio e Fabio Pezzotti puntano a essere i protagonisti di questa nuova leva tecnologica e culturale

Restano ancora due sognatori: chiacchierando con Fabio Pezzotti e Mauro Del Rio, per il doppio del tempo che ci eravamo concessi inizialmente, l’impressione che resta è quella che la curiosità e la voglia di imparare di questi due imprenditori di successo che hanno segnato la storia di Internet in Italia sia tutt’altro che sopita. Anche per questo sono diventati soci in Iconium, che ha appena chiuso la prima tranche di un aumento di capitale da 7 milioni di euro, e che dall’idea di Pezzotti si sta rapidamente evolvendo in una vera e propria piattaforma professionale per investire e offrire consulenza strategica sui temi blockchain e criptovalute. Un “movimento” lo definisce Del Rio, più che una semplice tecnologia: che porta in dote una serie di valori etici che ricordano quelli che hanno dato origine a Internet stessa, a Linux e tante altre tecnologie che hanno segnato in meglio gli ultimi 30 anni.

Mauro Del Rio e Fabio Pezzotti

Che cos’è Iconium

La potremmo definire una startup fintech, ma forse è una parola che non rende giustizia a quello che fa davvero: Iconium è innanzi tutto una squadra di professionisti esperti, che hanno sviluppato in questi anni competenze specifiche su tutto quanto a che fare con blockchain, bitcoin e le altre criptovalute, le ICO, le STO, le ETO e in generale di modelli di business basati su token. C’è una vera e propria industria che sta emergendo, anche scavalcando una sorta di prima bolla già scoppiata nel 2017 e dissipatasi nel corso del 2018, e che pur in assenza di regolamentazione coerente nei diversi mercati sta già producendo valore.

 

“È impressionante la crescita che sta sperimentando questo settore – dice Del Rio a StartupItalia – ed è inevitabile il paragone con la Internet degli esordi: le premesse sembrano esattamente le stesse, restano da comprendere appieno quali saranno le conseguenze. Certo allora erano altri tempi, come si dice: ma le questioni sul tappeto, come la difficoltà nella raccolta dei capitali, sono esattamente le stesse”. “È vero – aggiunge Pezzotti – sulla blockchain siamo forse al ’92 o al ’93: ma non potrà andare avanti così ancora a lungo, le cose stanno già cambiando”.

 

Iconium Blockchain Ventures è frutto quindi anche dell’esperienza acquisita all’epoca delle dotcom dai due intervistati e dagli altri membri del team: ci sono business analyst che monitorano circa 200 progetti grazie a una infrastruttura tecnologica appositamente sviluppata, un comitato consultivo che valuta in quali progetti investire o di cui diventare partner o advisor. Accreditandosi come quella che è forse la prima realtà professionale che può vantare un portafoglio diversificato di investimenti, in grandi progetti che spaziano dalla tracciabilità alle vere e proprie criptovalute.

 

Uno degli esempi più interessanti in circolazione è quella della stable-coin Terra: una criptovaluta con una robusta base algoritmica, che grazie alla creazione dei token Luna ha creato anche un mercato di collaterali capaci di gestire la volatilità del mercato. Un progetto nel quale Iconium ha investito: Terra è Singapore, ma già punta ad un’adozione globale facendo eco alla vocazione internazionale di Iconium stessa. Oppure c’è il browser Brave: che unisce un sistema di token altamente scalabili, e che offrono anche una visione alternativa sulla remunerazione per chi crea contenuti in Rete.

Perché Iconium

Fabio Pezzotti è innanzi tutto un appassionato conoscitore della tecnologia che sta alla base di tutti i progetti che oggi incorporano blockchain o token nel proprio modello di business: “La tecnologia non è ancora completamente definita – racconta a StartupItalia – È in corso una vera e propria battaglia di protocolli e agli addetti ai lavori spetta valutarne la velocità, la scalabilità: Ethereum per esempio all’inizio ha sofferto parecchio per quest’ultimo aspetto. Poi ci sono iniziative in molti settori molto diversi tra loro: c’è la startup che punta a sostituirsi a SWIFT per le transazioni finanziarie, oppure chi si occupa di gioco d’azzardo online”.

 

“Io stesso ho seguito l’evoluzione della tecnologia – aggiunge Del Rio – ma non ero completamente al passo con l’ecosistema: in questo settore l’evoluzione segue sentieri piuttosto complessi, all’interno di gruppi di discussione magari su Telegram o nel corso di conferenze che non ho sempre seguito. Allora mi sono rivolto a Fabio, gli ho chiesto una mano, e lui mi ha invitato a far parte di Iconium”. L’idea di Del Rio è che blockchain e token siano tutto tranne che un fenomeno passeggero: “Hai la sensazione che questo possa diventare in un certo senso la prossima Internet: ma più in grande, perché questa volta c’è già Internet stessa che veicola questi strumenti. Non posso stimare oggi il moltiplicatore ROI, ma sento che la possibilità che fallisca è bassa e che alla fine il ritorno per chi ci crede e investe oggi sarà alto”.

Questa certezza deriva anche da quanto già sperimentato e dall’esperienza maturata nello sviluppo di altri prodotti e servizi precedenti. Ancora Del Rio: “C’è una fortissima richiesta di privacy da parte delle nuove generazioni, che sono anche sempre molto attente ai profili di eticità dei nuovi modelli di business. A ben guardare, questo mondo del blockchain e delle criptovalute propugna ideali molto simili a quelli che coltivavamo nel 1995 agli esordi di internet: per questo credo che i progetti che si affermeranno, che avranno maggiore fortuna, saranno quelli che produrranno più vantaggi per la community che li promuove e per la società in generale”.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter