Exit a Berlino. Il racconto di Federico che ha venduto la sua startup in Germania e ora sogna di tornare a casa immagine-preview

Giu 28, 2019

Exit a Berlino. Il racconto di Federico che ha venduto la sua startup in Germania e ora sogna di tornare a casa

Andare a Berlino, concludere una exit e tornare. Questo il racconto che ci fa Federico Frascà che ha portato la sua Coureon Logistics in Germania

Federico Frascà, bolognese, si è trasferito a Berlino per avviare un’attività. Il perché me lo ha raccontato lui, quindi non lo anticipo. Ho scelto di intervistarlo perché, a differenza di Lorenzo che ha avviato da poco la propria esperienza imprenditoriale, Federico è da poco riuscito a completare una “exit” vendendo la società che aveva fondato e portato a crescere.

L’intervista a Federico Frascà

Federico, tu sei venuto a Berlino a costituire una società. Raccontaci un po’ di che si tratta e per quale motivo hai scelto proprio Berlino?

 

Coureon Logistics – questo il nome della società – è nata per aiutare i negozi di e-commerce a ottimizzare le spedizioni. Il prodotto consente di combinare e gestire più operatori logistici per la stessa consegna, in modo da ridurre i costi, migliorare la performance, e offrire più opzioni di delivery experience ai clienti. La società è stata fondata a Berlino perché qui hanno sede i nostri primi investitori.

 

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Immagino che vendere una società che hai costituito sia da un lato una grande soddisfazione, ma dall’altro anche un po’ come separarsi dalla propria creatura, qual è il sentimento prevalente?

 

L’acquisizione è una soddisfazione perché è una conferma della validità del lavoro svolto e del prodotto: chi acquisisce una startup lo fa perché è convinto di poter creare ancora più valore grazie al team, al prodotto, e alla tecnologia che acquisisce. Coureon è stata acquisita dal gruppo Bestseller.com, un gruppo di e-commerce e fashion attivo soprattutto nei paesi scandinavi, ma anche azionista di rilievo di altre aziende di e-commerce come Zalando o ASOS. Coureon nei prossimi anni crescerà di più e più velocemente grazie alla dimensione, all’esperienza, e alla disponibilità di risorse di Bestseller.com. Inoltre, va detto che in caso di acquisizione una separazione non è necessaria: spesso si rimane nel nuovo gruppo, mentre ovviamente ruoli, strategie, e processi cambiano.

 

Secondo te, qual è la circostanza, situazione, esperienza o altro fattore che ti ha consentito prima di avviare una società con grande successo e poi di venderla?

 

Non sarei capace di identificare un singolo fattore. È di sicuro una combinazione di fattori, di circostanze, e di esperienze delle varie persone coinvolte. Non è infatti mai una persona sola a fare la differenza: sono il team, i partner, gli investitori a determinare il risultato finale di un’attività imprenditoriale.

 

Come valuti il contesto berlinese per quanto riguarda la tua attività di imprenditore? Puoi fare qualche paragone con l’Italia (o con altri posti)?

 

In confronto alle città italiane, Berlino ha più soldi. Nel senso che ci sono molti più fondi di investimento presenti o disponibili a investire a Berlino che in Italia. Questo ovviamente rende più facile lanciare una startup a Berlino, ma è anche uno svantaggio che l’Italia può ridurre nei prossimi anni. C’è anche una percepita maggiore semplicità amministrativa e fiscale, ma non saprei dire se sia reale o, appunto, percepita.

 

Dall’altro lato, l’Italia ha un vantaggio enorme: il talento. La nostra capacità di adattamento, la flessibilità, la preparazione, l’apertura mentale, fanno sì che in Italia sia più facile trovare persone con il talento e la personalità adatti per affrontare le sfide che presenta lavorare in una startup.

 

So che adesso hai una certa tendenza a spostarti verso sud. Perché e, soprattutto, dove in particolare?

 

Vorrei tornare in Italia. Ho lavorato o studiato in più paesi all’estero, ho visitato molti altri paesi, e mi sono convinto che da nessuna parte la qualità complessiva della vita è migliore che in Italia. Noi italiani tendiamo a essere forse troppo critici e severi verso noi stessi, forse anche per colpa delle difficoltà degli ultimi anni. Ma il resto del mondo ci ammira e ci invidia.

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