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Ultimo aggiornamento il 12 luglio 2019 alle 9:00

IBAN: crescono gli investimenti dei business angel in Italia

Più benzina nel serbatoio degli investimenti, una crescita importante rispetto al 2017. Merito di una nuova tendenza: quella che vede la nascita di alleanze strategiche

Gli indicatori crescono tutti: il numero di investimenti, la loro dimensione, il totale di quanto investito. Quanto emerge dall’analisi condotta per IBAN dal professor Vincenzo Capizzi dell’SDA Bocconi parla chiaro: la figura del business angel si sta imponendo anche da noi in Italia, con un totale di fondi investiti che supera i 46,5 milioni di euro e che vale un robusto +75 per cento del 2018 rispetto al 2017. Un business angel su cinque è donna, e aumentano i valori in campo: il taglio medio dell’investimento passa a 278.000 euro, da 227.000, e il numero di progetti finanziati dai 200 angel coinvolti nello studio cala in valore assoluto (215) ma a fronte di un aumento del numero di operazioni portate a termine (167).

Lo stato dell’arte

“L’apporto dei business angel si attesta ormai stabilmente sopra i 25 milioni di euro, con alcuni picchi come quello di quest’anno a oltre 46 milioni di euro – spiega Paolo Anselmo, presidente IBAN (Italian Business Angels Network) – Ma non parliamo solo di una componente finanziaria. Oltre uno su due si impegna direttamente per dare un contributo imprenditoriale e manageriale alle neo imprese, in una fase in cui le scelte gestionali sono spesso fondamentali per il successo dell’azienda”. I settori in cui si concentrano gli investimenti: ICT (44 per cento), finanza (11 per cento), commercio e distribuzione (11 per cento). Da sottolineare anche la tendenza in voga di unirsi in cordate: così facendo i business angel possono aumentare la taglia dell’investimento e ridurre il rischio.

Proprio questo è un aspetto da sottolineare: il business angel mantiene spesso un rapporto privilegiato con la startup che va a finanziare, in oltre il 50 per cento dei casi, offrendo la propria esperienza e la propria rete di contatti per consentire alla startup di crescere più in fretta. Conta forse anche il tratto comune a molti degli angel: imprenditori con un passato da manager, che dunque hanno gran esperienza da condividere. I principali criteri di valutazione delle realtà in cui investire: per il 24 per cento le caratteristiche del prodotto (o del servizio), per il 19 per cento il potenziale di crescita, sempre per il 19 per cento ricoprire un ruolo di imprenditore affiancando i founder.

 

La maggioranza degli angel, poi, vive nel Norditalia: il 17 per cento del totale è donna, in leggero calo rispetto al 2017, con un investimento pari a 8 milioni. “In Italia è fondamentale l’apporto della componente femminile che in controtendenza con il resto d’Europa si attesta su percentuali elevate – prosegue Anselmo – Come associazione già da alcuni anni portiamo avanti il progetto Women Business Angels for European Entrepreneurs che mira a sensibilizzare e far conoscere al pubblico femminile la professione dell’angel investor, raccontando storie di successo che possano essere esempio e ispirazione per le altre”.

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