Userbot: il punto di vista di StartupItalia - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 15 luglio 2019 alle 15:01

Userbot: il punto di vista di StartupItalia

In questi giorni è partita una lunga polemica su Userbot: progetto molto ambizioso di creare un AI italiana che competa con i grandi colossi come Microsoft o Amazon almeno per quanto riguarda le soluzioni enterprise, cioè quelle molto personalizzate per le grandi aziende. Ecco il nostro punto di vista.

Roberto Bonzio, fondatore di Italiani di Frontiera, lo spiega meglio di chiunque altro, rielaborando lo spunto di un famoso genetista, professore all’Università di Stanford, in California. In breve, secondo Roberto, la carenza di patriottico associazionismo di noi italiani dipende da una forma mentis tipica dei fantini del Palio di Siena, impegnati ad impedire all’avversario di tagliare il traguardo, piuttosto che concentrarsi sul proprio successo. Intabarrati da convinzioni consumistiche, viviamo continui confronti con colleghi, parenti, amici e vicini di casa.

"la carenza di patriottico associazionismo di noi italiani dipende da una forma mentis tipica dei fantini del Palio di Siena, impegnati ad impedire all’avversario di tagliare il traguardo, piuttosto che concentrarsi sul proprio successo"

Il mondo delle startup non è da meno, anzi ci sono gruppi su facebook nati anche prima di StartupItalia dedicati esclusivamente a questo. Anzi l’idea stessa di StartupItalia nasce proprio da questo bisogno: cercare di uscire da questa nostra sindrome (ce l’abbiamo anche noi, nessuno è immune!) e raccontare invece le storie di chi ce la fa nonostante tutto, senza nascondere i problemi, affrontandoli e, se possibile cercando soluzioni.

Il fantasma di egomnia

La critica che ci arriva più spesso è quella del mitico Matteo Achilli, famoso e famigerato fondatore di Egomnia. Non entro nel dettaglio perché ormai è una storia caduta in prescrizione ma mi preme far notare che di questa startup che non lo era parlarono e fecero copertine Panorama, la Rai, quotidiani nazionali fino anche la BBC mentre a scapito del tanto agognato ‘traffico’ noi come StartupItalia prendemmo la decisione semplice di non parlarne, di non attaccarlo, semplicemente perché non c’era nessuna storia, se non un ventitreenne sbruffone, che non si rendeva conto di essere usato da certi giornalisti per titolare ‘lo Zuckerberg italiano’ e a noi interessavano per fortuna molto più le storie di ventitreenni come Davide Dattoli che stavano mettendo le basi per capolavori come Tag

Userbot e StartupItalia

In questi giorni lo stesso circo è partito per Userbot: progetto molto ambizioso di creare un AI italiana che competa con i grandi colossi come Microsoft o Amazon almeno per quanto riguarda le soluzioni enterprise, cioè quelle molto personalizzate per le grandi aziende. Potete leggere l’inchiesta a questo link.

 

Come StartupItalia ci siamo sentiti subito tirati in ballo perché abbiamo spesso parlato di loro, sono stati anche uno degli sponsor dello scorso SIOS e crediamo che sia serio per i nostri lettori aver verificato a fondo cosa sta succedendo.

 

Leggi anche: Le finaliste di .itCup 2016: Userbot, creare Bot (intelligenti) per il Customer Support

 

La campagna di crowdfunding

Userbot è nel pieno di una campagna di crowdfunding, mette cioè una quota della sua equity a disposizione di chi a partire da 250 Euro ne voglia diventare socio quando su Italian startup scene vengono poste accuse molto dettagliate sulla reale esistenza del software, sui clienti che la società riporta come tali, sul fatturato e sui suoi dipendenti.

 

C’è un tema su cui mi sento anche personalmente di fare chiarezza. Non c’è nessun obbligo per una startup di avere fatturati milionari i primi anni, o di avere chissà quanti dipendenti.

 

Si tratta piuttosto di dimostrare come dice il mio amico Salvatore Amato che ‘stai creando valore, un nuovo business, una nuova tecnologia’ . Questo non significa perdere milioni ovviamente ma userbot ha fatturato 90.000 euro il primo anno e ha già contrattualizzato 200.000 euro in questo 2019 (abbiamo verificato il bilancio 2018 e chiesto una situazione contabile aggiornata) e ha pochi collaboratori oltre alle figure chiave come il suo fondatore Antonio Giarrusso, che ha però depositato un brevetto e una tecnologia che ha passato una due diligence con Gellify documentata su mamacrowd.

Report Gellify Userbot
"fare startup significa piuttosto dimostrare che stai creando valore, un nuovo business, una nuova tecnologia"

Userbot ha vinto alcuni fra i maggiori riconoscimenti del settore tra cui ​Horizon 2020​, il programma dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, che si concentra su tre settori chiave: eccellenza scientifica, leadership industriale e sfide per la società. La proposta di Userbot, come da prassi per Horizon 2020, ​è stata valutata da un comitato scientifico indipendente di esperti e giudicata vincitrice​, ricevendo fondi comunitari pari a 50.000 Euro.

 

Basta questo a certificare il successo? Proprio no. Non è vero che il 90% delle startup va male, è il 99% forse anche il 99,9% perché fare in azienda di successo è letteralmente un’impresa. Questo è un rischio che si accetta anche quando si investe e lo si fa in modo consapevole.

"Non è vero che il 90% delle startup va male, è il 99% forse anche il 99,9% perché fare in azienda di successo è letteralmente un’impresa."

Ma non basta nemmeno a chiamare inchiesta una serie di accuse personali su una startup che prova a fare impresa su una sfida così complessa come l’AI e che oggi risponde puntualmente con un comunicato stampa molto dettagliato sul suo sito.

 

Dal canto nostro noi siamo disponibili anche ad organizzare un incontro o una demo in redazione cercando però di lasciare prima possibile il modello ‘Palio di Siena’ ma verificando punto per punto qualsiasi segnalazione.

 

Se avete dubbi o altre domande scrivetemi!

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