Fare impresa in Italia ovviamente si può, ma ci vogliono nuove idee e coraggio. Intervista a Carlotta Ventura - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 3 agosto 2019 alle 10:01

Fare impresa in Italia ovviamente si può, ma ci vogliono nuove idee e coraggio. Intervista a Carlotta Ventura

Marketing, imprenditoria al femminile e EY Summit a Capri, i consigli di Carlotta Ventura per chi fa startup in Italia

Carlotta Ventura, archeologa classica, è stata Chief Communication Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato, Direttore Brand Strategy e Media di TIM, prima ha lavorato in General Motors e Ford. Appassionata di digitale e buone idee ha collaborato al lancio gestione di WCAP, l’acceleratore TIM che ha visto coinvolte più di 5000 startup. Iperattiva supporter del talento e di quello femminile in particolare dallo scorso dicembre è membra dell’advisory board di StartupItalia.

 

Ti sei sempre occupata di marketing e comunicazione per grandi corporate come Ford, Ferrovie, TIM o oggi EY come Brand, Marketing e Communication Director per l’area mediterranea. Quanto è importante questa funzione anche nella fase di startup di un’impresa? 

Moltissimo. Per una azienda ai primi passi la notorietà e la reputazione sono elementi chiave per affermarsi sul mercato. Per questo la strategia di posizionamento, marketing e comunicazione deve essere sviluppata con la stessa attenzione che viene riservata per la stesura del business plan; anzi, deve essere considerata una leva strategica del piano di business. La comunicazione, ad ogni livello, è un irrinunciabile strumento economico sia per attrarre investitori e clienti che per trattenerli, farli diventare fan, tifosi, della propria startup, quelli che in termini di marketing si definiscono brand advocate.

Moltissimo. Per una azienda ai primi passi la notorietà e la reputazione sono elementi chiave per affermarsi sul mercato.

C’è un suggerimento che ti sentiresti di dare a chi fa impresa oggi, in particolare a una donna anche tenendo conto del fatto che nel nostro Paese sono ancora una minoranza quelle che investono in startup, ancora meno quelle che le guidano.

 

Le imprenditrici sono ancora troppo poche in generale nel mondo. In Italia solo il 20%. E nelle giovani società non va meglio. Infatti, secondo dati MISE, le società con compagine sociale in prevalenza femminile (ossia con founder o amministratori con quota donne maggiore del 50%) sono solo il 13,3% del totale; dato inferiore rispetto al 22% che si registra in tutte le società di capitali. Se invece guardiamo alle startup innovative con almeno una donna nel capitale sociale siamo al 43% circa, anch’esso inferiore rispetto al 47% che si registra nelle società di capitali.  Per colmare il gender gap tra imprenditoria femminile e maschile servono più competenze digitali oltre a politiche sociali più efficaci.

Fare impresa in Italia ovviamente si può, ma ci vogliono nuove idee e coraggio. E alle donne il coraggio non manca, è solo questione di tempo.

E alle donne il coraggio non manca, è solo questione di tempo.

Il prossimo 4 Ottobre torna EY Summit a Capri, ormai è diventato uno degli appuntamenti in agenda anno dopo anno per chi si occupa di innovazione anche legata ai temi della gepolitica. Ci anticipi qualcosa sulla nuova edizione?

 

Less artificial, more intelligent, always Human, è il titolo che EY ha scelto per la dodicesima edizione del Capri Digital Summit. Gli speaker, le analisi, i casi che ascolteremo dimostreranno come le aziende possono costruire e mantenere il successo economico e sociale grazie ad un costante aggiornamento, in tema di innovazione, tecnologia, persone e conoscenza degli equilibri geopolitici. Saranno proprio queste le macro-aree di studio in programma a Capri  quest’anno che affronteremo insieme ad alcuni ospiti nazionali e internazionali. Ne cito solo alcuni che hanno deciso di raggiungerci: Parag Khanna, founder di FutureMap e autore del libro “Il secolo Asiatico”, Jaron Lanier, informatico, compositore e saggista statunitense, Muhammad Yunus, Premio Nobel per la pace 2006, ideatore e realizzatore del microcredito moderno e fondatore della Grameen Bank, Ian Goldin, professore a Oxford ed ex vicepresidente della Banca Mondiale e Ilaria Capua, virologa e politica italiana.

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