Chiara Russo e Mara Marzocchi
Secondo il report messo a punto dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro, la vera chiave del successo imprenditoriale non è, però, rappresentata da una direzione di sole donne. E’ necessario un giusto mix tra quote rosa e quote azzurre, al fine di innalzare sia il tasso di creatività che quello di innovazione. E sulla base dell’opinione delle aziende interpellate nella ricerca, è sufficiente una percentuale del 40% donne e 60% uomini per stimolare creatività e novità nell’ambiente di lavoro.
Per raggiungere queste percentuali, però, servono politiche aziendali attive. Sono le stesse imprese a riconoscerlo e ad essere consapevoli del fatto che quantità di tempo trascorsa in azienda spesso non è direttamente proporzionale all’efficienza e la produttività del lavoratore. Dare piena disponibilità, ad ogni ora del giorno e della notte, non fa di un manager un ottimo manager e, anzi, penalizza proprio le donne, che ancora dedicano la maggior parte del tempo fuori dal lavoro alla famiglia.
Ma quali sono i Paesi più diversity-oriented nel managment imprenditoriale? Pole position per Stati Uniti e Cina, le due economie che trainano il Pil mondiale, anche se rappresentano due realtà decisamente diverse in quanto a parità dei diritti e uguaglianza.
Tra le nazioni europee più attente alle quote rosa spiccano, invece, Germania, Spagna e Gran Bretagna, che contano, in media, percentuali di donne nel management aziendale molto superiori a quelle italiane. Ma nonostante i numeri, anche aziende di rilievo sono, ancora oggi, indietro nel garantire la parità di genere. Infatti, sul fronte della diversity, ben nel 78% dei casi il CEO è un uomo. Non è questo il caso di Accenture, che ha nominato Julie Sweet nuova CEO: la prima donna nella storia del gruppo Fortune Global 500.
Dal 1 settembre Julie Sweet guiderà Accenture al posto dell’attuale amministratore delegato David Rowland, il quale sarà il futuro presidente esecutivo. Marge Magner, attualmente presidente non esecutivo del consiglio di amministrazione, riprenderà il suo ruolo di lead independent director.
La Sweet, imprenditrice di successo, dal 2005 era amministratore delegato di Accenture Nord America: un mercato che nel 2018 ha fatturato circa 18 miliardi di dollari. Prima di ricoprire questo incarico, è stata general counsel, secretary e chief compliance officer di Accenture. In qualità di senior leader per l’azienda, nell’arco di un decennio, ha svolto un ruolo fondamentale nelle strategie di business e investimento. La Sweet entrerà anche a far parte anche del consiglio di amministrazione.
Julie Sweet
Prima di entrare in Accenture, la nuova CEO, per 10 anni è stata partner dello studio legale Cravath, Swaine & Moore LLP.
“Julie è la persona giusta per guidare Accenture nel futuro, data la sua forte padronanza del settore in cui operiamo e la sua comprovata capacità di ottenere risultati nel nostro più grande mercato – ha affermato l’AD uscente, David Rowland – In Accenture ci troviamo su una traiettoria di crescita positiva e siamo molto ben posizionati per consolidare il nostro forte slancio”.
“Julie vanta una comprovata esperienza dirigenziale e un’ampia conoscenza del settore, che riteniamo doti fondamentali per guidare Accenture. Tra le sue qualità, spiccano la capacità di instaurare importanti rapporti con i clienti, il forte focus sull’innovazione come strumento di leadership, l’impegno verso le nostre persone e i nostri valori fondamentali e l’attenzione a fornire valore agli azionisti”, asserisce Marge Magner.
“Insieme, coglieremo le prossime fasi di crescita per Accenture rimanendo totalmente concentrati sul servizio ai nostri clienti, creando un valore significativo per i nostri azionisti e fornendo le migliori opportunità di carriera alle nostre persone”, ha affermato la stessa Sweet.