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Ultimo aggiornamento il 28 agosto 2019 alle 7:00

Web tax alla francese, via libera al G7

Macron annuncia di aver trovato un accordo con Trump per tassare le grandi aziende digitali che fanno affari oltralpe. Verso un accordo-quadro internazionale all'OCSE

Un po’ a sorpresa, nel corso di una conferenza stampa il presidente francese Macron ha annunciato di aver trovato con il suo omologo Trump un accordo sulla web tax: non c’è ancora un percorso condiviso definitivo, ma le due nazioni hanno deciso di voler accantonare le proprie divergenze per trovare un compromesso. Al momento la strada tracciata prevede l’applicazione della legge transalpina così com’è, almeno per ora, in attesa di una ristrutturazione dell’intero assetto internazionale di dazi e gabelle: l’OCSE sembra il luogo dove queste trattative dovrebbero trovare la propria naturale conclusione, pare già entro il 2020.

Cos’è la web tax francese

Da ormai qualche anno, anche in Italia, si discute della possibilità di tassare le attività e gli affari che le grandi aziende ICT concludono in ciascuna nazione: la presenza locale di dipendenti di queste aziende è spesso ridotta al minimo, a volte non c’è neppure una filiale commerciale da tassare con i fatturati che transitano attraverso nazioni con regimi fiscali convenienti come l’Irlanda, l’Olanda o il Lussemburgo. Non c’è niente di illegale dal punto di vista formale, si sfruttano le pieghe del fisco e delle regole attuali, ma c’è un ballo un principio: quello di contribuire, pagando una tassa, al benessere del Paese in cui si fanno affari.

Per questo la Francia ha deciso per un’imposta del 3 per cento sul fatturato per chi fa business digitale, a patto che metta assieme oltre 750 milioni di ricavi a livello mondiale e 25 milioni oltralpe: inevitabilmente finirebbero per ricadere in questa categoria Google, Amazon, Facebook, eBay, Netflix, Paypal, Apple e va verificato quali altri marchi europei e asiatici rientrerebbero in questa categoria. Va da sé, come è evidente, che la maggior parte di questi marchi sono a stelle e strisce: per questo a Washington si era alzato più di qualche mugugno a luglio, con lo stesso presidente Trump che aveva minacciato ritorsioni sotto forma di tasse d’importazione su vino, formaggi e automobili francesi.

 

La prima occasione utile per parlare, ai massimi livelli, della web tax francese è stata appunto il G7: e sembra che sia stato un’occasione propizia, visto che Macron ha annunciato che è stata trovata una soluzione.

Cosa hanno deciso Trump e Macron

A Biarritz il Presidente USA e quello francese si sono dunque incontrati, e lo stesso avranno potuto fare i rispettivi collaboratori in uno dei molteplici tavoli bilaterali che vengono organizzati a latere del G7: più che trovare una soluzione definitiva è stata sancita una tregua, che consentirà alla Francia di riscuotere questa tassa del 3 per cento quest’anno e che permetterà alle aziende di dedurre questa imposta da quella che verrà successivamente concordata in sede OCSE.

È lì, in seno alla organizzazione internazionale, che viene rimandata la vera discussione: sarà lì che sarà presa una decisione complessiva, capace auspicabilmente di bilanciare le esigenze statunitensi con quelle del Vecchio Continente, rispettivamente patria delle aziende maggiormente interessate da questa web tax e territorio dove il grosso della tassazione dovrebbe avvenire. Pare probabile che in sede OCSE verrà deciso di optare per una tassazione inferiore, da qui la decisione di far rimborsare la eventuale differenza alla Francia: il dato significativo però è la fine delle ostilità tra i due lati dell’Atlantico, e l’apertura definitiva al concetto di web tax.

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