L'imprenditore dell'Anno EY: premiati Massimo Perotti e Dante Labs - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 22 novembre 2019 alle 8:57

L’imprenditore dell’Anno EY: premiati Massimo Perotti e Dante Labs

L'edizione 2019 va in archivio con un palmares di tutto rispetto. A primeggiare tra le startup l'aquilana Dante Labs: 1.000mq in Abruzzo per sequenziare il genoma umano

Ancora una volta il premio startup assegnato da EY nella serie dedicato all’Imprenditore dell’Anno finisce al sud: vince Dante Labs, un laboratorio di genomica con sede a L’Aquila, e che dall’Abruzzo punta a ridisegnare il panorama del settore offrendo una sequenziazione completa del DNA di un individuo a un prezzo ridotto e con una serie di servizi a corredo fino a oggi ad appannaggio di una ristretta cerchia di fortunati. Mattia Capulli, cofounder, e Andrea Riposati, cofounder e CEO di Dante Lab, si sono visti assegnare il riconoscimento nella XXIII edizione del premio e la quinta per le startup, con l’edizione del 2019 sostenuta da P101.

Cosa fa Dante Labs

Capulli e Riposati si sono messi in affari nel 2016: nel 2018 hanno analizzato e sequenziato per intero 8.000 DNA di altrettanti clienti, una cifra che può sembrare piccola ma che è il 2 per cento di tutte le sequenziazioni effettuate in tutto il pianeta. “Puntiamo a 20.000 per il 2019” ci dicono a margine della serata di premiazione, un momento in cui ricordare anche come tutto è cominciato: si conoscono dai tempi del liceo, e hanno scelto di lavorare a L’Aquila anche per una questione affettiva. Ma non hanno scelto l’Abruzzo solo perché ci sono nati: “A L’Aquila è nata una delle prime facoltà di biotecnologia in Italia, e ci sono realtà accademiche importanti con cui collaborare come il Gran Sasso Science Institute. E poi l’aeroporto di Ciampino è un importante hub per DHL”. Competenze, talenti, logistica: una miscela vincente.

Il modello di Dante Labs è pensato in modo tale da offrire servizi di valore crescente alla clientela: la sequenziazione completa parte da 99 euro, e su questa possono essere innestati servizi aggiuntivi specifici per la diagnosi di malattie genetiche rare, per la nutrigenomica (alimentazione studiata in base alle proprie esigenze), per l’oncologia e per la diagnosi prenatale. Oggi gran parte del fatturato arriva dal mercato USA, senz’altro uno dei più ricettivi per il tipo di tecnologia sviluppata: “Ma stiamo lavorando anche alla costruzione di una mappa genomica di riferimento per il genoma mediterraneo. Lo abbiamo chiamato progetto Ulisse, permetterà di affrontare studi scientifici senza dover far riferimento unicamente a un genoma anglosassone di riferimento che oggi è l’unico disponibile”.

 

Dante Labs si muove sul confine della tecnologia: ha costruito una serie di buone pratiche e di metodologie di lavoro allo stato dell’arte, sia per quanto attiene il trattamento dei dati che la loro archiviazione su storage AWS (anonimizzazione totale per tenere informazioni sensibili al sicuro), che per quanto attiene un approccio etico alla materia. I servizi Dante Labs sono totalmente rispondenti alla GDPR (anzi, dai due fondatori arriva un sincero apprezzamento per il lavoro svolto dall’Europa per la privacy, e per le linee guida del Garante italiano), e nella visione dell’azienda c’è anche quella di costruire una maggiore consapevolezza sull’importanza e sui possibili vantaggi che risiedono nella democratizzazione della genomica.

Un panorama in evoluzione

È un buon 2019 per le startup, lo ribadisce anche il Partner di P101 Giuseppe Donvito: “Sta migliorando la qualità complessiva dell’ecosistema – ha detto a StartupItalia – Aumentano i capitali investiti, ma c’è anche bisogno di modelli innovativi e di ancora più capitali italiani: non possiamo limitarci a sperare di attirare soltanto investimenti dall’estero”. Quello che promulga Donvito è un ecosistema sano che veda fiorire una filiera completa di figure che si dedichino ai diversi stadi dell’investimento in startup: dal seed all’early stage, per poi crescere fino al late stage accompagnando le nuove imprese nei diversi stadi della loro evoluzione.

 

Interessante anche la varietà del tipo di startup giunte in short list nella serata conclusiva del premio EY: Cubbit, rappresentata dai founder Alessandro Cillario, Marco Moschettini, Stefano Onofri e Lorenzo Posani, e MiScusi con il founder e CEO Alberto Cartasegna. La prima è una startup impegnata nella costruzione di un protocollo di P2P per lo storage distribuito dei dati, un approccio innovativo (che passa anche da un device che ha riscosso molto successo su Kickstarter e Indiegogo) e che punta a superare i limiti di NAS e cloud storage fino a trasformarsi in un layer tecnologico invisibile ed efficiente, grazie a partnership con i produttori dell’elettronica di consumo (tra cui Samsung) e un’esperienza utente di qualità. Anche grazie a un finanziamento ottenuto dalla UE, oggi il team di Cubbit conta 26 persone.

 

La trasparenza della tecnologia è anche il pallino di MiScusi: nei ristoranti si mangia cibo di qualità e si gode di un’atmosfera divertente e rilassante, ma l’approvvigionamento delle materie prime e la gestione del personale sono tutte innervate di un approccio che tiene in gran conto machine learning e altre tecnologie analoghe per migliorare l’efficienza. MiScusi è una startup in un certo senso “atipica”: il successo della sua formula di ristorazione ha permesso di dare lavoro a più di 250 persone in una decina di ristoranti aperti in appena un paio d’anni di attività, con un’attenzione particolare alla crescita del team. I bilanci sono ampiamente in positivo, e la catena continua ad aprire punti vendita: un paio sono attesi entro la fine del 2019.

L’imprenditore dell’Anno 2019 secondo EY

È Massimo Perotti l’Imprenditore dell’Anno scelto dalla giuria della XXIII edizione dell’iniziativa promossa da EY e sostenuta da Banca Akros (Gruppo Banco BPM) e Board International. 59 anni, laurea in Economia a Torino e cavaliere del lavoro della Repubblica, Perotti ha speso tutta la sua carriera nel mondo della nautica: nel 2005 acquisisce la Cantieri Navali Sanlorenzo SpA, trasformandola in una portabandiera del made in Italy nel settore di yatch e super-yatch in tutto il mondo anche grazie a importanti innovazioni frutto della collaborazione con grandi firme e studi di design autorevoli. I natanti Sanlorenzo hanno cambiato il modo di intendere lo spazio sopra e sottocoperta, e consentito ai cantieri di superare brillantemente gli anni della crisi economica globale.

Il commento di Luca Pellizzoni, partner EY e responsabile italiano del Premio L’Imprenditore dell’Anno: “Attraverso il Premio EY L’Imprenditore dell’Anno da ventitré anni premiamo le eccellenze italiane. Le storie di questa edizione includono Family Business longeve e imprenditori di prima generazione che in poco più di un decennio hanno saputo conquistare una leadership internazionale. Sono storie – continua Pellizzoni – che testimoniano come l’imprenditoria italiana sia rinomata a livello mondiale per l’eccellenza delle proprie aziende capaci, creative e all’avanguardia”.

 

Gli altri premi dell’edizione 2019 sono andati ad Angelo Benedetti di Unitec SpA (Industrial & Diversified Products), Michele Andriani di Andriani SpA (Food & Beverage), Giancarlo e Alberto Zanatta di Tecnica Group SpA (Fashion, Design & Luxury), Emidio Zorzella e Massimo Bonardi di Antares Vision SpA (Innovation), Laura Colnaghi Calissoni di Gruppo Carvico (Globalization), Attilio, Matteo e Paolo Zanetti di Zanetti SpA (Family Business) e Paolo Maggioli di Maggioli SpA (premio speciale della Giuria).

 

La chiosa è di Donato Iacovone, amministratore gelegato di EY in Italia e managing partner dell’area Mediterranea: “L’Italia, nel corso della sua storia, ha continuato a creare imprese straordinarie, realtà imprenditoriali eccellenti e uniche che hanno saputo superare le difficoltà, crescere e spesso affermarsi anche su scala internazionale. EY le ha sostenute e, con questo Premio, celebrate. Oggi l’accresciuta competitività a livello globale impone nuove sfide. Per vincerle, le imprese italiane devono investire e fare sistema con l’obiettivo di recuperare produttività, puntando soprattutto sulle aree in cui siamo più distintivi, come la meccanica, il design, il manifatturiero e l’automazione. E devono agire da stimolo per il rinnovamento della Pubblica Amministrazione, fattore determinante per la progressione del sistema paese”.

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