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L’identikit del lavoratore perfetto 4.0 secondo Gianni Potti, cofounder di Talent Garden Padova

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L’identikit del lavoratore perfetto 4.0 secondo Gianni Potti, cofounder di Talent Garden Padova

Competenze ibride, il crollo del modello verticale e la necessità di formare i formatori, le sfide per aumentare le opportunità nell’era dell’automazione e della sharing economy.

Competenze ibride, il crollo del modello verticale e la necessità di formare i formatori, le sfide per aumentare le opportunità nell’era dell’automazione e della sharing economy.

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Le competenze ibride, professionisti generalisti e ultra-specializzati e la formazione dei formatori, sono queste le parole chiave per capire come evolverà il lavoro in futuro, per Gianni Potti, presidente CNCT (Confindustria servizi innovativi e tecnologici) e già cofounder di Talent Garden Padova e Digital Magics Triveneto.

Lo abbiamo incontrato in occasione della Borsa Mediterranea della Formazione e del Lavoro, l’evento campano che promuove l’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro, promosso da Centro Studi Super Sud e organizzato da Gruppo Stratego.

Al termine della giornata, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Gianni che ci racconta quali sono le sfide e le opportunità del lavoro nell’era dell’automazione e della sharing economy, sfatando alcuni luoghi comuni: «L’industria 4.0 non è una minaccia all’occupazione. I robot toglieranno lavoro solo a chi non ha maturato le competenze richieste dal nuovo paradigma industriale».

Sempre più richiesta di figure ibride

 

Chiediamo a Gianni di tracciare l’identikit del lavoratore perfetto per la fabbrica 4.0:  «È un professionista ibrido capace di mettere insieme più competenze, da quelle necessarie di IT, all’ingegneria gestionale, fino a conoscenze nell’ambito economico-finanziario».

La sfida della formazione di oggi e del futuro risiede proprio nella capacità di creare figure ibride, di cui oggi c’è carenza in tutti i campi: «Pensa al settore dell’avvocatura. Quante praterie potrebbe aprire l’unione delle competenze legali con quelle digitali, per regolare questioni nuove come quelle relative alla privacy, ai temi aperti dalla blockchain, fino alla digitalizzazione delle auto?».

Ma come creare figure ibride? La domanda “da un milione di dollari” che rivolgiamo a Gianni: «Non c’è molto tempo per attendere una trasformazione della scuola e dell’Università. Per coprire il bug tra mondo della formazione e impresa, una buona soluzione è una sempre maggiore diffusione di iniziative come gli ITS, le scuole ad alta specializzazione tecnologica, nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecnologiche».

 

La fine del modello verticale

Gianni racconta poi come sarà il professionista del futuro, che lui definisce un “generalista ultra – specializzato”: «Abbiamo assistito alla fine della specializzazione verticale. Oggi c’è sempre più bisogno di professionisti con una preparazione a 360 gradi e poi, chiaro, l’esperienza in un campo specifico».

Per far capire meglio cosa significa essere generalisti ultra specializzati, Gianni ricorre a un esempio: «Il mondo del marketing è uno di quelli più colpiti negli anni dagli avanzamenti tecnologici. Sono nate nuove figure, come il data scientist o l’esperto Seo. Oggi un responsabile marketing deve avere una preparazione su tutte queste materie per capire poi come utilizzare nel modo più efficace i dati e le info forniti dagli specialisti che lavorano nel team. E gli stessi specialisti devono conoscere l’intero processo per estrapolare i dati più utili agli scopi dell’azienda».

Un’esigenza: formare i formatori

Quando si parla di formazione tutti pensano che i destinatari debbano essere i giovani o chi già ha un lavoro da tempo e ha bisogno di acquisire nuove competenze in ambito digitale. Eppure c’è una questione molto più delicata da affrontare: chi forma i formatori?

«Ogni settore della società va riformato nella logica della digital trasformation. Da dove partire? Dalla formazione dei formatori. Professori delle scuole elementari, medie fino all’università, hanno bisogno di rimettere in discussione periodicamente il loro lavoro. Un modello che proponiamo è di offrire stage in azienda dai tre a sei mesi ai professori. E allo stesso tempo, portare sempre più testimonianze all’università di imprenditori, per consentire una condivisione più facile di concetti tra mondo dell’educazione e del business».

 

«Consigli a mio nipote e agli imprenditori»

Alla fine dell’intervista, Gianni ci svela alcuni dei consigli che ha offerto a suo nipote adolescente per aiutarlo a inserirsi meglio nel mondo del lavoro:

«Gli ho detto di andare in pista il prima possibile, testare subito il mondo del lavoro. E inoltre di non considerare la formazione solo come un qualcosa che gli viene calata dall’alto. La vera opportunità della sua generazione è di poter imparare, approfondire, conoscere nuove cose grazie alla Rete».

L’esperto di lavoro e innovazione offre poi un consiglio agli imprenditori: «Sfruttate al meglio le opportunità di stage che vi sono offerte nei percorsi di alternanza scuola lavoro. Impiegare una giovane risorsa a fare fotocopie, come spesso avviene, diventa un’occasione persa per portare in squadra nuove energie e competenze».