Stefano Patuanelli (MISE): "Se vogliamo guardare al futuro non possiamo non guardare alle startup" - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 20 maggio 2020 alle 16:03

Stefano Patuanelli (MISE): “Se vogliamo guardare al futuro non possiamo non guardare alle startup”

Il Ministro dello Sviluppo Economico, in una intervista esclusiva a StartupItalia, spiega lo spirito e il dettaglio del pacchetto startup inserito nel Decreto Rilancio

In totale si superano gli 800 milioni: ma, soprattutto, come spiega il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ciò che ha spinto il Governo a inserire un capitolo di spesa dedicato alle startup nel Decreto Rilancio è stato il desiderio di offrire una visione al nostro Paese. “Se vogliamo guardare al futuro non possiamo non guardare al mondo delle startup” ha detto al direttore Anna Gaudenzi, nel corso di un’intervista rilasciata a StartupItalia, nel corso della quale poi ha illustrato nel dettaglio le misure che sono contenute nel pacchetto oltre allo spirito che ha spinto a cercare una più ampia collaborazione tra tutte le componenti dell’ecosistema innovazione.

 

Le misure per rilanciare le startup

Un pacchetto per affiancarsi al venture capital, il rilancio del programma Smart&Start, fondi per attingere ai servizi degli incubatori e degli acceleratori, uno strumento per prorogare di 12 mesi lo status di startup e continuare a godere dei benefici collegati. Soprattutto, un piano robusto per arrivare alle startup con soluzioni rapide, puntando sulla stessa comunità per individuare i casi in cui si possa intervenire e dare una mano per salvaguardare un patrimonio di 11.000 giovani imprese che “non potevamo permetterci di perdere” e per le quali c’è bisogno di “nuovi strumenti con una ricaduta immediata” nell’economia reale.

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È lo stesso ministro Patuanelli a illustrare le cifre che sono contenute nel DL che è finalmente arrivato in Gazzetta Ufficiale: il fondo di affiancamento dei venture capital (200 milioni), Smart&Start (100 milioni), i 10 milioni del contributo a fondo perduto per l’accesso ai servizi, una proroga di 12 mesi per validità dello status startup, infine i 4 milioni del fondo intrattenimento digitale. Quest’ultimo è uno strumento inedito, ed è pensato per dare maggiore respiro a una community che potenzialmente è in grado di generare soluzioni e tecnologie con una portata superiore al solo comparto videogiochi. Nel provvedimento, infine, è rientrata anche la norma che prevede una detrazione fino al 50 per cento dell’investimento in startup innovative – purché tale investimento non superi i 100.000 euro annui e che venga mantenuto almeno per tre anni.

Il programma ENEA Tech

Accanto a questo, c’è il pacchetto relativo al trasferimento tecnologico: qui ci sono in ballo altri 500 milioni, instradati attraverso ENEA che in questo caso è stata individuata come il veicolo migliore per supportare la ricerca. Il ministro Patuanelli parla esplicitamente di “colmare la differenza tra gli investimenti in ricerca in Italia e all’estero”, puntando a recuperare terreno sostenendo la filiera che parte dalla ricerca pura e termina con l’industrializzazione.

 

“Ci siamo posti una domanda, perché era il momento giusto per farlo” dice Patuanelli, che spiega l’ambizione contenuta nel Decreto Rilancio di offrire anche una visione e un indirizzo al Paese: investire nella ricerca, investire nelle startup che partendo dalla ricerca pura delle università o dall’inventiva degli imprenditori italiani si muovono verso il mercato, significa voler investire nel futuro. “Se vogliamo guardare al futuro – dice il Ministro – non possiamo non guardare al mondo delle startup”.

 

Dunque il ruolo di ENEA Tech sarà quello di fornire le risorse necessarie a far crescere le idee e strutturarsi in una startup. Starà poi al Fondo Nazionale Innovazione, l’altra realtà che ha visto la luce e la propria definizione nel corso di questa legislatura, accompagnare le nuove imprese nella seconda fase della loro vita: FNI interverrà per far compiere loro il passaggio verso la scalabilità, a irrobustirsi e metterle in condizione di competere anche a livello internazionale.

La banda larga e il Ministero per l’Innovazione

Accanto a questo impegno per il futuro, non può mancare uno sguardo anche al presente: l’Italia soffre di un cronico digital divide legato anche alla lentezza con cui la banda ultra-larga si sta facendo faticosamente strada sul territorio (ma su questo il MISE e il Governo vogliono tornare, per accelerare i tempi di sviluppo dei progetti anche grazie alla collaborazione con Infratel), e deve pure fare i conti con una burocrazia che si vede limitata nel suo sforzo di ammodernamento da strumenti informatici che troppo spesso non sono in grado di far dialogare tra di loro i diversi soggetti pubblici.

 

“Questo Governo – prosegue Patuanelli nell’intervista concessa a StartupItalia – è nato con un Ministero per l’Innovazione perché ci si è resi conto che c’era una carenza da colmare”: la costante collaborazione con il Ministro Pisano servirà a raccordare l’innovazione che avviene nel mondo delle imprese private con quella che deve avvenire anche nella Pubblica Amministrazione, in modo tale da far viaggiare assieme questi due elementi e a velocità sempre maggiore. “Lo sviluppo di un’idea che diventa impresa e lavoro, è l’Italia”dice Patuanelli, che proprio sulla semplificazione (altro tema che sarà oggetto dell’azione del Governo nel prossimo futuro) pone l’accento.

Infine, un tema che spesso trova spazio sulle pagine di StartupItalia: l’imprenditoria femminile. Per il ministro Patuanelli è un problema culturale da superare, perché “è necessario comprendere fino in fondo la motivazione per cui la parte più geniale del paese come quella femminile non riesce ad essere presente numericamente più dell’uomo. Non credo che sia una questione normativa ma culturale – ha concluso il ministro – ed è lì che dobbiamo intervenire perché sia garantito lo stesso accesso all’uomo o alla donna a tutti i ruoli del nostro Paese”.

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