Israele si affida alle startup per rilanciare il turismo post Covid

Ultimo aggiornamento il 30 maggio 2020 alle 7:51

4 startup utilizzate in Israele per rilanciare il turismo post Covid

Il nostro mondo sta cambiando e ciò che ha funzionato prima non funzionerà in futuro e, in tutta onestà, ciò che era solito funzionare, non funziona più in questo momento

Il Covid-19 come catalizzatore per l’innovazione e per il rilancio del turismo. È l’idea che si è fatta strada in Israele. Del resto parliamo di una nazione che dal 2012 a oggi ha avuto una crescita straordinaria di nuove startup, passando da dieci a oltre cinquemila.

Tel Aviv

Israele, la carica delle startup

Con queste premesse, manager, startupper e imprenditori legati al turismo stanno cercando di fare squadra per risollevare un settore di in costante crescita. Con una prospettiva non certo locale. E gli esempi che si possono portare sono molti. C’è Pruvo, una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale che, monitorando il prezzo delle prenotazioni alberghiere già vendute, ti avverte quando l’offerta scende e ti guida per prenotare nuovamente la stessa soluzione ma ad un prezzo più basso.

Tel Aviv

Howazit, invece, con un approccio che viene definito “olistico” ha dato vita a una piattaforma di comunicazione cliente end-to-end che consente di comunicare facilmente per migliorare non solo la soddisfazione del cliente, ma anche la fedeltà, l’impegno e le vendite. Bridgify, utilizzando big data, algoritmi AI&ML avanzati e i consigli delle comunità locali, fornisce una piattaforma globale e scalabile agli hotel e offre ai viaggiatori un piano completo e personalizzato in pochi passi.

Tel Aviv

Hotelmize, dedicato alle agenzie di viaggio, analizza una serie di algoritmi basati su dati provenienti da 23 milioni di tariffe alberghiere e grazie all’identificazione a alla volatilità dei prezzi di prenotazione, cerca di aumentare la redditività finale.

Startup e servizio militare?

Ma si tratta solo di alcune delle tante realtà esistenti, che spaziano dai controlli di sicurezza in caso di grandi raduni, allo screening dei passeggeri per i sintomi legati al Covid-19. Molto è dovuto anche al grande know how militare di questo Paese, come conferma a Startupitalia Roberto Dell’Ariccia, ingegnere esperto di sistemi radar che vive e lavora in Israele dal 2018: “L’avanzamento tecnologico a livello militare ha generato una miriade di startup in tutti i campi. Inoltre molto spesso le startup sono fondate da persone che erano compagni di leva e già avevano portato avanti dei progetti insieme. Non dimentichiamo che qui il servizio militare dura 3 anni per gli uomini e 2 anni per le donne, dunque è un passaggio veramente importante per i giovani”.

E non solo per il futuro, ma anche per raccontare il passato la tecnologia è fondamentale, come ci ha spiegato Avital Kotzer Adari, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo: “L’organizzazione turistica, l’ingresso ai musei, alle spiagge e forse anche ai luoghi di interesse storico potrà trovare un ottimo supporto in questi giovani imprenditori, facendo in modo che molte aziende utilizzino queste innovazioni”. “Il motivo per cui Israele è diventata la Startup-Nation è che la società israeliana ha un Dna unico che cerca soluzioni sia creative che rapide”, spiega a Startupitalia Itai Green, fondatore e Ceo di Innovate Israel: “Gli imprenditori israeliani hanno una mentalità aperta e mirano non solo ad avere successo, ma anche ad essere i migliori. Inoltre, nonostante questa sana competitività, tutti comprendono anche l’importanza della collaborazione e condividono intuizioni, informazioni e sfide. Questa collaborazione si traduce in una sinergia che accelera l’ecosistema a un ritmo più rapido rispetto alla maggior parte degli altri ecosistemi”.

Itai Green

Come è facile intuire quindi, startup e turismo possono marciare di pari passo. A patto però che i responsabili del settore turistico “salgano sul treno dell’innovazione per contribuire a promuovere gli usi intelligenti della tecnologia. Attualmente – sottolinea Itai Green – la maggior parte dei dirigenti non proviene da un background tecnologico e non ha le conoscenze di base su come fare un uso adeguato della tecnologia per stare al passo con la concorrenza.

 

Il nostro mondo sta cambiando e ciò che ha funzionato prima non funzionerà in futuro e, con tutta onestà, ciò che era solito funzionare, non funziona più in questo momento. Le aziende hanno bisogno di altrettanti esperti di tecnologia e innovazione, che spingeranno il management nella giusta direzione. Senza le conoscenze e gli strumenti per agire e non solo reagire, le aziende non sopravviveranno”. Insomma, le opportunità ci sono, è sufficiente saperle riconoscere e sfruttare, per il turismo e non solo.

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