Coronavirus: il bracciale hi-tech che aiuta a mantenere le distanze
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Ultimo aggiornamento il 8 giugno 2020 alle 9:00

Coronavirus: il bracciale hi-tech che aiuta a mantenere le distanze

Che cos'è e come funziona Dist-i band, il dispositivo indossabile per aziende e locali pubblici, ideato da un trentenne di Roma. Che sta già pensando ad altri prodotti sulla sicurezza, e a costituire una startup

Rispondere alle esigenze di aziende e lavoratori in termini di sicurezza, contribuire a ridurre le possibilità di contagio da Covid-19 sul luogo di lavoro e nei locali pubblici, in particolare aziende, cinema, palestre, ristoranti, alberghi, ma soprattutto garantire il distanziamento sociale, vera arma per evitare che il contagio riprenda forza. Questi gli obiettivi di Dist-i band, bracciale che sfrutta la tecnologia Bluetooth5.1 per assicurare il distanziamento sociale, da ieri disponibile in Italia.

Sicurezza

Nero, plug & play (nessuna app o software da scaricare), questo dispositivo indossabile vibra e invia un segnale all’utente che lo indossa ogni volta che percepisce un dispositivo omologo in avvicinamento (la distanza è configurabile). Questo consente di rispettare il distanziamento sociale e prevenire il contagio anche nei luoghi più complessi (locali pubblici e siti di lavoro), permettendo all’utente di dotarsi in tempo delle protezioni individuali (mascherine e guanti). Consente anche di ricostruire la catena di contatti in caso di contagio, senza tracciare la posizione GPS.

A chi si rivolge

“Il prodotto funziona in ogni situazione in cui hai il 100% del controllo dell’ambiente” ha spiegato Paolo Ingrassia, ideatore del progetto, 27 anni, esperto di marketing e comunicazione, membro del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria, “imprenditore di seconda generazione”. Pensiamo a luoghi di lavoro, ma anche a palestre, cinema, ristoranti, spiagge, e alberghi dove chi entra indossa il bracciale. “Da quel momento in poi il distanziamento è garantito. Il dispositivo non funziona come un radar, ma come una sorta di ping pong di segnale tra Dist-i e il suo omologo”.

Rispetto della privacy

“Il nostro obiettivo – ha aggiunto Ingrassia – è semplificare situazioni complesse che hanno un impatto molto importante sulla vita delle persone. Volevamo trovare un modo per tutelare la salute delle persone senza privarle della socialità. Dist-i è uno smart band che in maniera scientifica calcola la distanza tra le persone che lo indossano, avvisandole ogni qual volta si stiano avvicinando eccessivamente, il tutto senza bisogno di altri device, infrastruttura e nel pieno rispetto della privacy”. Il dispositivo, ha detto Ingrassia, “è anonimo, non ha GPS. Ma – ha precisato – tiene anche in memoria le interazioni al di sotto della soglia di distanza di sicurezza. Nel caso in cui il medico dell’azienda dovesse analizzare una catena di contagi, può farlo, grazie ad un accesso riservato, che gli consente di ricostruire appunto la catena”.

Immuni

Già, e Immuni, l’applicazione del Governo italiano per il contact tracing dei soggetti risultati positivi al Coronavirus? “Immuni è un sistema passivo, Dist-i è un sistema attivo, che ti informa immediatamente che ti stai avvicinando e che devi metterti in sicurezza. Immuni interviene dopo”.

Nuove soluzioni a nuovi bisogni

Il bracciale è stato ideato e sviluppato da Paolo Ingrassia a partire dalla fine di marzo, in collaborazione con un pool di ingegneri italiani esperti di elettronica di precisione nel settore della Difesa e con una società già da anni presente sul mercato. “L’emergenza Coronavirus – ha raccontato Ingrassia – ha sparigliato tutte le carte e ha creato una varietà di nuovi bisogni da gestire per cui trovare delle soluzioni. Ho capito che la tecnologia che faceva al caso mio era quella Bluetooth5.1”. Per dare concretezza alla sua idea, Ingrassia ha trovato un pool di ingegneri “che stava sviluppando un sistema simile, che a quel punto abbiamo riadattato. Ora siamo pronti, con il prodotto e il sito per ordinarlo”.

Prossimo passo, costituire una startup

L’obiettivo dei prossimi mesi, ha spiegato sempre Ingrassia, è costituire una startup, in grado di sviluppare prodotti analoghi, basati sulla necessità del distanziamento. Prodotti legati alla sicurezza sul posto di lavoro. “Dist-i è solo il calcio d’inizio. Vogliamo creare un sistema che vada oltre. Il concetto di distanza associata alla sicurezza non riguarda solo il Coronavirus, ma riguarda anche le distanze di sicurezza sul lavoro: da macchine in movimento, da muletti, situazioni di pericolo”. Nel frattempo il team ha fatto application per la call for idea di Marzotto Ventures. “Siamo in attesa di una risposta”.

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