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Il Whatever it takes di Draghi nella Treccani: parole che salvarono l’euro

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Il Whatever it takes di Draghi nella Treccani: parole che salvarono l’euro

Era il 26 luglio 2012 e il presidente della BCE pronunciò a Londra un discorso storico. Quel giorno nacque il quantitative easing

Era il 26 luglio 2012 e il presidente della BCE pronunciò a Londra un discorso storico. Quel giorno nacque il quantitative easing

Forse il riconoscimento non politico più bello che abbia ricevuto negli ultimi anni, perfino più riconoscente di quel “Sei più bella del Whatever it takes di Mario Draghi” scritto da un anonimo su un muro. La Treccani ha deciso di inserire il “Whatever it takes” pronunciato da Mario Draghi nel 2012 a Londra come neologismo. L’ex Governatore della Banca d’Italia e numero uno della Banca Centrale Europea tra il 2011 e il 2019, si è detto felice e sorpreso di questa decisione presa da una delle più alte istituzioni culturali del paese. Tre anni dopo quel discorso, la BCE iniziò il programma di acquisto massiccio di titoli di stato – il Quantitative Easing – salvando l’euro e, a detta di molti, l’Europa.

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© Fonte: Wikipedia

Draghi: l’europeo più importante del decennio

La storia di quel neologismo passato alla storia viene riassunto dalla Treccani stessa. «È il 26 luglio del 2012 – si legge sul sito ufficiale –  L’Europa dell’euro è in grande difficoltà. Sale lo spread in molti Paesi. In Grecia tornano a soffiare pesanti venti di crisi. L’euroscetticismo inglese si gonfia». Quando si sente dire che le parole hanno un peso e possono spostare cifre economiche ingenti, ebbene bisognerebbe partire proprio da quel brevissimo discorso che Mario Draghi tenne in Gran Bretagna, pochi anni prima di Brexit. Qui sotto trovate l’estratto del discorso.

 

 

Bastarono quelle parole per rassicurare i mercati in quel luglio di otto anni fa. Lo spread tra titoli di stato italiani e Bund tedeschi calò da 520 a 473 a fine seduta e gli osservatori più attenti capirono che quella frase avrebbe dato il la a un programma mai visto prima a Francoforte per il salvataggio dell’euro. Purtroppo, non tutti oggi plaudono a quella operazione monstre: a maggio la Corte costituzionale tedesca aveva sollevato dubbi sull’opportunità politica di un simile protagonismo da parte della BCE. Generando panico e anche irritazione: Berlino, in poche parole, ha minacciato di sfilarsi dal QE.