La startup legaltech Kopjra stringe un accordo con Giuffrè Francis Lefebvre - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 3 luglio 2020 alle 12:25

La startup legaltech Kopjra stringe un accordo con Giuffrè Francis Lefebvre

Pioniere del legal tech, Tommaso Grotto di Kopjra, racconta la sua storia e come diventare leader di una nicchia di mercato.

Poche ma buone. Le legal tech italiane sanno come farsi notare. Soluzioni che fanno risparmiare tempo e denaro e una nicchia molto ben definita a cui offrire le proprie innovazioni: gli studi legali, dai più piccoli ai big del settore. Da AvvocatoFlash, a Lexdo.it, a Cicerone,  fino alla più recente, ChiOdiaPaga, è tutto un’incetta di round e di partnership con grosse aziende del settore.

Pionieri, anche se giovanissimi, del legal tech, sono i founder di Kopjra, la startup guidata da  Tommaso Grotto, che dal 2014, anno di fondazione ad oggi ne ha raggiunti di risultati: basterebbero già clienti come Mediaset, SIAE e Sky, a dimostrare come la strada intrapresa dalla startup sia quella giusta. In più, notizia di questa settimana è l’accordo chiuso con Giuffrè Francis Lefebvre, nota azienda specializzata nell’editoria professionale che potrà usufruire di una delle soluzioni legal tech, Cliens Prova Digitale. Si tratta di un software in cloud che rende la vita più semplice ad avvocati, consulenti tecnici e periti di informatica forense, che hanno bisogno di acquisire prove digitali.

Abbiamo raggiunto Tommaso che ci racconta un po’ di più sulle opportunità del legal tech e sul perché uno startupper non deve mai disperarsi, anche quando finisce in bolletta.

Il superamento degli screenshot

Nel mondo giornalistico può capitare (è capitato al sottoscritto almeno) di finire in contenziosi perché si è usata una foto che si credeva essere libera da diritti e invece il proprietario ritiene il contrario. In casi come questi, che sono tanti, come racconta Tommaso, l’evidenza delle prove in Tribunale è uno screenshot che spesso si rivela una prova poco attendibile dal giudice. 

«Lo screenshot è l’ultima spiaggia per tanti. Penso a casi di violazione, come le vittime di sexting, bullismo, revenge porn o stalking, che hanno difficoltà a reperire online prove che vengono agevolmente manipolate online dall’aggressore. Altra cosa, poi sono gli screenshot che possono essere realizzati ad arte».

Il superamento dello screenshot è la soluzione che Tommaso e il suo team hanno testato negli ultimi anni, Cliens Prova Digitale: 

«Immaginala come un browser a cui ti colleghi. Vai sulle pagine sulle quali ci sono le offese, e puoi visualizzare subito a che ora e data erano online, e generare un pacchetto che rispetta tutti i requisiti affinché un giudice possa ritenere valida la prova digitale che hai acquisito. Così riusciamo a ridurre del 70% i tempo di acquisizione forense rispetto alla procedura manuale e abbattere i costi fino a 10 volte».

I requisiti, di cui parla Tommaso, riguardano lo standard internazionale di informatica forense ISO/IEC 27037:2012, che si rispettano in automatico, usando il software.

Dal copyright al sexting

La storia di Kopjra mostra bene come sono cambiate  le violazioni online negli anni. A partire dalle violazioni di copyright, con la pirateria che è stato il nemico numero 1 per diversi anni, la startup è cresciuta proponendo soluzioni per altri reati online, di cui vittime sono aziende,  professionisti e persone fisiche:

«Siamo partiti nei primi anni con strumenti che contrastavano la pirateria. Poi abbiamo accolto diverse tipologie di clienti, dai professionisti, spesso fotografi o videomaker, che trovano loro foto o clip video all’interno di contenuti di aziende più grandi. Fino al mondo delle persone fisiche. Qui abbiamo registrato tanti casi di bullismo online, e poi tanti casi di sexting».

D’altronde i dati parlano chiaro: nel 2019, stando a un report della Polizia postale, per reati contro la persona sul web sono state indagate più di mille persone, di cui una buona parte ha commesso estorsioni a sfondo sessuale, come stalking, molestie, minacce e ingiurie. Mentre sono in aumento le diffamazioni online, con oltre 2.500 casi.

E per restare in tema numeri, il mercato si conferma ricco di opportunità per le startup del legal tech, destinato a raggiungere il valore di 38 miliardi di dollari entro il 2026 (dati Zion Market Research).

Diventare leader di una nicchia di mercato

Oggi i numeri sorridono a Tommaso, mezzo milioni di euro di finanziamento, 600mila euro di fatturato nel 2019, e bei ricordi come l’invito a Tokyo alla conferenza (AIJA 55th International Young Lawyer’s Congress) con avvocati da tutto il mondo a cui hanno spiegato le loro soluzioni. 

Eppure non sono mancati i momenti difficili:

«Ricordo bene, quando la cassa era quasi esaurita e abbiamo dovuto rimboccarci le maniche, e avevamo paura del futuro. Come abbiamo superati questi momenti duri? Prendendo decisioni, ho imparato che è l’unico modo per fare strada. Agli startupper che vogliono fare carriera nel legal tech, come in altri settori, do un unico consiglio: trovatevi un mentor, che vi aiuti a evitare tanti errori e a buttare via soldi».

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