Lagarde (BCE): Recovery Fund, troppi prestiti, pochi grants - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 22 luglio 2020 alle 17:42

Lagarde (BCE): Recovery Fund, troppi prestiti, pochi grants

“Poteva essere un piano migliore ma è comunque un piano ambizioso”, ha detto la numero 1 della Banca Centrale Europea

La numero 1 della Banca Centrale Europea Christine Lagarde promuove di misura il Recovery Fund disegnato ieri dal Consiglio europeo dei 27 capi di Stato e di governo del Vecchio continente, ritenendolo meno ambizioso del Next Generation Eu che aveva proposto dalla Commissione di Ursula von der Leyen. “Poteva essere fatto di più”, ha infatti dichiarato mestamente al Washington Post.

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Lagarde: “Piano originario più ambizioso”

Secondo Lagarde, il piano per la ricostruzione post pandemica da 750 miliardi “sarebbe potuto essere migliore”. Il Recovery Fund, come abbiamo già spiegato in diversi approfondimenti, una volta a regime verrà suddiviso in 390 miliardi di sussidi e 360 di prestiti da concedere ai Paesi membri vincolati a condizioni ben precise.

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Per la numero 1 della BCE sarebbe stato meglio una diversa proporzione tra le poste, con più sussidi e meno prestiti, esattamente come era stato proposto della Commissione Ue. “Poteva essere un piano migliore ma è comunque un piano ambizioso”, ha comunque concluso Lagarde, evidenziando i limiti del compromesso fatto per ottenere l’assenso dei Frugal Four.

Il premier Giuseppe Conte e l'omologo olandese Mark Rutte

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Conte: “Possiamo dirci soddisfatti”

“Niente trionfalismi. Ma possiamo e dobbiamo dirci soddisfatti” ha invece detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – uno dei principali protagonisti dell’estenuante trattativa con Mark Rutte – illustrando i risultati ottenuti alle Camere. “È un risultato che non appartiene al governo, e neppure alla maggioranza. È un risultato dell’Italia intera”, ha sottolineato Conte al Senato. “Si è trattato di un vertice straordinario anche in termini di complessità. L’intesa raggiunta rappresenta senza dubbio un passaggio fondamentale che ci spinge ad affermare che l’Ue è stata all’altezza della sua storia”.

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