SixthContinent sanzionata da AGCM, la società annuncia ricorsi - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 10 agosto 2020 alle 7:00

SixthContinent sanzionata da AGCM, la società annuncia ricorsi

L'authority punisce con una sanzione da 4 milioni, sotto accusa il funzionamento della community. La società ha già annunciato il ricorso al TAR e in sede europea

AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha concluso una lunga istruttoria durata diversi mesi e frutto di centinaia di segnalazioni, e ha optato per sanzionare per 4 milioni di euro la società SixthContinent Europe S.r.l. Secondo AGCM, “dall’istruttoria è emerso come Sixthcontinent prospettasse – in modo ingannevole – la convenienza economica dell’adesione alla community e dell’acquisto delle varie shopping card proposte sulla piattaforma. (…) Sono, altresì emerse diverse condotte di carattere aggressivo della società, adottate unilateralmente a danno di numerosi consumatori aderenti”. SixthContinent da parte sua rigetta le accuse, e in due comunicati ha già prospettato l’eventualità di ricorrere contro la decisione di AGCM in due diverse sedi.

Che cos’è SixthContinent

Un po’ social network, un po’ e-commerce: un social-commerce, così si definisce SixthContinent, che promette di aumentare il potere di acquisto dei membri della sua community ridistribuendo parte di un budget pubblicitario ottenuto dai suoi partner. In altre parole, la community di SixthContinent sarebbe il pubblico verso cui dirigere delle campagne di comunicazione da parte delle aziende: l’obiettivo delle campagne dovrebbe essere non tanto la pubblicità tradizionale, quanto la conversione di quella comunicazione in vere e proprie vendite, sotto forma di card con un valore nominale superiore al valore di acquisto in virtù del fatto che una parte di tale valore sarebbe ripagato proprio dal budget pubblicitario. Vendo un prodotto, lo pubblicizzo su SixthContinent: i clienti acquistano delle card, facendo ottenere un guadagno se si centra un determinato obiettivo di quantità, e tali card sono in parte sovvenzionate dal budget della campagna pubblicitaria stessa.

 

Nell’idea di SixthContinent, quindi, i margini per l’azienda sarebbero frutto della pubblicità: ma, al contrario di altri modelli, il valore dei contratti pubblicitari sarebbe diviso tra la società stessa e gli utenti che fanno parte della community. Nel corso degli anni, poi, i meccanismi di funzionamento della community si sono fatti sempre più complessi (come per altro rilevato anche da AGCM): alcune promozioni su specifiche card permettono di ottenere dei vantaggi superiori rispetto ad altre, così come in alcuni casi è necessario combinare l’acquisto di diverse carte (alcune magari di alcuni merchant minori) per poter accedere ad offerte particolarmente interessanti.

 

 

Infine, nel tempo erano stati attivati altri servizi sulla piattaforma: come quelli che consentivano di pagare bollette e bollettini MAV/RAV, o di ricaricare il credito telefonico sulle SIM, sfruttando in vario modo il complesso mix di crediti e card presenti negli account degli utenti.

Cos’ha detto AGCM

La lunga istruttoria dell’authority, condensata in un altrettanto lungo documento che illustra tutti i passaggi che hanno condotto alle conclusioni che prevedono una sanzione per SixthContinent, ha individuato alcuni passaggi giudicati in violazione delle norme vigenti. In particolare, secondo AGCM, SixthContinent ha “bloccato gli account di molti clienti in modo ingiustificato”, ha “ostacolato il rilascio di shopping card dei vari merchant e ne ha ritardato più volte l’attivazione”, ha “convertito forzosamente le proprie shopping card dal valore promesso e spendibile sulla piattaforma in crediti da usare sulla stessa” e “ha svalutato la percentuale dei crediti utilizzabili per l’acquisto delle shopping card”. Il tutto è culminato nella circostanza secondo cui, si legge sempre nella documentazione AGCM, “in alcuni casi la società ha omesso il rimborso delle somme versate per l’acquisto delle shopping card e ha offerto solo crediti spendibili sulla piattaforma ormai priva di molti servizi di pagamento prima utilizzabili”.

 

In altre parole, secondo AGCM non ci sarebbero stati per gli utenti i vantaggi prospettati. Non solo: come spiegato nel documento conclusivo dell’istruttoria, i cambi alle condizioni d’uso della piattaforma, intervenuti nei mesi, non sarebbero stati rispettosi delle condizioni d’uso (più volte ribadite da SixthContinent come linea guida di tutte le sue azioni). Molto dura AGCM nel documento: “si deve rilevare come dagli ampi elementi acquisiti e da numerose segnalazioni emerga che alcune forme di acquisto di SXC Card con il Saldo o i Crediti – adesso stigmatizzate dal Professionista – siano state promosse e favorite dal medesimo proprio per evitare che l’utente richiedesse le Shopping Card brandizzate che comportava un effettivo esborso monetario per reperire e fornire la suddetta carta, secondo una logica tipica dei fenomeni speculativi che tendono alla massima espansione e poi diventano economicamente insostenibili e inevitabilmente implodono”.

 

Le conclusioni sono impietose: “Alla luce di quanto sopra esposto, le condotte di SixthCo. si inquadrano in un contesto promozionale fortemente decettivo, connotato da modalità scorrette di prospettazione dell’offerta, in quanto strutturato in modo da enfatizzare con toni suggestivi i presunti elevati vantaggi economici derivanti dalla partecipazione alla community e dall’adesione a ciascuna offerta di volta in volta pubblicizzata sul sito sixthcontinent.com (…) Tuttavia, l’asserita convenienza economica del sistema SixthCo. non ha trovato riscontro nella realtà dei fatti (…) L’insieme delle condotte sopra descritte integra una pratica commerciale scorretta, connotata da numerosi profili di ingannevolezza e di aggressività, in quanto in grado di attrarre decettivamente i consumatori ad aderire alla community e poi di limitare considerevolmente, in modo unilaterale e cogente nonché mediante indebito condizionamento, la libertà di scelta e di comportamento degli utenti SixthCo. in relazione alle loro attività nell’ambito della Piattaforma”.

 

Da qui la sanzione da 4 milioni di euro e l’invito, entro 60 giorni, a comunicare come SixthContinent intenda ottemperare alla diffida rispetto alle pratiche ritenute in violazione del Codice del Consumo.

La risposta di SixthContinent

La reazione di SixthContinent è stata affidata a due diversi comunicati, uno relativo al merito dello svolgimenti dell’istruttoria AGCM e l’altro relativo alle conclusioni raggiunte da AGCM stessa. La posizione della società è così riassumibile: alcune mosse attuate negli scorsi mesi, soprattutto per quanto attiene il congelamento di alcuni account, è conseguenza di un’azione dolosa da parte di alcuni utenti già denunciati alla magistratura; inoltre, SixthContinent lamenta di non aver ricevuto un trattamento equo da parte di AGCM durante l’istruttoria, tanto da ventilare un ricorso contro tali comportamenti in sede europea.

 

 

“Se gli addebiti di comportamenti ingannevoli e aggressivi dovessero tuttavia essere confermati in sede di decisione finale dell’AGCM – si legge nella prima nota per la stampa – Sixthcontinent ne contesterà decisamente la fondatezza davanti alla competente autorità giudiziaria (Tar Lazio e, in caso di eventuale appello, Consiglio di Stato), percorsi che per attendere una decisione finale dovranno far attendere 3-4 anni. Fin da ora, però, Sixthcontinent rileva che nel procedimento istruttorio si sono verificate anomalie tali da mettere in dubbio la correttezza e l’imparzialità degli Uffici inquirenti”.

 

Ovvero, secondo SixthContinent, “nel corso dei nove mesi di pendenza dell’indagine, numerosi atti coperti dal più rigoroso segreto istruttorio sono diventati di dominio pubblico e sono apparsi nel web indiscrezioni circa gli sviluppi del procedimento istruttorio, poi puntualmente verificatisi. Le suddette indiscrezioni hanno comportato, a discapito di Sixthcontinent, la violazione del principio di presunzione di innocenza e l’insorgere di gravissimi e irreparabili danni (patrimoniali e d’immagine), ancor prima di una definitiva presa di posizione nel merito da parte dell’AGCM”.

 

Tre diverse iniziative, dunque, prospettate da SixthContinent: il ricorso al TAR per impugnare la decisione AGCM, il percorso penale per tentare di perseguire quegli utenti che a suo dire avrebbero provato a sfruttare indebitamente la sua piattaforma, e infine il mandato ai suoi legali per depositare una denuncia in sede europea per far luce sul comportamento di AGCM. “Verranno denunziati alla Commissione europea – così si conclude il comunicato – comportamenti fattuali, presumibilmente imputabili alla AGCM affinché ne valuti la conformità con il diritto europeo sotto il profilo della riservatezza e della imparzialità con cui devono essere condotte le indagini”.

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